Emily Rini accusa Viérin. “non ha espresso dissenso negli organi ma sui giornali”

Con una la lettera inviata in redazione Emily Rini interviene nel dibattito interno all'UV rispondendo a Viérin. Dice: "Per dialogare bisogna essere in due. Io di dialoghi ne ho visti pochi, di monologhi sui giornali tanti".
Emily Rini
Politica

Non avevo mai ritenuto opportuno rilasciare dichiarazioni sui fatti politici di questi giorni, poiché ho sempre preferito parlare nelle sedi opportune – cosa che ho puntualmente fatto – per il massimo rispetto che ho delle persone e del Movimento al quale appartengo. E’ con grande dispiacere che leggo la “riflessione-sfogo” dell’Assessore Laurent Viérin riguardo alla riunione di ieri e sulla quale mi sento in dovere di esprimere la mia posizione. Sfogo nel quale si travisano artatamente i concetti espressi da quelli che chiama i vertici dell’Amministrazione regionale e della nostra più alta Istituzione.

E’ grave che deformi il dovuto confronto – per altro da lui stesso invocato con lettera – all’interno del nostro movimento, liquidandolo come un “processo di caccia alle streghe”. Nessuna caccia alle streghe, ma un chiarimento sì. Questo era dovuto, sia nei confronti dei colleghi del suo gruppo consiliare, sia nei confronti dei vertici del Mouvement. Non si può pensare di lanciare il sasso nello stagno e poi ritirare la mano. Ma per dialogare bisogna essere in due. Io di dialoghi ne ho visti pochi, di monologhi sui giornali tanti.

Ieri mi sono permessa di fare due puntualizzazioni: la prima è che, come gruppo degli eletti, ci vediamo tutti i lunedì. In tutte le occasioni si è parlato di pirogassificatore. Nessuno – così come è per altro avvenuto nella riunione di ieri – ha mai espresso perplessità sia riguardo alla scelta dell’impianto (e c’è un voto di Consiglio che lo conferma) sia riguardo alla scelta del non voto. Scelta che è stata discussa e condivisa in seno al gruppo degli eletti e sulla quale nessuno, ripeto nessuno, ha mai espresso né dissenso né obiezioni al riguardo. Salvo poi apprendere da altre fonti che vi erano posizioni diverse: non è normale che per ascoltarle si debba fare il giro dei bar o leggerle sui giornali.

Il secondo punto che ho evidenziato riguarda la scuola. Non solo chiedo ma pretendo che la scuola sia libera, sottolineo libera. Ma chiedo che si faccia educazione e non propaganda politica. Non si possono usare i bambini e i ragazzi per scopi elettorali di qualsiasi tipo. E’ un principio fondamentale di democrazia sul quale non ci possono essere deroghe. La cosa più grave è che si voglia far passare che qualcuno vuole “controllare” o limitare l’espressione nelle scuole: al contrario, la mia osservazione andava nella direzione esattamente opposta, ovvero era a garanzia della neutralità e dell’imparzialità dell’educazione dei nostri figli e, quindi, volta ad assicurare la massima libertà d’espressione nelle Istituzioni.

Emily Rini

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