Cresce ancora la fiducia tra gli imprenditori valdostani sull’andamento economico del primo trimestre 2026. Lo rileva la nuova indagine previsionale di Confindustria Valle d’Aosta, condotta su un campione pari a circa il 30% delle aziende e presentata questa mattina agli organi di stampa.
Le previsioni – in linea con il quadro europeo e nazionale – sono tutte con segno positivo e in netto rialzo rispetto all’ultimo trimestre 2025, soprattutto nel settore manifatturiero, che in questa fase sembra godere di ottima salute. Le aspettative sulla produzione segnano un +15,91% (contro il +4,88% del trimestre precedente), mentre la manifattura sale a +23,26% (da +6,25%).
Cresce anche il dato relativo ai nuovi ordinativi (+23,26% rispetto al +9,76% del trimestre precedente), spinti dall’export (+16,13%, un livello che non si registrava dal 2024). Nel solo comparto manifatturiero, l’incremento del saldo ottimisti-pessimisti sugli ordini è di 23 punti percentuali.
Resta sostanzialmente stabile la situazione del carnet ordini: aumentano di qualche punto le aziende con ordini per meno di un mese (dal 10,34% al 14,29%), diminuiscono leggermente quelle con visibilità 1-3 mesi (da 44,83% a 40,00%) e restano sostanzialmente costanti quelle con visibilità oltre i tre mesi (da 44,83% a 45,71%).
La riconferma degli incentivi regionali e nazionali – anche con l’ultima legge di Bilancio – spinge la fiducia verso nuovi investimenti. Ancora una volta è la manifattura a evidenziare una crescita degli investimenti per ampliamenti (da 46,15% a 50%), rispetto a quelli per sostituzioni. Per il resto delle imprese, l’andamento rimane più stabile: gli ampliamenti passano da 31,43% a 33,33%, mentre gli investimenti per sostituzioni scendono da 40% a 33,33%.
“Con i dati che presentiamo oggi, il tessuto economico valdostano dimostra nuovamente una solidità forte. È un risultato frutto di investimenti che non si sono mai fermati e che proseguiranno anche in questa prima parte dell’anno, con ricadute positive sull’occupazione, soprattutto nella manifattura”, commenta Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta.
L’unico dato in lieve flessione riguarda il tasso di utilizzo degli impianti, probabilmente influenzato dall’andamento del settore siderurgico: 71,52% contro il 74,26% del trimestre precedente.
Il clima positivo si riflette anche sulle previsioni occupazionali: il saldo ottimisti-pessimisti è al +20%, in linea con il trimestre precedente (+21,43%). Migliorano invece le prospettive nella manifattura, che passano da +6,25% (quarto trimestre 2025) a +17,65%. Molto positivo anche il dato sulla Cassa integrazione guadagni: il 100% delle aziende dichiara di non prevederne il ricorso (contro il 97,2% del trimestre precedente).
Edilizia: segnali positivi con la spinta del Pnrr
La spinta del Pnrr sostiene la fiducia anche tra le imprese edili aderenti a Confindustria VdA. Il saldo ottimisti-pessimisti sulle previsioni occupazionali torna positivo (+10,00%), con un incremento di 16 punti percentuali tra le aziende che prevedono un aumento. Quanto alla CIG, solo il 22,22% prevede di utilizzarla.
Restano stabili le attese sulla produzione (per il 60% delle aziende l’andamento sarà costante), mentre migliorano le prospettive sulle nuove commesse: il 30% segnala un incremento (dal 17% del trimestre precedente). Gli investimenti restano sostanzialmente invariati: confermato il +40,00% sugli ampliamenti e in crescita quelli per sostituzioni (da +20,00% a +30,00%). Aumenta il tasso di utilizzo impianti (78,75% dal 62%). Migliorano anche i tempi medi di pagamento: 52 giorni (e 35 giorni per la Pubblica amministrazione), contro i 57 e 46 giorni del trimestre precedente. Il ritardo degli incassi passa dal 14,29% al 18,18%.
“Il 2026 porterà comunque sfide importanti: andiamo verso la conclusione del Pnrr e ci aspettiamo un’accelerazione per utilizzare tutte le risorse disponibili. – prosegue Turcato – Per la Valle d’Aosta significa anche arrivare a un chiarimento definitivo sulla gestione dei sistemi infrastrutturali internazionali e rilanciare l’attrattività della regione, perché il calo demografico toglie ossigeno alla nostra economia”.
Sul futuro dei lavori al Traforo del Monte Bianco, il vicepresidente Edy Incoletti ribadisce la posizione dell’associazione: meglio chiusure ridotte ogni anno piuttosto che anni di stop, che – come insegnato dall’incendio del 1999 – possono lasciare effetti di lunga durata sull’economia. “Entrambe le opzioni rappresentano un danno per il territorio. La migliore soluzione per noi resta il raddoppio, già finanziato, che non comporterebbe impatti sul bilancio regionale”.
