Energia, guerra e bollette: “Un nuovo shock energetico è possibile. Senza rinnovabili resteremo esposti alle crisi”

Guerra in Iran e mercati energetici: quali effetti su bollette e prezzi dell’energia? L’analisi dell'Ad di Cva Giuseppe Argirò sui rischi per Italia e Valle d’Aosta tra gas e rinnovabili.
Giuseppe Argirò
Economia

La guerra in Iran e il rischio di un nuovo shock energetico: l’analisi dell’amministratore delegato di Cva Giuseppe Argirò e vice presidente di Elettricità Futura sugli effetti per l’Europa e l’Italia tra gas, prezzi dell’energia e transizione alle rinnovabili. In Valle d’Aosta l’idroelettrico offre una maggiore resilienza, ma non mette completamente al riparo dalle tensioni sui mercati.

Quanto pesa oggi la guerra in Iran sui mercati energetici europei?

La guerra che coinvolge l’intero Medioriente rappresenta per i mercati energetici europei, un rischio molto significativo sia in termini di prezzi che di struttura delle forniture. La rilevanza dell’impatto tuttavia dipende esclusivamente dalla durata di questa crisi, oggi in fase acuta. Se si dovesse protrarre per settimane o peggio per mesi certamente l’impatto sarebbe significativo e ci troveremo di fronte ad un nuovo shock energetico. Il tema per noi come Paese riguarda soprattutto il gas, poiché il blocco dello stretto di Hormuz limita l’esportazione di circa 100 miliardi di metri cubi di gas verso oriente ossia Cina, Giappone, Corea e altri Paesi coinvolti in modo molto significativo da quelle forniture. Quello che può accadere è che a fronte di questo blocco, se dovesse perdurare, questi Paesi si rivolgeranno a mercati alternativi per l’approvvigionamento ed in particolare al mercato americano che essendo rappresentato da un’industria privata, sceglierà la destinazione delle forniture esclusivamente in base al prezzo che inevitabilmente tenderà ad aumentare. Per tali ragioni, il rischio oggi è molto significativo ed è il motivo per cui occorre accelerare in modo importante il processo di decarbonizzazione che non è solo una questione ambientale, ma è soprattutto una questione di autonomia strategica e sicurezza nazionale.

Una regione come la Valle d’Aosta, fortemente idroelettrica, può dirsi davvero al riparo?

Qualora l’attuale fiammata si trasformasse in uno shock energetico certamente colpirebbe i consumi di gas, quindi tutti gli utenti che usano questa materia prima energetica e in parte colpirebbe coloro i quali non hanno un contratto a prezzo fisso sulla fornitura di energia elettrica poiché sono contratti legati all’andamento del prezzo dell’energia sui mercati elettrici che se si protraesse la crisi tenderà certamente ad aumentare.

Se il conflitto dovesse intensificarsi nelle prossime settimane, quali sarebbero gli effetti immediati sul prezzo dell’energia elettrica in Italia?

L’Italia ha un problema strutturale. È in Europa il Paese con la maggior dipendenza dal gas nella generazione di energia elettrica ed essendo il secondo Paese manifatturiero d’Europa, ha anche un elevato consumo di tipo industriale. Ciò significa che se dovesse perdurare questa situazione come accaduto per lo shock energetico del gas russo anche in questa circostanza come allora il Paese può subire un impatto importante difficilmente quantificabile oggi. Per tale ragione ribadisco, occorre lavorare per sostituire la generazione elettrica attraverso le tecnologie rinnovabili ed investimenti nei sistemi di accumulo e nelle reti per garantire la stabilizzazione dei prezzi e della sicurezza delle forniture e lavorare per decarbonizzare più possibile i consumi.

Le rinnovabili possono attenuare l’impatto o il prezzo resterebbe legato al gas?

Oggi l’incidenza della generazione rinnovabile sul complesso della produzione elettrica nazionale è di poco superiore al 40%. Se non avessimo avuto questa quota, grazie anche al contributo importante del sistema idroelettrico che rappresenta ancora il 15% della generazione elettrica ed il 40% circa di tutta la generazione rinnovabile, l’impatto sulle bollette sarebbe stato ancora più ampio. Per questo occorre continuare in modo incisivo ed efficace nella costruzione di impianti rinnovabili e di accumulo di energia in tutte le sue tecnologie che oggi rappresentano le tecnologie più competitive in termini di prezzo, ma che hanno bisogno di un quadro normativo e regolatorio che possa accelerare le procedure autorizzative e la complessiva penetrazione delle rinnovabili nel paese.

Qual è il meccanismo attraverso cui una crisi petrolifera e del gas naturale liquido si trasferisce sulle bollette?

Si trasferisce sulle bollette elettriche, come dicevo, attraverso le centrali di produzione elettrica a gas la cui produzione dipende evidentemente dal costo di questa materia prima per produrre l’energia elettrica. E quindi i produttori che generano energia elettrica con i cicli combinati a gas devono alzare il prezzo per coprire i maggiori costi di produzione. Questo ci espone costantemente alla volatilità dei prezzi del gas che in un contesto geopolitico complesso come quello che stiamo vivendo e la cui prospettiva pare ancora più difficile nei prossimi anni risulta un elemento di grave vulnerabilità del sistema Paese. Per tale ragione il processo di decarbonizzazione della generazione elettrica, oltre che della produzione industriale, in tutti quei settori in cui si può accelerare e l’aumento anche in parallelo dell’elettrificazione dei consumi creerà nel medio termine le condizioni per una migliore autonomia strategica, una minore esposizione alla volatilità dei prezzi e ad un complessivo miglioramento della sicurezza nazionale.

