Energia rinnovabile, nasce CREALab: storage di lunga durata sviluppato anche con Cva

Il progetto punta a sviluppare una nuova tecnologia di accumulo energetico di lunga durata, realizzando modelli per la progettazione di sistemi di storage integrati e algoritmi avanzati per la loro gestione, con test e validazioni in ambienti operativi reali.
CVA CREA Render aggiornato
Economia

Sviluppare una tecnologia di accumulo energetico industriale con una durata pari o superiore alle sei ore, basata su materiali riciclabili e rigenerabili. È questo l’obiettivo di Circular Renewable Energy Area Living Lab (CREALab), il progetto presentato alla fiera KEY – The Energy Transition Expo di Rimini.

L’iniziativa coinvolge Cva, Podium Engineering, Torino Airport, aizoOn Consulting, il Politecnico di Torino e l’Istituto Italiano di Tecnologia. Il progetto punta a sviluppare una nuova tecnologia di accumulo energetico di lunga durata, realizzando modelli per la progettazione di sistemi di storage integrati e algoritmi avanzati per la loro gestione, con test e validazioni in ambienti operativi reali.

Il programma ha un valore complessivo di 10,3 milioni di euro, di cui 7,4 milioni di contributo pubblico, finanziato attraverso un decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

L’esigenza nasce dall’evoluzione del sistema energetico nazionale, caratterizzato da una crescita costante delle fonti rinnovabili non programmabili, come fotovoltaico ed eolico. In questo contesto i sistemi di accumulo diventano sempre più importanti per separare nel tempo la produzione dal consumo di energia, garantendo maggiore flessibilità alle reti elettriche e contribuendo agli obiettivi di decarbonizzazione.

La stessa necessità si pone anche nei sistemi industriali, dove la diffusione di impianti rinnovabili richiede soluzioni in grado di stabilizzare la rete e gestire la variabilità della produzione.

Oggi non esiste ancora una tecnologia dominante per lo stoccaggio energetico di lunga durata. Le batterie agli ioni di litio sono molto diffuse, ma risultano meno adatte per applicazioni superiori alle quattro ore. Per sostenere la crescita delle rinnovabili serviranno quindi sistemi capaci di accumulare energia per periodi più lunghi, anche su scala plurigiornaliera o stagionale.

In questo scenario, CREALab punta allo sviluppo di una nuova tecnologia nazionale denominata Novel-BT, progettata per applicazioni industriali e con una durata di accumulo superiore alle sei ore.

La tecnologia sarà poi testata in due dimostratori.

Il primo (DEMO1) sarà realizzato presso Cva, produttore italiano di energia esclusivamente da fonti rinnovabili. Qui la tecnologia Novel-BT sarà integrata con altri sistemi di accumulo già installati o in fase di installazione per creare un sistema di accumulo ibrido (Hybrid Energy Storage System – HESS), capace di fornire diversi servizi alla rete elettrica. Il sito potrà inoltre diventare un centro di competenza per la validazione di tecnologie di storage, aperto anche a enti di ricerca e aziende esterne.

Il secondo dimostratore (DEMO2) sarà sviluppato presso l’Aeroporto di Torino, dove il sistema sarà integrato nella smart grid aeroportuale per massimizzare l’autoconsumo dell’energia rinnovabile prodotta in loco. In particolare sarà collegato a un impianto fotovoltaico progettato per avere un basso impatto elettromagnetico e garantire la compatibilità con i sistemi radar. L’obiettivo è contribuire alla decarbonizzazione del settore dell’aviazione, sempre più orientato verso l’elettrificazione delle operazioni di terra.

Le attività di ricerca saranno supportate da un simulatore avanzato in grado di analizzare portafogli eterogenei di impianti rinnovabili e valutare le prestazioni delle diverse tecnologie di accumulo, individuando l’architettura più efficiente e la dimensione ottimale dei sistemi, con l’obiettivo di ridurre il costo complessivo dello storage.

Parallelamente saranno sviluppati algoritmi per ottimizzare la gestione dei sistemi energetici in condizioni operative variabili, simulando anche l’espansione progressiva della capacità di accumulo e il dispacciamento combinato di produzione e storage.

Un aspetto centrale del progetto riguarda infine la sostenibilità industriale. L’utilizzo di materiali a basso impatto ambientale, riciclabili e rigenerabili, potrebbe favorire la nascita di una filiera nazionale dello storage energetico, riducendo la dipendenza da forniture strategiche estere e aprendo prospettive di replicabilità su scala industriale.

A CVA e Politecnico di Torino 7,4 milioni dal Ministero dell’Ambiente

15 gennaio 2026

Cva e il Politecnico di Torino hanno ottenuto un finanziamento di 7,4 milioni di euro nell’ambito di un bando del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, destinato a sostenere — su una dotazione complessiva di 62 milioni di euro — progetti di ricerca e innovazione capaci di contribuire all’integrazione delle energie rinnovabili nel sistema energetico, allo sviluppo di soluzioni di accumulo e flessibilità, al miglioramento della produzione di idrogeno verde e all’innovazione tecnologica nel settore energetico.

Il progetto, come spiegato ieri in Consiglio regionale dall’assessore alle Attività produttive Luigi Bertschy, potrà in futuro confluire nel progetto Crea (CVA Renewable Energy Area), previsto nell’ex area Tecdis. Il punto sull’investimento della società, annunciato nei mesi scorsi, è stato affrontato in Aula in risposta a un’iniziativa del consigliere Simone Perron (Lega VdA).

