Inchieste su agricoltura e sanità: il consumatore può sentirsi tradito o addirittura truffato?

Le indagini della magistratura su fontina e sul DH per il numero di persone coinvolte in un caso e per la delicatezza del settore nell'altro rischiano di colpire la fiducia dei consumatori valdostani. L’opinione di Paolo Louvin e Joseph Rivolin.
Politica

Riprendiamo, dopo una lunga pausa, dovuta in primis alle elezioni amministrative, la rubrica “Pro & Contro”. Lo spirito di questo spazio periodico non è cambiato: “Pro & Contro” è una rubrica che mette a confronto, su grandi temi di attualità, due punti di vista e due modi di guardare e di leggere la realtà portati avanti da due esponenti politici di cui è (o dovrebbe essere) chiara l’appartenenza, ma che non ricoprono, al momento, incarichi a livello istituzionale o amministrativo.

Per questo motivo abbiamo, a malincuore, salutato Carlo Curtaz, eletto in Consiglio comunale nel maggio scorso. A lui va il mio ringraziamento e quello di tutta la redazione di Aostasera.it per la sua disponibilità, per essersi messo in gioco e per aver contribuito, con i suoi interventi, a rendere questo spazio vivace, frizzante e a tratti provocatorio. Abbiamo proposto di raccogliere il testimone a Paolo Louvin convinti che il suo stile acuto, ironico e pungente e la sua capacità di guardare la Valle d’Aosta in modo sfrontato manchi ormai da troppo tempo dalla rete. Si confronterà con quello che è ormai un veterano di questa rubrica, Joseph Rivolin.

Buona lettura

Nathalie Grange

Paolo Louvin

Stalle infette. Stalle d’oro. Contributi a pioggia. Contributi su tutto. Sono soldi pubblici quelli destinati all’agricoltura, che una Regione un tempo ricca distribuiva per sostenere un’economia di montagna debole nel confronto con quella di pianura. E la stessa Regione, mi si dice oggi un po’ meno ricca, continua a distribuire. Gli stessi soldi che hanno consentito di realizzare chilometri di strade poderali, decine di impianti di irrigazione, stalle modello, riorganizzazioni fondiarie, risanamenti. Spese sempre giustificate dalla politica della compensazione tra la povera montagna e la ricca pianura.
Ma chi doveva controllare come sono stati spesi i soldi pubblici? Quale risultato hanno prodotto? Sembra che nessuno debba portarla questa croce. Sono tutti stupefatti: consiglieri regionali, veterinari, agricoltori. Ciascuno sgrana tanto d’occhi: ma chi, io??? E il cittadino, il consumatore, il valdostano che fa? “Si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità …” scaricando così la rabbia per non poter incidere minimamente sul cambiamento delle cose. Perché questa non è la prima o la seconda repubblica, è un luogo al di fuori del tempo, forse il migliore dei mondi possibili. È la vera, l’unica, inossidabile repubblica delle fontine! Dove però vivono, oltre alle mucche, anche le persone. Che a volte si ammalano. E vorrebbero andare a farsi curare dalla sanità pubblica. Che invece preferisce aprire alla sanità privata.
E allora le convenzioni, le cliniche, quella nuova di Saint-Pierre (qualcosa mi dice che ne sentiremo parlare prima o poi), i problemi del Day-Hospital. Ma queste convenzioni chi le scrive? Le avranno fatte le gare d’appalto? E chi controlla? Se il controllato e il controllore sono sulla stessa barca non bisogna agitarsi troppo per non farla rovesciare: i primari dell’ospedale pubblico operano in una struttura privata convenzionata con l’ente pubblico. E chi si mette contro un primario? E il cittadino, il paziente (che avrebbe dovuto perdere un po’ di pazienza a questo punto), il valdostano che fa? Si costerna, s’indigna ecc…
Ma ha perso la dignità per gridarlo forte. Perché forse, se il primario fosse lui, forse, dico forse, si comporterebbe nello stesso modo. Ma sì. Facciamoci perdonare, distraiamoli un po’ questi valdostani che leggono brutte cose sui giornali. Tutti ad ascoltare Claudio ed Elisa in piazza Chanoux. Non solo panem in Valle d’Aosta ma fontinam et circenses. E ai mancati controlli, chi ci penserà più?

Joseph Rivolin

Premesso che gli inquirenti e i magistrati fanno il loro lavoro, e più lo fanno, meglio è per la tranquillità dei cittadini, i polveroni giudiziari che ogni tanto si sollevano, e che trovano puntuale riscontro in polveroni mediatici, a volte suscitano qualche perplessità. Specialmente se un certo modo di riferire le notizie lascia l’impressione che, anziché colpire comportamenti illeciti di singoli, certe inchieste tendano a criminalizzare intere categorie di persone. Viviamo in un Paese dove, stando a quanto ebbe a dire a suo tempo il Presidente emerito della Repubblica Scalfaro, cinque Regioni su venti sono gravemente inquinate dalla criminalità organizzata; in un Paese dove per ogni giorno che Dio manda in Terra, o quasi, c’è qualche ospedale o clinica che contraccambia spedendo un paziente al Creatore. I rischi di un’eccessiva enfatizzazione mediatica delle illecite “furbate”, o presunte tali, di qualche allevatore o medico, trattate dalla stampa come se fossero crimini capitali, va ben aldilà della fiducia nei prodotti tipici o in qualche operatore ospedaliero; rischia, più che altro, di far perdere il senso delle proporzioni, alimentare il qualunquismo e, di conseguenza, il disimpegno sociale e politico. E si sa bene che il disimpegno dei cittadini è l’ingrediente-base della ricetta che serve a preparare il totalitarismo.

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