In Valle per prelevarne il seme, ma positivi alla rinotracheite: bufali rimandati in Campania

Gli animali, al centro di un'iniziativa cui l'Associazione Nazionale Allevatori Bovini di Razza Valdostana stava dando corso, erano stati accolti in una stalla dell'alta Valle. Per almeno un capo è scattato l'abbattimento.
Una bufala mediterranea (foto d'archivio).
Cronaca

L’idea era di procedere ad un’attività commerciale di produzione seminale di bufalo campano, ma qualcosa dev’essere andato storto, tanto che – come ammette il direttore dell’Associazione Nazionale Allevatori Bovini di Razza Valdostana, Mario Vevey – il progetto, cui l’organizzazione stava dando corso, “si è già chiuso” e gli animali giunti in Valle dal casertano per la sua attuazione “sono già via”.

Alla base dell’improvviso dietro-front, secondo quanto dichiara l’esponente dell’associazione, il fatto che l’iniziativa prevedeva un “protocollo sanitario” con cui i bufali “hanno avuto dei problemi, non rispettandolo”. Fatta questa sottolineatura, però, l’interlocutore non “ritiene di dare ulteriori informazioni”, perché l’esperienza non ha avuto la riuscita auspicata.

Al di là del non sbilanciarsi dell’associazione, ciò che è stato possibile ricostruire sulla vicenda è che il progetto si mette in moto per l’Anaborava, unitamente ad un partner extraregionale, verso la fine del 2020. In Valle, dalla Campania, arriva poco meno di una decina di capi, tutti maschi viste le finalità dell’iniziativa, che vengono ospitati nell’azienda di un allevatore dell’alta Valle.

Ad un controllo veterinario successivo, tuttavia, gli animali denotano positività all’IBR, acronimo che sta per Rinotracheite bovina infettiva. Una patologia dell’apparato respiratorio dell’animale, da cui la Valle d’Aosta è stata dichiarata ufficialmente indenne anni addietro, dopo azioni continuative di bonifica sanitaria. Tale malattia, però, si diffonde attraverso il contatto tra animali infetti e sani e quindi la presenza di capi malati è potenzialmente pericolosa.

Per almeno una delle bufale, le condizioni fanno decretare l’abbattimento, per le altre scatta la profilassi. Palesandosi l’impossibilità di procedere alle attività immaginate, i capi tornano poi nelle aree di provenienza. L’episodio, per quanto l’individuazione della malattia paia essere avvenuta in modo utile a scongiurare conseguenze negative, pone alcuni interrogativi, a partire da come gli animali, tenuti a viaggiare con documentazione sanitaria, abbiano potuto essere accolti in un territorio indenne, se portatori della malattia. Aspetti al vaglio delle autorità competenti.

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