Parigi, 1864, l’Affare Dreyfus scuote profondamente la Francia: il paese si divide mentre l’antisemitismo guadagna terreno con crescente violenza. Alfred Dreyfus, capitano ebreo dell’esercito francese viene ingiustamente accusato di spionaggio e alto tradimento.
In questo clima di profonda ingiustizia, il romanziere Émile Zola si impegna a indagare sul caso e denunciare la verità. Parallelamente, dal suo studio cinematografico, Georges Méliès decide di smascherare quella che è una menzogna di Stato. Nonostante le minacce, e sostenuti dalle loro mogli, uno scrive l’articolo più celebre della storia, l’altro realizza il primo film censurato al mondo.
È attorno a queste due figure pronte a sacrificare tutto e a far emergere la verità, che Julien Delpech e Alexandre Foulon costruiscono Les Téméraires, una commedia storica messa in scena da Charlotte Matzneff. Sette attori danno vita a trenta personaggi e restituiscono con leggerezza e ironia un capitolo complesso della storia francese portato in scena sabato sera, 28 marzo, al Teatro Splendor di Aosta, nell’ambito della Saison Culturelle.
Un caso che divide la Francia

Il caso Dreyfus si trasforma rapidamente in una frattura politica che attraversa tutta la società francese: manifestazioni, campagne di stampa, diffusione di false voci intrise di antisemitismo, censura. In questo clima incandescente, Émile Zola, scrittore all’apice del suo successo, decide, contro il parere del suo editore, di usare la propria penna per difendere la verità.
Nasce così J’accuse, l’articolo più celebre della storia. Accanto a lui, in modo decisivo ma spesso silenzioso, c’è la moglie Alexandrine, presenza fondamentale in una battaglia che avrebbe potuto costargli tutto.
“Se oggi l’impegno di Zola ci sembra naturale, nulla nella sua vita di allora sembrava spingerlo a entrare in questa battaglia in cui avrebbe perso tutto, tranne l’onore. Ciò che ci ha interessato come autori è stato restituire questo gesto incredibile evitando però un omaggio retorico. Volevamo renderlo vivo“, raccontanoDelpech eFoulon.
Anche Méliès, prestigiatore e cineasta, si impegna nell’Affaire, scegliendo un linguaggio completamente innovativo: quello delle immagini. Realizza un film di undici minuti, una durata eccezionale per l’epoca, oggi considerato l’antenato dei cinegiornali francesi. Un gesto audace, sostenuto anch’egli nella sfera privata dalla presenza della moglie, che lo accompagna in questa impresa rischiosa e pionieristica.
“Immaginando le condizioni artigianali di un simile film (il cinema aveva allora solo quattro anni), potevamo introdurre la commedia nel contesto del cupo Affare Dreyfus che divise la Francia per oltre 10 anni”, aggiungono gli autori.
Una scena in movimento
L’intelligenza dello spettacolo sta nel mettere in parallelo la lotta di Zola per la riabilitazione di Dreyfus e la realizzazione del film di Méliès, creando un racconto dinamico, sorprendentemente leggero e attraversato da momenti di ironia. La regia di Charlotte Matzneff costruisce un dispositivo scenico in continuo movimento, in cui i linguaggi si intrecciano e si rispondono.
Al centro della scena, un pianoforte, quello di Alexandrine, diventa il cuore dello spettacolo: accompagna le sequenze mute del film mentre, su un altro piano, prendono vita le riprese cinematografiche.
Il ritmo, sostenuto dal lavoro sui corpi, sulla luce e sulla musica, guida lo spettatore in un flusso continuo, dove leggerezza e dramma convivono.
“Sono ossessionata dal tempo dello spettacolo: quello interno a ogni scena e quello che costruisce l’insieme. Quello che unifica, che armonizza, che fa sì che tutti gli attori siano all’unisono per raccontare la stessa storia”, spiega la regista Matzneff.
La scenografia, costruita attorno a un imponente mobile polimorfo, si trasforma continuamente nel corso dello spettacolo: da ufficio a pianoforte, da banchina a caffè, da sala riunioni a set cinematografico. Intorno, una grande vetrata richiama la modernità degli atelier di Méliès, aprendo lo spazio a un altrove sospeso tra luce e ombra. La musica, onnipresente, accompagna ogni passaggio, amplifica le emozioni e diventa essa stessa voce narrativa, capace di trasportare lo spettatore tra i luoghi e gli stati d’animo della storia.
Teatro, memoria e presente

Les Téméraires racconta il coraggio e il senso del dovere senza mai cadere nella retorica: mostra, più che dimostrare. Il coraggio di Dreyfus, quello di Zola e di Méliès ma anche, e soprattutto, quello delle loro mogli, figure essenziali che li sostengono, li accompagnano e rendono possibile la loro lotta per la verità.
I temi affrontati restano profondamente attuali: dalla censura alla manipolazione dell’informazione, fino al riemergere dell’antisemitismo. La messa in scena del cortometraggio di Méliès e l’abile narrazione di Zola, attraverso la presenza costante di Alexandrine, permettono di osservare la storia con uno sguardo contemporaneo, vivido e coinvolgente.
“La verità è in cammino e nulla potrà fermarla”. Una frase celebre di Zola, proiettata alla fine dello spettacolo, diventa il trait d’union che congiunge le due storie e i due uomini e ricorda quanto sia fondamentale il sostegno delle persone care in ogni lotta per la giustizia.
di Francesca Stroppa



