Cronaca

Ultima modifica: 12 Aprile 2019 11:48

Non paga le tasse sui soldi illeciti: 52enne a processo

Aosta - Stefano Albeltaro, già amministratore condominiale, non ha presentato la dichiarazione dei redditi per il 2013 e 2014, omettendo per il pm Ceccanti di indicare proventi al centro di un processo per appropriazione indebita.

Una sentenza di primo grado li qualifica come proventi illeciti e, per la Procura di Aosta, non è un valido motivo per occultarli al fisco. Per questo, Stefano Albeltaro, 52enne piemontese oggi residente in Valle, dopo un processo per appropriazione indebita ed altri reati è finito alla sbarra ad Aosta per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi. La vicenda è stata ricostruita nell’udienza tenutasi oggi, giovedì 11 aprile, dinanzi al giudice monocratico Maurizio D’Abrusco, con la testimonianza del sottufficiale della Guardia di finanza che ha lavorato all’indagine.

L’imputato si occupava di amministrazione condominiale a Novara, dov’è nato. A partire dal 2014 vengono a galla, sospinti dalla presentazione di ben trentatré denunce, i presunti ammanchi nei conti correnti dei numerosi stabili da lui seguiti e l’uomo cambia aria, trasferendosi in Valle. A seguito delle indagini su quei fatti – ha spiegato il militare in aula, rispondendo alle domande del pm Luca Ceccanti – “ci siamo occupati della verifica fiscale nei suoi confronti”, accertando il mancato deposito della dichiarazione per gli anni 2013 e 2014 (quella del 2012, invece, “c’era, ma è risultata infedele”).

Dai calcoli delle Fiamme gialle, l’imponibile non dichiarato ammonterebbe in tutto ad 1 milione 787 mila euro (quasi 752mila per la prima annualità e 1 milione 35mila per il 2014), per un’evasione Irpef complessiva da oltre 755mila euro (316.493 nel 2013 e 438.570 per l’anno successivo). “Già in fase di contestazione, – ha sottolineato il finanziere – abbiamo lasciato al contribuente tempo per depositare una memoria, ma ha sostenuto di aver avuto difficoltà, a causa del cambio di residenza, nel reperire le pezze d’appoggio” e non ha quindi fornito “elementi per defalcare delle voci”.

La difesa di Albeltaro ha contestato le modalità di determinazione degli importi, rappresentati “tout court” dalla somma delle appropriazioni indebite contestategli nel procedimento penale piemontese (chiusosi, nel febbraio 2016, con la condanna a 4 anni di reclusione) e non dalla verifica puntuale delle singole operazioni sui diversi conti correnti. Al riguardo, l’avvocato Riccardo Tacca, che lo assiste, ha prodotto al giudice vari documenti a sostegno della sua tesi, tra i quali una sentenza della Commissione tributaria novarese.

Il difensore ha inoltre chiesto un rinvio per predisporre una memoria difensiva e attendere l’esito di alcune istanze legate alla vicenda, una delle quali al Tribunale del Riesame. L’udienza è stata così aggiornata al prossimo 19 settembre. Nel frattempo, Albeltaro resta soggetto al sequestro preventivo per equivalente che la Procura di Aosta ha chiesto ed ottenuto in passato dal Gip. Al momento di eseguirlo, nella disponibilità dell’imputato sono stati trovati però solo due stabili: uno in Valdigne e l’altro a Novara, per un valore di circa 300mila euro, sugli oltre 755mila da sequestrare. Un caso in cui allo Stato non dev’essere difficile guardare il bicchiere mezzo pieno.

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