Venerdì 27 febbraio alle 18 verrà inaugurata al Museo Archeologico Regionale di piazza Roncas ad Aosta la mostra “Grigory Gluckmann. Tra luce e grazia”, che resterà aperta fino al 2 giugno con orari di apertura dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 (chiuso il lunedì).
L’esposizione, in linea con gli approfondimenti sull’arte moderna tra Otto e Novecento presentati nel corso degli anni nella sede espositiva regionale, è curata da Valeria Gorbova e Daria Jorioz e propone per la prima volta in Italia una mostra antologica sul pittore americano di origine bielorussa, attraverso una selezione di 35 dipinti, documentando la raffinatezza di un autore apprezzato in Europa e negli Stati Uniti, che ha interpretato in maniera personale il modernismo francese e l’eredità rinascimentale italiana.
Il percorso espositivo si compone di cinque sezioni tematiche: Caffè e interni, Infanzia, La danza, L’eco del classico e Frammenti di vita, accompagnando il visitatore a ripercorrere la vicenda umana e artistica di un pittore che sfugge alle classificazioni.
Tra i soggetti preferiti da Gluckmann ci sono le scene di balletto che rinviano a un primo sguardo a Edgar Degas e rivelano la sua attenzione per momenti di attesa dietro le quinte, dove le figure sono raffigurate con le loro fragilità interiori come in Grandi aspettative, Sogni di domani e Prima apparizione, opere presentate in mostra così come Composition, esempio del suo modo di trattare il nudo femminile.
“È come se Grigory Gluckmann oscillasse continuamente tra passato e presente, inesorabilmente chiamato a guardare la bellezza dell’Antico ma desideroso di rielaborarla riconsegnandola a noi attraverso lo sguardo di un uomo del Novecento”, spiega la curatrice Daria Jorioz. “Canta la donna come il Petrarca, in una poesia non priva di sacralità, poi ne decostruisce l’immagine e ne narra le contraddizioni e le fragilità come aveva fatto anni prima Henri de Toulouse-Lautrec”.
“L’opera di Grigory Gluckmann incarna la complessità del Novecento”, conclude la co-curatrice Valeria Gorbova: “migrazioni culturali, sintesi artistiche e la ricerca di armonia in un’epoca segnata da traumi storici. La sua pittura non ricerca lo spettacolo – al contrario. Offre una visione profonda e intima del mondo. Questa mostra lo restituisce al contesto internazionale dell’arte moderna, riscoprendo un artista il cui genio oggi risuona con rinnovata forza”.
