Dice di essersi fatta un regalo per i suoi 70 anni, ma in realtà il dono più grande l’ha fatto al suo pubblico. Già, perché l’Orchestra Sinfonica Saverio Mercadante di Altamura, diretta da Rocco De Bernardis, che accompagna Fiorella Mannoia nella sua lunga tournée, regala nuove sfumature, esaltando e potenziando, se mai ce ne fosse stato bisogno, la voce di una delle più brave interpreti italiane. Il risultato, per il Palais di Saint-Vincent, ieri sera sold out nella tappa inserita nel cartellone della Saison culturelle, è stato unico ed emozionante: oltre due ore di concerto in cui Fiorella non si è mai risparmiata.
Alterna alcuni dei suoi brani di successo a quelli di altri colleghi che hanno scritto la storia della musica italiana. E, fra un brano e l’altro, racconta al pubblico delle sue tante battaglie. A cominciare da quella contro la violenza sulle donne, da cui è nata una Fondazione, Una Nessuna Centomila, dopo il concerto all’Arena Campovolo di Reggio Emilia del giugno 2022 insieme a Pausini, Elisa, Giorgia e Nannini.
Un impegno che ha già portato, ricorda al pubblico, alla raccolta di 3 milioni di euro per i centri contro la violenza. Al Palais di Saint-Vincent, Fiorella Mannoia saluta e ringrazia quello di Aosta, presente in sala. Altre parole, quelle di Nessuna conseguenza, raccontano subito dopo la storia delle donne che dalla violenza sono uscite.
Apertosi con Caffè nero bollente e proseguito con I treni a vapore, il concerto scivola fra i ricordi, quelli che buona parte del pubblico associa ad alcuni dei capolavori della musica leggera italiana. Fiorella riesce a farli rivivere, dando vita a nuovi ricordi. Da Io vivrò (senza te) di Lucio Battisti a Se io fossi un angelo di Lucio Dalla, da La Storia siamo noi di Francesco De Gregori a Margherita di Riccardo Cocciante. Nel suo essere “interprete” si paragona a una traduttrice letteraria, la cui vera sfida è non tradire il testo originale. Un lavoro riconosciutole anche dai colleghi più restii a concedere i propri brani, come Pierangelo Bertoli con Pescatore.
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Fiorella Mannoia
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Non mancano i “cavalli di battaglia” della sua lunga storia musicale, ma a incantare il pubblico sono anche quelli meno conosciuti, come Giovanna d’Arco, brano regalatole da Francesco De Gregori. Fiorella lo annuncia raccontando un aneddoto: un concerto di tanti, “molti anni fa”, in cui, dopo un’esibizione sullo stesso palco, il cantautore romano confessa a Mannoia di aver scambiato i suoi capelli per un elmo. Qualche giorno dopo, De Gregori scriverà la canzone dedicata alla giovane ragazza, appena diciannovenne, bruciata viva sul rogo “come tutte coloro che erano diverse, con un ideale o solo con un’idea”.
Fiorella parla di battaglie, quelle che ciascuno di noi combatte nella propria vita, quelle vere che insanguinano anche il cuore dell’Europa, ma anche quelle di chi lascia il proprio paese sognando un futuro migliore. Canta In viaggio, dedicato a una figlia che parte per un viaggio, brano pensato per le donne africane che vedono i loro figli partire in mare, e poco dopo racconta di emozionarsi tutte le volte che lo interpreta. Arrivano poi Combattente e Disobbedire, due brani strettamente legati.
Il finale rispetta le tradizioni: Fiorella Mannoia ricorda “la pantomima” del dover uscire dal palco, per essere poi richiamata dal pubblico. Ed è lì che finalmente il palais di Saint-Vincent si alza dalle poltrone e qualcuno decide di sistemarsi sotto il palco per intonare tutti insieme Quello che le donne non dicono, riscritto nella parte finale. “Ti diremo ancora un altro…” diventa l’occasione per la cantante di gridare assieme al pubblico il suo no alla violenza contro le donne. “Potrebbe essere anche no, non è detto che sia sì. Vi prego, insegnate ai vostri figli, ai vostri nipoti, che un rifiuto non è un insulto alla virilità e soprattutto insegnategli che quando una donna dice No, indipendentemente dalle condizioni in cui si trova o dal vestito che indossa, quando una donna dice No è No“.
L’ultima canzone, Il cielo d’Irlanda, Fiorella la canta scendendo dal palco e girando fra il pubblico. Prima, però, si cambia, togliendosi il suo luccicante abito lungo bianco per indossare un più comodo pantalone e camicia. Ancora qualche ballo sul palco, selfie, autografi, e poi tutto il Palais torna a casa, con un carico di emozioni che resteranno a lungo.
Una risposta
Ho visto il concerto e mi è piaciuto. Peccato che l’eccessiva politicizzazione abbia, come sempre, reso l’evento un po’ troppo fazioso. Non si discute quanto dice e fa la Mannoia in materia di violenza e di arroganza del potere, ma le sue prese di posizione su Ucraina e Gaza non sono patrimonio comune e dare per scontato che chi è andato a sentirla pensi come lei è poco liberale. Mi sembra un po’ come quando da giovani politicizzati si ragionava per pacchetti preconfezionati : chi era di sinistra doveva per forza essere filoarabo, difendere i diritti di lgbtqia+, essere ateo o al massimo agnostico, usare nuove definizioni per antichi mestieri, eccetera, mentre chi era di altra tendenza (cattolico, destrorso o altro) doveva comunque avere il suo pacchetto di pensiero pronto, elaborato da altri e completo di una posizione giusta su ogni cosa. Non ho mai accettato i “pacchetti” e ho vissuto l’impegno politico e culturale portandomi dietro un bagaglio di critiche e malcomprensioni, il prezzo da pagare per chi vuole mantenersi intellettualmente libero. Peccato che una persona di grande levatura culturale come Fiorella Mannoia, dopo aver elogiato la disobbedienza, non riesca, lei per prima, ad uscire dagli schemi.