La sindone tra fede e scienza, una conferenza ad Aosta

Un sindonologo e un giornalista hanno affrontato il tema spiegando al pubblico i risultati delle ultime ricerche. L’origine del “sacro lino”, nonostante decenni di studi approfonditi da parte di specialisti di tutto il mondo, resta un mistero controverso.
Bruno Barberis
Cultura

La scienza indaga con la forza del pensiero razionale il mondo della natura e le sue leggi, la fede religiosa cerca una risposta a una domanda universale di senso, ma con strumenti differenti. Quando si parla di sindone, oggetto concreto e analizzabile secondo criteri scientifici, entrambi gli approcci possono essere interpellati. Il palazzo regionale ha ospitato una serata dedicata al sudario che secondo la tradizione cattolica avrebbe custodito il corpo di Gesù, conservando la traccia del suo passaggio a un’altra dimensione dell’esistenza.

Ospiti della serata, Massimo Boccaletti e Bruno Barberis, un giornalista e un matematico autori di numerosi trattati sul’argomento, tra cui “Il caso sindone non è chiuso” scritto a quattro mani.
Il punto di vista adottato, hanno sottolineato, è quello prettamente scientifico. La figura di Gesù, infatti, non è mai stata evocata, ma si è parlato di un generico “uomo della croce”.  Sulla sindone, da più di un secolo, si sono concentrate ricerche a non finire.

Barberis ha illustrato al pubblico lo stato della ricerca, mostrando fotografie dettagliate del lino.
Il telo conserva tre tipi di tracce: bruciacchiature e aloni di umidità, da una parte, dovuti all’usura del tempo e allo stato di conservazione, ma anche macchie di sangue e un’impronta umana. Quest’ultimo segno ha un’origine del tutto ignota. “Sappiamo con certezza – ha affermato Bruno Barberis, direttore del Centro internazionale di sindonologia di Torino – che non si può trattare di un dipinto, perché non c’è nessun tipo di colorante o di pigmento sul telo, che quindi non è un manufatto. E quindi le probabilità che si tratti realmente dell’impronta lasciata da un cadavere umano, sono veramente molto alte. Resta il dubbio di come un cadavere abbia potuto generare un’impronta di questo tipo, con queste caratteristiche. Insomma – ha ammesso – brancoliamo proprio nel buio”.

Un secolo fa un fotografo dilettante scoprì una caratteristica piuttosto particolare: la sindone, al contrario di quanto avviene per qualsiasi immagine, acquista nettamente leggibilità se osservata attraverso il negativo fotografico. In tempi più recenti, ha raccontato Barberis, un esperto di informatica ha provato ad eseguire un grafico tridimensionale dell’immagine della sindone. Utilizzando come coordinata verticale la misura dell’intensità del colore nei vari punti, si ottiene una figura umana in rilievo, in cui l’altezza relativa delle varie parti del corpo è rispettata. Curiosamente, applicando lo stesso metodo a una fotografia o a un dipinto, in genere si ottengono immagini fortemente distorte. Finora, secondo i sindonologi, ogni tentativo di riprodurre artificialmente il disegno sulla tela, “clonando” la sindone, si è rivelato insoddisfacente. Anche la datazione della sindone con il metodo del Carbonio 14 finora ha dato risultati controversi. Il mistero è lungi dall’essere svelato.

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