Un pubblico partecipe, attento, numeroso ha varcato ieri sera le mura del carcere valdostano per assistere alla performances teatrale di undici detenuti, guidati e sostenuti, per mesi, da Liliana Nelva Stellio e Andrea Da Marco i due registi che hanno costruito l’evento, sicuramente eccezionale, con mesi di impegno gratuito. Tra di loro il Vescovo di Aosta Mons. Franco Lovignana e il questore di Aosta Maurizio Celia.
La scenografia è assente, i costumi pressoché inesistenti, così come il budget stanziato per questa iniziativa. Le sbarre, che circondano il cortile interno scelto per la rappresentazione, sono lì a ricordano il luogo simbolico e particolare in cui si svolge lo spettacolo "Dentro e fuori" promosso dall’Associazione valdostana di Volontariato carcerario e dalla Direzione dell’Istituto di pena.
L’emozione degli attori, del pubblico, dei volontari e degli operatori del carcere è palpabile sin dall’inizio. Ad andare in scena è il processo a Socrate prima, con le tesi dell’accusa e della difesa che si confrontano e si incontrano. La seconda pièce si costruisce sull’intreccio di monologhi di sette attori che declamano nelle loro lingue di origine, dal napoletano al rumeno, riflessioni e pensieri che incrociano la vita e i temi della libertà. Quello che colpisce è il livello elevato delle performances e la complessità dei dialoghi e del linguaggio: a recitare con sicurezza anche da chi nnon ha l’italiano come lingua madre.
Al termine gli applausi partono spontanei e il pubblico si alza in piedi per un tributo più che meritato agli attori e ai registi che, in un’ora, con il loro lavoro e il loro impegno, hanno sradicato tanti pregiudizi sul carcere e dimostrato che la cultura non ha confini o limiti, ma trova spazio in ogni luogo in cui la si propone.


