In Italia partono le zone franche urbane. Ma fra le 22 aree manca la Valle d’Aosta

Secondo il piano varato dal governo, sembrerebbe accantonata l’idea del presidente della Regione di creare delle zone franche montane. Domani, giovedì 29, il Rollandin interverrà a Roma alla Conferenza dei presidenti delle Regioni.
Il presidente della Regione, Augusto Rollandin
Politica

Se ne parlava da tempo, ma da oggi il progetto delle zone franche urbane potrebbe diventare realtà. L'idea, presentata oggi di ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, prevede agevolazioni fiscali e previdenziali a favore delle imprese in zone delimitate di comuni particolarmente depressi del Paese. E sono 22 le zone individuate dal governo: due al nord e venti al centro – sud. Manca la Valle d'Aosta dove la zona franca è prevista dallo statuto speciale d'Autonomia, ma fino ad oggi rimasta lettera morta.

E secondo il piano varato dal governo, sembrerebbe accantonata l'idea di Augusto Rollandin di creare delle zone franche montane. "Oggi – aveva dichiarato il presidente della Regione in un'intervista al Sole 24 Ore Nord Ovest del luglio 2008 – con la normativa europea non è più possibile come un tempo offrire contributi a fondo perso per l'insediamento. Stiamo però studiando la procedura per attuare una formula sperimentale di zona franca montana". Ma in una nota, il president6e della Regione ribadisce il proprio impegno per l’istituzione di zone franche montane prevedano agevolazioni ed incentivi previdenziali e fiscali in grado di attrarre gli investimenti di capitale e sostenere le imprese, con benefici per l’occupazione.
 
"Domani, giovedì 29 ottobre – ha dichiarato il presidente Rollandin – interverrò a Roma, nell’ambito della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, in qualità di Coordinatore della Commissione montagna e in quell’occasione sarà mia premura sollevare la questione. Ho già avuto modo di affermare che l’approccio delle zone franche montane potrebbe riaprire, da una prospettiva diversa, la complessa questione dell’attuazione dell’articolo 14 dello Statuto speciale della Valle d’Aosta".

"È triste – scrive oggi il consigliere regionale del Popolo della Libertà, Enrico Tibaldi, nel suo blog – constatare che l'Europa usi più pesi e più misure nel definire la legittimità delle zone franche, guardando con occhio favorevole alcune situazioni e voltando le spalle ad altre. Se nel definire queste 22 nuove aree è valso il criterio dello svantaggio socio-economico, vale la pena ricordare a Bruxelles che la montagna rappresenta intrinsecamente una condizione difficile per la vita dei suoi abitanti". E Tibaldi aggiunge: "Condizioni, queste, che sono state completamente ignorate dall'Europa e dallo Stato Italiano e, quantomeno, sottovalutate dalla stessa Valle d'Aosta. Altrettanto sintomatica è stata poi l'indifferenza della classe politica valdostana nel cercare di cogliere l'evoluzione che stava avvenendo col processo di unificazione europea e di convertire il vantaggio fiscale (dei buoni benzina, ndr) guadagnato nel 1949 e concepito come zona franca di consumo nella formula più moderna della zona franca d'impresa".

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