“Rendere tridimensionale l’assenza partendo da resti umani”. L’obiettivo del progetto “Quando l’archeologia guarda negli occhi” è tutt’altro che metaforico: grazie alla ricerca scientifica è stato possibile ricostruire il volto di un uomo dell’età del rame a partire dal teschio rinvenuto nel Dolmen II del MegaMuseo di Aosta.
“Una delle pecche principali dei musei archeologici è l’assenza della dimensione dell’umano: gli oggetti esposti sono stati fatti ed utilizzati da persone”, prosegue Generoso Urciuoli, Responsabile di direzione delle attività culturali e scientifiche del MegaMuseo.
Grazie a questo progetto, è stato digitalizzato uno dei tre teschi esposti all’area megalitica – quello che presenta una doppia trapanatura – ritrovato in uno strato del terreno risalente al 2500-2200 a.C. e, grazie al lavoro dell’artista forense Cicero Moraes, è stata data una prima immagine dell’uomo, che aveva un’età tra i 45 ed i 55 anni. La ricostruzione è stata condotta interamente in ambiente digitale open source: scansione 3D del cranio, posizionamento di indicatori dei tessuti molli su base statistica europea, modellazione anatomica e scultura digitale. La calibrazione storica ha restituito al busto l’abbigliamento e gli ornamenti coerenti con il contesto culturale dell’epoca, con riferimento diretto ai reperti conservati nel museo: un volto credibile, fondato su dati osteologici, statistici e storici.
“Con la tecnica dell’approssimazione facciale forense si possono utilizzare le TAC dei crani di donatori anonimi e confrontare poi con i volti reali. Da qui si ottiene una copia digitale, si applicano in precisi punti del cranio degli indicatori dei tessuti molli e si ottiene una prima fase di ricostruzione coerente neutra del volto, senza che l’artista conosca nulla della persona”, spiega Luca Bezzi, archeologo socio fondatore dell’Arc-Team di Trento. “L’ultima fase è la vestizione, che viene fatta adattando il risultato alla realtà storica. Questa ricostruzione è un punto di partenza, con ulteriori analisi come quella del DNA e del Carbonio14 potremo fare ulteriori calibrazioni”.
Questa ricostruzione del volto dell’uomo dell’età del rame inaugura gli Archeocorner del MegaMuseo: “Crediamo molto nell’attività di valorizzazione scientifica e di trasformare questo lavoro in qualcosa di disponibile e comprensibile per il grande pubblico. Con questo usciamo da un’idea stereotipata dell’archeologia per entrare nel vivo, incontrare lo sguardo di chi ci ha preceduto e riconoscere l’identità del passato”, illustra Viviana Vallet, Dirigente della Struttura Patrimonio storico-artistico e gestione siti culturali.









