Non risponde al Giudice il maresciallo della Guardia di finanza arrestato per pedopornografia

L’interrogatorio di garanzia di Antonio Russo, 43 anni, si è tenuto oggi al carcere di Verbania, dove il sottufficiale sospeso dal servizio è rinchiuso da giovedì scorso. Il suo legale ha presentato istanza per una misura cautelare meno afflittiva.
Palazzo giustizia Torino
Cronaca

Nell’interrogatorio di garanzia tenutosi oggi, martedì 12 giugno, al carcere di Verbania, dov’è rinchiuso da giovedì scorso, Antonio Russo, il maresciallo della Guardia di finanza arrestato ad Aosta per la detenzione di materiale pedopornografico, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice delegato dal Gip del Tribunale di Torino, Alessandra Danieli.

Nel contempo, il suo difensore, l’avvocato Davide Meloni, ha presentato istanza per ottenere una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione in cella. La custodia cautelare, a quanto si è appreso, è stata disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari sulla base del rischio di reiterazione del reato, considerate sia le immagini di carattere pornografico “inequivocabilmente riferite a minorenni” rinvenute nel pc dell’uomo, sia “le ricerche testuali effettuate per individuare siti pedopornografici”, emerse nonostante “svariati accorgimenti per la cancellazione delle tracce della navigazione”.

Sulla richiesta della difesa il Gip si pronuncerà nei prossimi giorni. Nel frattempo, il maresciallo sospeso dal servizio resterà nel carcere di Verbania, dove è stato tradotto (la struttura è tra quelle previste per la detenzione di militari). Qualora l’istanza venisse rigettata, alla difesa di Russo resterebbe da giocare la carta del Tribunale del Riesame.

Il procedimento per la detenzione illecita di materiale pornografico con protagonisti dei minorenni si è aperto nell’ambito di altre indagini (legate alla falsificazione di certificati sanitari), che avevano visto i colleghi del sottufficiale, gli uomini del Gruppo Aosta delle “Fiamme Gialle”, perquisire casa sua e il luogo di lavoro. Dalla ricerca delle tracce sulle contraffazioni della documentazione medica erano emersi, in un computer e in altri dispositivi, i files per cui il 43enne originario del leccese è stato colpito dalla misura cautelare.

L’indagine è coordinata dal pm Lisa Bergamasco della Procura di Torino, competente per tale tipo di reato. Al momento dell’arresto, a Russo sono stati sequestrati – oltre a quelli già prelevati nella precedente inchiesta (per cui si è aperta, da poco, l’udienza preliminare dinanzi al Gup del Tribunale di Aosta) – altre apparecchiature informatiche, come il telefono che aveva ancora in uso.

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