È mattina, incontriamo Antonio Manzini di buon’ora. Ha appena fatto colazione con Marco Giallini, l’amato vicequestore Rocco Schiavone per la tv, che ha finito le riprese e si appresta a tornare a Roma.
L’occasione è quella del festival letterario La grande invasione, nella sua versione aostana, che prenderà avvio stasera alle 21 proprio con l’incontro con Manzini al teatro Plus di Aosta.
La grande invasione popolerà la città di Aosta da oggi, venerdì 29 maggio con incontri letterari di autori e autrici, esordienti e grandi nomi, e si concluderà domenica 31 con un concerto per la pace. Tutti gli eventi sono gratuiti fino a esaurimento posti. Qui il programma completo.
Manzini è ormai di casa. Si accomoda sulla poltrona e si prepara alla nostra chiacchierata.
Perché Rocco piace così tanto?
“Non lo so, non ho mai saputo dare una risposta. Ha tanti ingredienti che incontrano sensibilità e le esperienze dei lettori. Ha anche degli atteggiamenti contraddittori, non è facile da catalogare. È come tutti noi: sembriamo delle persone eccezionali o meravigliose quando ci conosciamo in pubblico, poi in privato siamo ben altro. Il lato oscuro della luna è quello più interessante da raccontare. Non ho mai creduto negli eroi too cool, anzi, non credo esistano.”
“Il tramezzino di Rocco Schiavone” è uscito il 26 maggio. Una lettura diversa di Rocco?
“In questo libro ci sono dei pezzi della sua vita, pezzi privati. Si apre un po’ la porta su cose sconosciute, di che di solito non si raccontano negli altri volumi della serie. Qui si trovano parte della sua infanzia; delle sue conoscenze; delle sue frequentazioni; delle sue memorie e anche della sua intimità.”

Il rapporto con Aosta e con la Valle negli anni: cosa è cambiato?
“Il rapporto con Aosta è diventato sempre più intenso. L’ho conosciuta sempre meglio rispetto a 13 anni fa. Ormai è diventato un rapporto non direi simbiotico, ma da buoni conoscenti. Conosco molti più aspetti farraginosi di questa regione, molte più cose nascoste, come torrenti, come luce elettrica sotto il pavimento, le percepisco. Magari all’inizio non si vedono ma, come le persone, hanno un lato segreto.
La prima cosa che vedi non è la cosa più negativa ma quella positiva, il bello. Vedi i sorrisi, gli occhi. E poi scopri invece che c’è il cervello, c’è l’anima, e che nasconde ben altro. Così Aosta.“
Un tramezzino al bar con Rocco da amici: quale gusto e cosa vorrebbe chiedere?
“Se dovessi andare al bar e ordinare un tramezzino e prenderei tonno e pomodoro. Lui probabilmente ci metterebbe l’uovo sodo in qualche modo. Di cosa mi piacerebbe parlare con lui? Vorrei sapere come si affrontano certi dolori.”
L’esilio in Valle d’Aosta: avrà mai fine?
“Per Rocco, l’esilio in Valle d’Aosta ormai non è più un esilio, è diventata la sua vita. Poi, l’esilio si fa in un’isola deserta, non certo in un paradiso come questo.
Diciamo che la lontananza da Roma, sì, gli costa tanto ma ormai non c’è più nulla che lo leghi a quella città. Dopo un po’ di anni che uno abbandona le amicizie, non ha più legami, non ha radici. Non sono i luoghi ciò che ci lega in un posto, ma le persone. Uno è legato a Roma perché a Roma ha, magari, dei parenti, un amore. Ma se tu non hai nessuno a Roma, sono quattro pietre che sono uguali a quelle di qualsiasi altro posto nel mondo. “
