Un successo annunciato per Madama Butterfly a Courmayeur

Il dramma pucciniano, presentato in forma ridotta, è andato in scena al Palanoir. Convincenti le prove dei protagonisti, accompagnati dall’orchestra sinfonica giovanile valdostana. Il baritono valdostano Federico Longhi era il console Sharpless.
Madama Butterfly
Cultura

Lo scorso finesettimana, precisamente 6 agosto, a Courmayeur, è andata in scena Madama Butterfly. Sicuramente è un caso che il palinsesto estivo degli appuntamenti culturali della regione abbia scelto questa data, il giorno in cui cade il 65 anniversario della distruzione di Hiroshima e Nagasaki. Curiosamente, sono proprio le colline di Nagasaki a fare da sfondo al dramma pucciniano, scritto in tempi non sospetti. Ancora oggi una delle due città simbolo della guerra atomica ospita, in un parco, una statua dedicata alla piccola geisha giapponese, vittima dell’arroganza e dell’indifferenza di un ufficiale della marina degli Stati Uniti.

E’ facile caricare di significati simbolici la tragedia di una giovanissima donna abbandonata dal marito, che la seduce e poi pragmaticamente la abbandona per tornare in patria, portandole via perfino il figlio. A Courmayeur è stata presentata una versione ridotta di Madama Butterfly, con una scenografia rigorosa ma ridotta all’osso, e con solamente i tre personaggi principali, la giovane Cio-cio-san (Hiroko Morita), l’ufficiale Pinkerton (Orfeo Zanetti), il console Sharpless (Federico Longhi), più un quarto personaggio, la serva Suzuki (Akane’ Ogawa), che non ha cantato, ma ha unito con parti recitate i vari brani presentati. Per il baritono Longhi è stato un ritorno emozionante nella propria regione. Altra grande protagonista è stata l’orchestra sinfonica giovanile regionale della Valle d’Aosta, composta da insegnanti, allievi diplomati e collaboratori della fondazione Istituto musicale.

La scelta di saltare alcuni brani e di non introdurre tutti i personaggi previsti dal libretto non ha penalizzato la forza narrativa dell’opera, anzi, potrebbe averla resa più intensa e concentrata. La storia, in questa versione ridotta, comincia con la fedele Suzuki, che, con voce rotta dall’emozione, racconta come sia morta, a soli 18 anni, la sua padrona. La dimensione della tragedia quindi è già presente dalle prime battute, perfettamente delineata, e carica di tensione tutto lo sviluppo successivo del racconto, quindi anche la gioia adolescente di Cio-cio-san che sposa Pinkerton, e che, dopo tre anni di attesa, esulta quando vede all’orizzonte il pennacchio di fumo della nave americana che lo riporta in Giappone, e canta l’aria più celebre, “Un bel dì vedremo”.

Ma l’ufficiale americano, tornato con una nuova moglie, è venuto solamente per portare via il bambino di cui ha appena saputo l’esistenza, e a cui la madre, la sposa ripudiata, ha imposto il nome di Dolore. A questo punto Cio-cio-san non ha scelta. La sua fine è segnata, la attende un coltello con scritto sul manico “Con onor muore chi non può serbar vita con onore”.

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