“Il rispetto delle forme e delle regole può salvare la democrazia”

Massimo Sgrelli, ex capo del del cerimoniale di Stato, è intervenuto a Saint-Vincent al convegno sulla comunicazione pubblica e sul cerimoniale.
I relatori del convegno sulla comunicazione pubblica e i nuovi media
Politica

Il cerimoniale come forma di comunicazione è stato il tema di un convegno organizzato al Grand Hotel Billia di Saint-Vincent che nella mattina di oggi, venerdì 22 settembre, ha visto protagonista Massimo Sgrelli per anni a capo del del cerimoniale di Stato  della presidenza del Consiglio dei ministri.

“Il cerimonialista non è un cerimoniere. Il cerimoniale è uno degli strumenti con cui le istituzioni pubbliche si comunicano verso l’esterno” ha detto Sgrelli in apertura del suo intervento, iniziando a mettere i puntini sulle i di una professionalità di cui egli stesso è uno dei massimi teorici in Italia. 

Il cerimoniale si occupa della simbologia nelle istituzioni pubbliche e dei cerimonialisti spesso non ci si accorge, a meno che succeda qualche incidente.

“Si pensi alla visita del presidente iraniano in Campidoglio con la copertura delle nudità delle statue” ha ricordato Sgrelli, che all’epoca del fatto non era più a capo del Cerimoniale di Palazzo Chigi. “Tutta la colpa è stata attribuita al cerimoniale, ma ricordo a tutti che la prassi vuole che quando un ospite ha valori incomprimibili, ci si adegui alle regole dell’ospite. Non è stato un segno di sottomissione, ma di supremazia”.

Per Sgrelli, il cerimoniale contribuisce a un’armonia degli elementi, per dare importanza alle regole formali e istituzionali: “Ai nostri giorni l’uomo sta consumando più risorse del pianeta rispetto a quanto il pianeta sia in grado di produrne. E allo stesso modo noi stiamo consumando le nostre istituzione e la nostra democrazia chiedendo ad esse cose che le istituzioni non possono dare”.

L’ex capo del cerimoniale di Palazzo Chigi, però, non riesce a nascondere una certa nostalgia per la politica degli albori della nostra democrazia: “Durante l’assemblea costituente accadeva che si dibattesse con discorsi estremamente elevati con citazioni in greco e latino. Cos’è successo in questi anni se ai nostri tempi sentiamo volare i vaffanculo in aula?”.

Anche la semplice esposizione delle bandiere al di fuori delle sedi istituzionali è un modo per comunicare. “A volte però – sorride Sgrelli durante il suo intervento – le facciate dei nostri municipi sono diventate delle bacheche che nulla hanno a che vedere con il cerimoniale. Un cittadino ad esempio, passando sotto una sede istituzionale dovrebbe capire di quale istituzione si tratta”.

L’evento che prosegue il 23 settembre nell’auditorium di Skyway, è organizzato dalla Presidenza e dall’Assessorato del turismo, sport, commercio e trasporti della Regione autonoma Valle d’Aosta, dall’Associazione nazionale cerimonialisti enti pubblici, dall’Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale, con il patrocinio di numerosi enti e soggetti, tra cui l’Ordine dei giornalisti della Valle d’Aosta. I numerosi incontri previsti sono accomunati dall’analisi e dalle soluzioni adottate nel periodo di cambiamento che la tradizionale comunicazione istituzionale e il cerimoniale stanno attraversando in ragione dell’espansione dei nuovi media. 

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