“Il CdA di CVA è cambiato, così come la Giunta regionale, ma abbiamo ribadito l’importanza dell’obiettivo strategico e l’interesse a portarlo avanti. La volontà è procedere per tappe, a partire dalla realizzazione del progetto già finanziato con il Pnrr, relativo all’impianto a idrogeno verde”, ha spiegato Bertschy. “Attualmente la società dispone dell’area tramite un contratto di locazione, ma nel dicembre 2025 ha esercitato il diritto di prelazione presentando un’offerta per acquisirla definitivamente”.

Il progetto CREA rientra nelle filiere strategiche individuate dal piano industriale di CVA. “L’obiettivo è operare nel settore dell’energia, in coerenza con la vocazione della società, per sostenere la transizione energetica e rafforzare il sistema produttivo regionale, consolidandone competitività e attrattività», ha concluso l’assessore. «Si tratta di un progetto che dovrà integrarsi fortemente con il territorio per garantire uno sviluppo sostenibile. Entro il 2026 puntiamo a completare la fase di analisi per avviare pienamente questa direttrice, attrarre nuove imprese, start-up e talenti giovani. È attraverso l’eccellenza e la qualità degli investimenti che una regione piccola, ma con grandi ambizioni, può affrontare le sfide del mercato globale”.

Nell’area ex Tecdis nasce Crea, il distretto delle rinnovabili: un polo per innovazione e formazione

25 febbraio 2025

Non sarà solo la nuova sede di Cva, ma l’ex Tecdis e tutta l’area dove sorge si appresta a diventare nei piani dell’azienda una sorta di “Silicon Valley”. La tecnologia al centro del distretto “nazionale” sarà quella delle rinnovabili. “Sarà un luogo dove si non si farà solo innovazione e ricerca, ma anche formazione e educazione” spiega l’amministratore delegato di Cva Giuseppe Argirò. Un polo di attrazione, anche “grazie alla qualità della vita offerta” ,per chi vuole lavorare ma anche formarsi e specializzarsi sul tema. I dettagli del progetto sono stati svelati questa mattina durante il primo appuntamento di Smau Valle d’Aosta alle Pépinières d’Entreprises. Realizzato in collaborazione con la Regione, l’evento, lungo tutta la giornata di oggi, martedì 25 febbraio, sarà  l’occasione per mettere in connessione, in modo nuovo, imprese, startup, soggetti intermedi e attori della pubblica amministrazione, per condividere esperienze di innovazione e favorire la nascita di nuove partnership.

Nel corso del primo “live show”, dedicato all’open innovation, è stato mostrato Crea in un video, nome dato al distretto delle tecnologie rinnovabili. Il progetto di recupero urbano, condotto assieme al Politecnico di Torino, vedrà la realizzazione di un edificio di 19mila metri quadri capace “di produrre molta più energia di quanto consuma.”

Nel distretto saranno presenti tutte le energie rinnovabili, compreso l’idrogeno. E’ infatti avviato l’iter per realizzare un impianto di elettrolisi per la produzione di idrogeno rinnovabile, che sarà alimentato da un impianto fotovoltaico, connesso a un impianto di accumulo elettrochimico, entrambi installati nell’area dismessa, oltre che da una nuova pala eolica che verrà installata nell’attuale parco presente a Saint-Denis. Una volta in funzione l’impianto potrà produrre fino a 140 tonnellate di idrogeno all’anno, da utilizzare per alimentare il trasporto pubblico regionale. Il progetto, che dovrà essere realizzato entro il 2026 è finanziamento con risorse Pnrr per 6,1 milioni di euro.

Smau Valle d'Aosta
Smau Valle d’Aosta

Ben più consistente l’investimento che Cva metterà in campo per creare il distretto tecnologico. “Oggi è difficile fare una stima puntuale, l’operazione potrebbe aggirarsi in un range fra i 30  e i 50 milioni di euro“. Risorse che l’azienda conta di investire di tasca propria, ma di poter anche ottenere attraverso finanziamenti ministeriali e europei. “L’idea è di costruire un polo che abbia una valenza non solo nazionale anche europea.  – racconta Argirò – Oggi abbiamo la forza per farlo e ci crediamo, convinti che sia un modo per far ricadere valore sul territorio”.

Uno degli obiettivi principali del distretto sarà la creazione di nuove professionalità. “Il tema della formazione è strategico – ha sottolineato Argirò – e coinvolgeremo l’Università della Valle d’Aosta, nonostante oggi non abbia facoltà Stem, perché deve essere parte di questo percorso”.

L’idea è di sviluppare percorsi di formazione a diversi livelli formazione tecnica di base con il coinvolgimento degli ITS, per avviare i giovani a carriere nel settore delle rinnovabili, ma anche alta formazione manageriale, per garantire il passaggio di competenze tra generazioni e rispondere alla crescente domanda di figure specializzate come ingegneri elettrici, ambientali e project manager.

“Stiamo vivendo una transizione energetica da anni, ma a livello nazionale manca ancora un grande piano di formazione per preparare le persone a questa trasformazione. Noi vogliamo colmare questo vuoto, creando opportunità di crescita professionale e attrattività per giovani talenti, anche da fuori regione”.

Cva sta ora completando l’acquisizione dell’area e il processo autorizzativo. L’obiettivo è iniziare i lavori entro la fine dell’anno, con la posa della prima pietra prevista entro il 2025. L’attuale sede dell’azienda resterà operativa e continuerà a ospitare le attività di ingegneria e tecnica del gruppo.

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