San Giovanni Battista, Santa Maria Assunta e San Grato sono tornati al loro posto, sul timpano della Cattedrale di Aosta. Al termine di un importante intervento di restauro durato circa un anno, le tre statue che erano state smontate dalla facciata nell’ottobre del 2000, a causa delle pessime condizioni di conservazione in cui versavano, coronano nuovamente la struttura esterna dell’edificio dedicato a Santa Maria Assunta.
Dopo essere rimaste per 150 anni alle intemperie, in condizioni climatiche estreme, era ormai evidente il degrado delle sculture che erano state eseguite assemblando, con grossi perni di legno, tronchi di conifera e assi a formare un blocco compatto, adatto a essere scolpito. Le strutture lignee erano state poi completamente ricoperte da lamine di rame e di piombo. Ogni lamina era stata battuta per farla aderire al supporto sottostante, in modo da ricopiarne perfettamente il modellato. Solo le teste erano state sbalzate e cesellate e presentavano alcun supporto.
“Siamo molto soddisfatti di questo intervento – ha dichiarato l’Assessore, Laurent Viérin – che rientra all’interno di un preciso programma di manutenzione, restauro e valorizzazione dell’intero edificio sacro, ormai in fase di completamento”.
L’intervento è stato realizzato dalla restauratrice Valeria Borgialli ed ha riguardato lo smontaggio, la pulitura e il rimontaggio delle lamine di rame e di piombo. Tutte le operazioni di manutenzione, movimentazione e ricollocazione delle statue, nonché l’effettuazione delle nuove strutture interne in resina, di supporto alle lamine, sono state eseguite dalla ditta Vèrres Spa-Fusioni Artistiche di Vèrres.
Realizzata in gusto neoclassico, l’attuale facciata della cattedrale risale probabilmente al quarto-quinto decennio del XIX secolo, sulla base della testimonianza dello storico valdostano Pierre-Etienne Duc, che riferisce della collocazione di sculture, tre sul tetto e due nelle nicchie laterali, nell’anno 1848. L’immagine della facciata, rinnovata nelle sue forme, appare già in una litografia di Margherita Cornagliotto, datata 1848, in cui si vedono già le statue svettanti sul timpano.