Nel breve termine, quali strumenti ha un operatore come Cva per proteggere clienti e imprese dalla volatilità?

Come molti ricorderanno, noi abbiamo proposto un contratto a prezzo fisso per sette anni già due anni fa riservato esclusivamente alla Valle d’Aosta, per mettere al riparo i nostri clienti proprio da questo tipo di volatilità e che ha consentito in questi anni di tenere al riparo tutte quelle famiglie che hanno sottoscritto questo contratto e che per noi sono la maggioranza dei clienti. Questa offerta risulta ancora sul portale di ARERA essere la migliore offerta disponibile sul mercato nazionale. Per coloro che invece hanno scelto di mantenere la loro utenza legata al prezzo di mercato se questa situazione si protrarrà, rischiano evidentemente un aumento che è fissato dalle regole dell’autorità per l’energia.

Giuseppe Argirò
Giuseppe Argirò

Dopo le crisi energetiche degli ultimi anni, l’Italia è strutturalmente più resiliente o restiamo vulnerabili a tensioni in Medio Oriente?

Il Paese ha fatto progressi molto importanti, ma a mio avviso non sufficienti rispetto a quelle che erano le potenzialità della transizione. Tutti devono lavorare per creare un ecosistema più idoneo ad accelerare il processo degli investimenti attraverso gli strumenti più idonei che garantiscano la sostenibilità di questi stessi investimenti in modo particolare nell’idroelettrico. Ricordo che il settore energetico in Italia è il settore che investe di più in assoluto e che garantisce nella sua parte rinnovabile il maggior impatto, anche in termini occupazionali rispetto a tutte le altre fonti di generazione. La bolletta delle famiglie è rappresentata per un 60% dal trasporto privato, che è ancora oggi dipende dal petrolio e quindi ci mantiene in un quadro di fragilità. Per questo l’elettrificazione del trasporto pubblico e privato è un elemento essenziale a fianco alla generazione da fonti rinnovabili, per ridurre questa esposizione.
Un altro 20% sempre della bolletta delle famiglie è dato dal consumo di gas per uso domestico pertanto occorre lavorare per favorire l’elettrificazione dei consumi, penso in particolare a quelli domestici, cioè la cucina e il riscaldamento per limitare questi rischi come famiglie e come sistema Paese.

Se il conflitto dovesse protrarsi, servirebbe un nuovo decreto bollette o misure strutturali?

Il governo deve fare il governo e cerca di intervenire con provvedimenti che dal suo punto di vista possano ridurre il costo dell’elettricità. Queste misure sono condivisibili nell’obiettivo finale, ma a mio avviso non danno una risposta strutturale al sistema che passa necessariamente attraverso la decarbonizzazione del sistema energetico del paese. Questo processo è un processo certamente lungo e complesso, ma abbiamo ampi spazi di miglioramento e di accelerazione. Più tardiamo e più rimaniamo esposti alle ricadute negative che colpiranno soprattutto la parte più fragile della nostra società. Peraltro, oltre a migliorare le condizioni di sicurezza e di competitività dei prezzi attraverso il processo di decarbonizzazione come noto, si dà un contributo rilevante alla riduzione dell’inquinamento che ancora oggi porta a significative morti premature per malattia e contribuisce alla lotta al cambiamento climatico che è la più grande emergenza globale.

È sostenibile continuare con interventi emergenziali o occorre una riforma complessiva della struttura tariffaria?

Non è la modalità con cui si determina la struttura tariffaria che fa il prezzo, che è uguale in tutta Europa. Esiste un unico modo strutturale per ridurre il prezzo delle bollette ed è quello di modificare il mix energetico riducendo l’esposizione al gas e utilizzando le nuove tecnologie laddove è possibile e ogni volta che è possibile. Non siamo lontani da quel traguardo che è posto nella stessa programmazione nazionale attraverso il piano nazionale per l’energia e il clima a posto come obiettivi. Troppe norme tuttavia non perfettamente coerenti con quella strategia nazionale rischiano di rallentare questo processo e di rinviare il momento in cui vedremo finalmente migliorare la nostra competitività sui prezzi dell’energia.

In un contesto di incertezza geopolitica, quali sono le priorità di investimento per un gruppo come Cva?

Per noi la priorità rimane l’attuazione del piano industriale e garantire al gruppo una prospettiva positiva di lungo termine che la metta al riparo dai diversi rischi presenti e che solo attraverso la diversificazione si possono mitigare. La solidità finanziaria del gruppo e la capacità operativa ci hanno consentito di affrontare anche questa fase di ulteriore tensione sui mercati in maniera molto positiva. Il contesto geopolitico impone all’Europa di accelerare sul processo di decarbonizzazione per migliorare la propria condizione di sicurezza dell’approvvigionamento energetico. In Italia CVA è una delle protagoniste di questo processo che consentirà all’azienda, come ha fatto fino ad oggi di raccoglierne i frutti importanti che continueranno a garantire una rilevante ricaduta sulla comunità valdostana.

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