Assenteismo e gestione “allegra” delle visite, indagato medico

Il pm Ceccanti contesta alla dottoressa Vilma Tiziana Miodini l’alterazione del cartellino, la truffa aggravata, il peculato, l’abuso d’ufficio e il falso. Ancora atteso il pronunciamento del Tribunale del riesame sulla richiesta di interdizione, avanzata dalla Procura e respinta inizialmente dal Gip.
Cronaca

Alterazione del cartellino, truffa aggravata, peculato, abuso d’ufficio e falso. È la cinquina di ipotesi di reato che, concluse le indagini preliminari, il pm Luca Ceccanti formula nei confronti del medico Vilma Tiziana Miodini, 56 anni, in servizio in alcuni ambulatori di Aosta e della “plaine” dell’Unità Sanitaria Locale. Gli accertamenti sono stati svolti dall’aliquota della Polizia di Stato della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura della Repubblica.

Le contestazioni di alterazione della presenza in servizio e di truffa aggravata sono sostanzialmente  interdipendenti tra loro e scattano perché gli agenti, indagando sulla donna, si sono resi conto che, nell’orario della sua pausa pranzo, si sarebbe recata a casa diverse volte senza “stimbrare”, continuando cioè a risultare al lavoro (e venendo quindi pagata anche per i momenti in cui era, in realtà, assente).

Tale circostanza era emersa nell’ambito dei servizi legati al filone principale d’indagine, riguardante la gestione delle visite da parte della professionista, che ha visto anche perquisizioni dei suoi luoghi di lavoro e dell’abitazione. Dall’attività investigativa è emerso, per la Procura, che il medico non avrebbe dichiarato all’Usl alcune visite svolte in “intramoenia” (senza che venisse quindi versata la quota spettante all’azienda e configurando perciò un’ipotesi di peculato), che alcuni pazienti ricevuti nell’ambito del servizio pubblico sarebbero stati indirizzati dalla dottoressa verso l’intramoenia (abuso d’ufficio) e che alcune prestazioni privatistiche avrebbero avuto luogo in orario di servizio per l’Unità Sanitaria Locale, facendole poi formalmente risultare in momenti diversi (falso).

Nei confronti di Miodini, il sostituto procuratore Ceccanti aveva chiesto, durante le indagini, lo scorso luglio, l’interdizione dai pubblici uffici. Il Gip Giuseppe Colazingari, però, in agosto aveva rigettato l’istanza, motivando la decisione con l’assenza di esigenze cautelari, pur esprimendo condivisione per il quadro indiziario dei reati contestati. La Procura si era quindi rivolta, appellando tale giudizio, al Tribunale del riesame di Torino, del quale è ancora atteso il pronunciamento. Ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini, il medico ha ora la possibilità per chiedere al pubblico ministero di essere sentita, oppure depositare documentazione difensiva.

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