Edilizia, il 43% delle imprese è ancora nel tunnel della crisi

Il dato arriva dall'Osservatorio della Cassa Edile della Valle d’Aosta, il nuovo strumento di cui l'Associazione si è dotata, realizzato dal Centro Studi Sintesi-CGIA di Mestre. Soltanto un 28% comincia a intravedere l'uscita.
Immagine d'archivio.
Economia

Soltanto il 28% delle imprese edili valdostane vede l’uscita dal tunnel della crisi mentre il 43% è ancora bloccato nel mezzo. Il dato arriva dall’Osservatorio della Cassa Edile della Valle d’Aosta, il nuovo strumento di cui l’Associazione si è dotata, realizzato dal Centro Studi Sintesi-CGIA di Mestre.  

Dall’inizio della crisi l’arretramento generale di fatturato è stato del 20%, del 5% solo nell’ultimo anno che per un 16% di imprese ha toccato anche il meno 20%. Si tratta di aziende che operano quasi esclusivamente nel territorio valdostano e nel settore delle opere pubbliche e che vedono come unica soluzione per uscire dalla crisi quella di tagliare il personale.

Solo il 20% delle imprese, che operano anche fuori valle e soprattutto nel mercato delle ristrutturazioni,  ha evidenziato un incremento, seppur debole, di fatturato (+2% circa).

Le strategie per uscire dalla crisi, messe in atto da 3 imprese su 10, sono state: riduzione dei costi di gestione (31%) e del personale (27%), ricerca di fonti di finanziamento come “ponte” per superare il momento (17%), rinviare gli investimenti già programmati (6,4%). 2 azioni su 10 sono strategie “aggressive”: specializzarsi e qualificarsi (5,4%), allargando anche il proprio ambito operativo alle attività di project financing o ai servizi di gestione (5%), aggregandosi temporaneamente (4%) o stabilmente (1,5%), o attraverso la creazione di reti di impresa (2%).

Le imprese innovative sono il 22%. In più di un caso su tre (35%), introdurre innovazione in azienda ha significato: acquistare attrezzature o macchinari innovativi, o almeno più moderni, utilizzare nuovi materiali (28%), far ricorso a nuove tecnologie o lo sviluppo dell’informatizzazione aziendale (13%), acquistare nuovi mezzi (6%) o ancora formare il personale (5%).

“Questo ripensamento – spiega una nota –  non può avvenire per singoli comparti o singole categorie, deve essere tutto il sistema a riorganizzarsi verso le nuove esigenze della Valle d’Aosta, che oggi sono relative soprattutto alla riqualificazione del territorio, al riuso delle aree dismesse, alle nuove esigenze urbane date dalla crescita della popolazione nelle città, un fenomeno nuovo da monitorare con attenzione. Tutte domande presenti nel mercato ma che oggi non trovano risposta, sia per mancanza di fiducia e di investimenti, ma soprattutto per mancanza di un chiaro quadro di riferimento a lungo termine che metta il settore nelle condizioni di programmare la sua trasformazione in termini di filiera e di capacità operativa e produttiva. Il nostro sistema, nonostante la crisi, è sano e cerca di rimanere a tutti i costi nel mercato”.

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