Droni e IA scrutano il Monte Bianco nella sperimentazione di Autostrade dello Stato

La società, in collaborazione con la Sitmb, ha tenuto alla stazione del Pavillon di Skyway una dimostrazione pratica del progetto in cui droni e intelligenza artificiale monitorano reti paramassi e versanti, per individuare possibili criticità.
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Economia

Dei droni, in grado di catturare immagini ad alta risoluzione, quali sentinelle delle reti paramassi e delle pareti rocciose presenti nell’area del tunnel del Monte Bianco. E’ il progetto sperimentale della società Autostrade dello Stato, con la Sitmb – società italiana di esercizio del traforo come partner, di cui una dimostrazione operativa è stata data ieri, giovedì 18 giugno, ai 2.173 metri di della stazione Pavillon di Skyway Monte Bianco.

“Vedendo i nostri droni qui, – ha affermato Vito Cozzoli, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia – penso che non siamo solo a vedere una innovazione tecnologica, ma anche a vedere come il futuro crescerà”. Il contesto del progetto è stato definito “complesso e sfidante”. Gli elementi raccolti dai droni vengono analizzati attraverso la piattaforma “Strive”, a disposizione della società, che include algoritmi di intelligenza artificiale in grado di restituire eventuali variazioni delle condizioni del territorio e fornire agli operatori informazioni aggiornate su possibili criticità.

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L’evento di Autostrade dello Stato.

L’intento della sperimentazione, ha aggiunto l’ad Cozzoli, è di “abbandonare il modello di gestione dell’infrastruttura reattivo, per abbracciarne uno, per così dire, predittivo”. L’ambizione di Autostrade dello Stato – creata nel 2021 ed operativa dal 2024 con l’obiettivo di divenire il principale soggetto pubblico nel settore delle autostrade e delle partecipazioni autostradali – è di “fare questo salto di qualità, così di anticipare i rischi ed aumentare la sicurezza degli utenti, ma anche degli operatori della logistica e dei lavoratori delle autostrade”.

Per la piattaforma “Strive” passa un più ampio percorso di innovazione delle infrastrutture autostradali. Attraverso di essa si concretizza infatti l’integrazione di sensori, droni, sistemi di rilievo digitale e analisi dei dati in tempo reale. Non a caso Mirko Nanni, ad della Società Italiana del Traforo del Monte Bianco (che ha in Autostrade dello Stato un socio dalla quota superiore al 30%), ha ribadito che l’area del traforo presenta delle “peculiarità di sperimentazione” e che “non ci si può fermare quando si lavora sulla tecnologia. Sono opportunità continue, bisogna coglierle”.

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Vito Cozzoli, ad di Autostrade dello Stato.

“Un tempo, – ha aggiunto Nanni – chi si occupava di impianti nelle autostrade, si occupava dell’illuminazione degli svincoli, poi aveva finito il suo lavoro. Oggi, chi si occupa di tecnologia pesa quasi come chi si occupa di ingegneria”. Un rapporto che per Riccardo Rigacci, direttore gerente del Geie-TMB (il raggruppamento di interesse europeo che attua la gestione congiunta italo-francese del tunnel, ndr.), va anche oltre. “Per me, – ha detto – è prevalente la tecnologia. Come su un aereo: se sono accese le spie sbagliate, si fa una verifica indipendente e non si decolla”.

“Tecnologia è anche ciò che stiamo facendo come genio civile. Il traforo è un paziente e alcuni organi glieli stiamo rifacendo”, ha aggiunto Rigacci, riferendosi ai cantieri test condotti, nel 2024 e nel 2025, per il risanamento della volta della galleria. Sul valore della prevenzione, e del progetto con al centro i droni e l’IA, si è soffermato anche Massimo Rey, assessore ai lavori pubblici del Comune di Courmayeur: “In un territorio fragile come questo, rilievi puntuali e non invasivi sono fondamentali per la sicurezza e la tutela dell’ambiente”.

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L’evento di Autostrade dello Stato.

Dalla sperimentazione condotta al traforo che collega Valle d’Aosta e Alta Savoia è stato definito un modello tecnologico pensato per essere esteso non solo ad altri scenari montani, ma anche a ponti, viadotti, gallerie e altre opere strategiche presenti sul resto del territorio nazionale. Anche per questo motivo, la platea della dimostrazione operativa vedeva presente pure una delegazione del Politecnico di Torino.

Il progetto sui versanti dell’area del traforo valdostano s’inserisce in una “mission” più ampia per Autostrade dello Stato. “Ci proponiamo di essere un hub di innovazione, un incubatore di best practices, – ha sottolineato l’ad Cozzoli – dimostrando che l’Italia può tornare ad essere un laboratorio di innovazione”. Peraltro, “l’Italia aveva un primato, era il primo paese per estensione della rete autostradale, con oltre 6mila km, davanti a Germania, Francia e Spagna”.

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L’evento di Autostrade dello Stato.

Oggi, “abbiamo perso questo primato”: gli altri paesi sono arrivati a 12mila, 13mila e 17mila km, mentre “noi siamo rimasti a 6mila”. Però, “siamo le autostrade più utilizzate d’Europa”. Da qui, la domanda strategica: “tali livelli di traffico possono affidarsi su una rete sostanzialmente invariata”, parte della quale “costruita prima degli anni ’70? Ecco che “innovare non è una scelta, ma una responsabilità”. Un percorso nel quale rientrano anche le sentinelle tecnologiche e l’IA, che scrutano i paramassi e i versanti della montagna più alta dell’Europa occidentale.

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