Politica di Lorenzo Piccinno |

Ultima modifica: 7 Giugno 2019 20:09

Lavevaz: “Soluzione della crisi in qualche settimana, altrimenti al voto”

Quart - Il presidente del Mouvement, ieri sera, ha spiegato alle sezioni del Conseil Féderal la strategia del partito di fronte alla nuova crisi in Consiglio Valle.

Conseil FédéralConseil Fédéral - Immagine di archivio

“Qualche settimana”, per cercare di risolvere la crisi di maggioranza, altrimenti secondo il presidente dell’Union Valdôtaine Erik Lavevaz la soluzione sarà tornare al voto. Il Mouvement ha riunito ieri sera il suo parlamentino del Conseil Féderal, per fare il punto della situazione dopo il voto alle elezioni europee: situazione che vede nuovamente uno stallo in Regione, dopo che il consigliere Claudio Restano, a inizio settimana, ha comunicato la sua intenzione di sfilarsi dalla maggioranza guidata dal suo stesso compagno di partito, il presidente Antonio Fosson.

Riguardo all’ipotesi di una possibile convergenza in Aula con i due consiglieri di Rete Civica, Chiara Minelli e Alberto Bertin, su una possibile modifica della legge elettorale, già ritoccata qualche mese fa, Lavevaz ha fatto capire che questa da sola non può bastare per andare avanti: “Si tratta di un punto importante, ma non pregiudiziale per entrare in maggioranza”. Tradotto: se deve esserci un accordo tra i 17 in maggioranza e Rete Civica, questo deve andare al di là di un singolo punto, garantendo insomma agibilità anche sugli altri dossier.

Potrebbero quindi profilarsi delle elezioni anticipate, ma l’entusiasmo non è altissimo. Al di là della contingenza politica sfavorevole, un altro aspetto che preoccupa Lavevaz sono le casse del partito. Si parla di un passivo “di circa 60 mila euro”: non proprio l’ideale, per affrontare una campagna elettorale contro la Lega, della quale il presidente Uv ha infatti evocato l’enorme potenza di fuoco, dal punto di vista della capacità e della capillarità del messaggio elettorale, rimarcando però come le preferenze per il candidato locale Paolo Sammaritani fossero basse – una su sette, una su otto – rispetto ai voti complessivi.

Già la campagna delle europee è stata affrontata con molta cautela: “Per questioni di budget e opportunità è stata low cost”, ha spiegato il presidente. Riguardo all’opportunità, Lavevaz ha spiegato chiaramente ai suoi: “Immaginavamo che il risultato non sarebbe stato positivo e non volevamo spenderci in una tornata in cui le possibilità sarebbero state basse”. Anche la scelta di non insistere sulla candidatura del sindaco di Verrès Alessandro Giovenzi fa parte di questa logica al risparmio: “Sapendo che il risultato non sarebbe stato positivo abbiamo deciso di non bruciare un giovane amministratore, con tutta una carriera politica davanti”.

Ad aver contribuito a compromettere il risultato, secondo Lavevaz, è stata anche la confusione riguardo alla scelta di lanciare, assieme alla candidatura di Marco Gheller, l’idea di una federazione tra l’Union Valdôtaine e le altre forze autonomiste: “Molti iscritti sono rimasti disorientati: questa opzione vuole mantenere l’identità e il simbolo del nostro partito, ma è stata mescolata con con fusioni, riunioni e quant’altro, generando confusione”.
Secondo il presidente, ad alimentare queste incomprensioni “sono stati molti colleghi degli altri partiti, in particolare l’Uvp, che continuava ad insistere a parlare di soggetto nuovo”. L’Union Valdôtaine resterà Union Valdôtaine, quindi, e anche alle prossime elezioni comunali, nella primavera del 2020, “non si andrà nei Comuni a dire forzatamente di unire liste di diversi schieramenti autonomisti che per anni sono stati molto divisi”.

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