Francesca Giono Calvetto, missionaria in Perù con l’Operazione Mato Grosso

Il volontariato nell’Operazione Mato Grosso intrapreso in giovane età l’ha portata a vivere la missione a tempo pieno, spostandosi in Perù dove vive da cinque anni.
Francesca Giono
Società

Una vita tra Valle d’Aosta e Perù quella di Francesca Giono Calvetto, valdostana del 1987. Per lei il coinvolgimento nell’Operazione Mato Grosso, movimento spontaneo che educa i giovani attraverso il lavoro gratuito a favore dei più poveri dell’America Latina, inizia con la costruzione del Rifugio degli Angeli in Valgrisenche, tra il 2005 e il 2006. All’età di 17 anni, Francesca è così tra i giovani che iniziano a essere coinvolti nel movimento approdato in Valle d’Aosta soprattutto grazie a Don Nicola Corigliano, all’epoca seminarista. “Nel tempo libero ci si trovava per fare lavori di manovalanza, come sgomberi, traslochi e manutenzione di giardini, per privati le cui offerte finanziavano le attività in missione”.

Gita a Lima Plaza Central
Gita a Lima Plaza Central

Dopo qualche anno, è stato proprio il turno di Francesca di partire per la prima missione in America Latina, la cui durata iniziale è per tutti i volontari di sei mesi. Negli anni dell’università, svolti a Torino presso l’Accademia di Belle Arti, Francesca continua a partecipare al movimento, unendosi prima al gruppo di Carignano e poi a quello di Ivrea. Dopo alcuni periodi di missione più lunghi in Ecuador, tra il 2011 e il 2016, è con la Pandemia che Francesca si decide a partire in modo più definitivo per il Perù.

Francesca Giono

“Quella in Perù è una missione storica, perché è stata la prima fondata da padre Ugo De Censi, il fondatore dell’OMG, che è sepolto lì. Quando è arrivato alla fine degli anni ’70 non c’era nulla a Chacas. Poi pian piano Padre Ugo e i missionari hanno iniziato a costruire una scuola e un internato per i bambini in questo paesino a circa 3000 metri di altitudine. È nata poi anche una cooperativa per permettere ai locali di non doversi spostare per lavorare, così come altre scuole di falegnameria, scultura, infermieristica e anche un ospedale gestito interamente da volontari”.

Francesca Giono

Francesca vive insieme agli altri volontari nella parrocchia di Chacas, aperta dalle 6 di mattina alle 10 sera per distribuire i viveri provenienti dall’Italia e accogliere le persone in difficoltà. Oltre a insegnare arte a scuola, segue anche la cooperativa femminile di oreficeria e microcosmetica creata due anni fa.

Francesca Giono

Sono ritmi serrati quelli dei volontari in missione, ma inseriti in un contesto in cui la vita è più semplice e lenta. “Noi lavoriamo dalle 7.30 alle 17, ma non abbiamo la sensazione di essere soffocati dalle cose da fare. In una giornata non puoi fare mille cose, perché per spostarti da un posto all’altro devi andare a piedi o al massimo a cavallo, quindi tutti sono abituati ad avere molta pazienza. I bambini a volte impiegano tre ore di cammino per andare a scuola, o gli anziani un’intera giornata per andare in ospedale”.

Una vita più lenta, dunque, ma anche più aperta all’incontro con l’altro. “Quando andiamo a fare il ‘censo’, ovvero a visitare le varie situazioni familiari, le persone sono sempre molto accoglienti, ci tengono a offrirti qualcosa e a farti sedere per fare due chiacchiere”. Conversazioni che, però, si rivelano talvolta complicate con gli anziani, che spesso parlano solo il quechua, la lingua locale.

Francesca Giono

Da fine dicembre Francesca si trova in Italia, dove resterà fino a fine aprile. “Sono fortunata perché la mia famiglia mi paga i biglietti dell’aereo. In missione infatti siamo completamente volontari e viviamo con gli stessi soldi che arrivano dai gruppi di lavoro italiani, che abbiamo la responsabilità di usare bene”. A febbraio, Francesca ha organizzato al circolino della chiesa di Saint-Martin-de-Corléans una cena di raccolta fondi per la missione. “Aosta è la mia città e quella è la mia parrocchia. Quando torniamo per qualche mese, ogni due anni, noi missionari cerchiamo sempre di trovare occasioni per raccontare e condividere quello che abbiamo fatto a chi ci sostiene con le donazioni”.

Francesca Giono

Sebbene sia difficile ogni volta salutare amici e parenti, Francesca è pronta a ripartire. “Il mio desiderio è quello di una vita spesa per gli altri. In Perù, poi, ho la possibilità di regalare la cosa per me più bella, l’arte, che se restassi qui in Italia probabilmente resterebbe solo un hobby. Regalare tutto e non avere niente da perdere, poi, ti porta a cercare l’essenziale”.

Chacas
Chacas

La scorsa estate, Francesca ha accolto i giovani di Saint-Martin in visita nelle missioni peruviane. “C’è sicuramente tanto interesse per la missione e lo vedo dalle domande che mi fanno quando torno in Italia a raccontare la mia esperienza. Mentirei, però, se dicessi che tante persone mollano tutto per fare un’esperienza più lunga. È una cosa che spaventa, perché non hai certezze, non sai se tornerai o se perdi occasioni”.

Francesca Giono
Francesca Giono e i giovani della parrocchia di Saint-Martin-de-Corléans

A volte, però, non serve partire per dare, nel proprio piccolo, un contributo. La raccolta viveri di sabato 28 e domenica 29 marzo è un modo per farlo. “È vero che ci sono tante categorie di persone che si trovano nel bisogno, non solo i poveri del Perù. Ma in questo mondo, dove vale sempre di più pensare a se stessi ed essere tranquilli, già solo il fatto di regalare qualcosa è un segno concreto”.

Chacas
Chacas

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google. e Termini di servizio fare domanda a.

Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Articoli Correlati

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte