Cronaca

Ultima modifica: 16 Ottobre 2018 9:43

Caso Ferré, la Procura punta sull’estrazione del dna dai reperti

Aosta - L’incarico per effettuare gli accertamenti tecnici verrà affidato dal pm Menichetti al biologo Paolo Garofano. Tra gli oggetti da esaminare, anche alcuni indumenti e il manico di una zappa.

Tribunale - Uscita Camillo Lale DemozTribunale - Uscita Camillo Lale Demoz

Passeranno per degli accertamenti tecnici i possibili sviluppi sull’aggressione ad Olindo Ferré, il macellaio 68enne di Charvensod trovato in gravi condizioni lo scorso 1° ottobre e, da allora, ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Aosta. L’incarico per effettuarli verrà affidato domani, martedì 16 ottobre, dal pm Eugenia Menichetti, titolare del fascicolo per omicidio colposo in cui, al momento, è iscritto un solo nome, quello dell’impresario Camillo Lale Demoz, 75 anni di Quart, proprietario del capannone dove Ferré è stato rinvenuto.

Il medico biologo Paolo Garofano, cui verranno assegnati gli esami dovrà, in particolare occuparsi delle tracce biologiche sui reperti sequestrati dagli inquirenti, giacché il Dna estraibile dalle macchie di sangue presenti potrebbe chiarire aspetti dell’accaduto ancora senza risposta. Tra gli oggetti che saranno sottoposti ad accertamenti si annoverano anche alcuni indumenti e il bastone di una zappa, che non si esclude possa essere stato usato per colpire Ferré. Le profonde ferite da lui riportate al capo sono infatti ricondotte ad un corpo contundente.

Il 68enne ferito gestisce, da anni, con il figlio Primo la macelleria di famiglia, oggi al Pont Suaz di Charvensod, dopo anni in viale Conte Crotti, ad Aosta. Secondo quanto raccontato dai familiari, quel giorno era andato a Quart per incontrare alcuni allevatori e trattare l’acquisto di bestiame. Non era tornato a casa dopo pranzo, come annunciato, e verso sera era emersa l’aggressione, in un capannone in località Seran, nella parte alta del paese. Sui fatti indaga la Squadra Mobile della Questura di Aosta.

Lale Demoz era stato sentito dagli inquirenti il 5 ottobre scorso, tre giorni prima di essere indagato. All’uscita da palazzo di giustizia era stato categorico con i cronisti: “Lasci stare va, sono stato fino ad adesso lì, tanto non mi ricordo niente”. A chi lo aveva incalzato (“non ricorda nulla perché avevate bevuto qualche bicchiere?”) si era limitato a rispondere ripetendo: “Qualche bicchiere…”. L’indagato, così come la famiglia di Ferré in qualità di parte offesa, potranno nominare consulenti tecnici con cui partecipare agli accertamenti disposti dalla Procura.

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