Una Lega timida ancora non si palesa in Valdigne

È la forza politica più attesa in Valle d'Aosta, ma nella Valdigne una volta fermamente autonomista, la Lega ancora tace e i sindaci uscenti ci riprovano (quasi) tutti
Pré-Saint-Didier
Politica

Aria di ricandidature in Valdigne: 3 dei 4 comuni che saranno chiamati a votare a maggio 2020 (Courmayeur slitta al 2022 n.d.r.), vedranno i sindaci uscenti pronti a rimettersi in gioco e chiedere ai cittadini la riconferma della fiducia del 2015. In una terra una volta profondamente autonomista, dove i partiti regionalisti trovavano voti e figure apicali, il risveglio post elezioni politiche 2018 aveva fatto tremare non poche posizioni; ora, che la Valle d’Aosta vive un momento di incertezza e sbigottimento palese, la Valdigne vaga alla ricerca di volti rassicuranti, ma per svelare le carte è ancora presto e tutti giocano sulla difensiva.

La voglia di continuare su progetti tracciati 5 anni fa sembra una sensazione comune ai primi cittadini della Valdigne che hanno la possibilità di ricandidarsi, tra di loro specialmente Loris Salice, sindaco di La Salle, il quale conferma la sua voglia di continuare dopo una legislatura non sempre facile: “Sono stati anni complicati, abbiamo avuto un lungo periodo di blocco dei bilanci e la difficoltà nel farli. Adesso c’è un po’ di respiro e questo aiuta anche a pensare e a progettare qualcosa di nuovo per il futuro. Molti progetti sono stati portati avanti e diventeranno realtà solo dopo le elezioni comunali, io non so se li vedrò compiuti come sindaco o solo come cittadino, ma quello che conta è che verranno messi in atto, quindi non sarà grave assistere a questo come residente, ma vorrei portare avanti ancora alcune cose”. Non ha dubbi Salice, che ha chiaramente dato la propria disponibilità insieme al suo Vice René Ettore Jacquemod. Dopo che le politiche 2018 nel comune alle porte della Valdigne avevano fatto registrare un balzo di La Lega – Salvini Premier, al momento nessuna intenzione è stata palesata, anche se in paese si vocifera di altre 2 liste pronte a dare battaglia a Salice: “Si parla della creazione di 2 liste, ma sono voci che già si rincorrevano 5 anni fa e poi invece non si fece nulla. Credo che il momento non sia dei migliori per nessuno e si fa una gran fatica a trovare gente che abbia voglia di investire il proprio tempo o anche solo di vincere la sfiducia nei confrotni della politica e dei politici specialmente”. Nessuna lista sicura al momento, ma un dato è certo: la disaffezione alla politica spaventa e crea problemi nel momento pre elettorale.

Se all’ombra di Maison Gerbollier solo Loris Salice risponde presente, a Morgex il sindaco uscente, Lorenzo Graziola, è costretto ad abbandonare per il raggiungimento di mandati consecutivi e non è molto ottimista per quel che verrà in maniera generale nello scacchiere politico valdostano e nazionale. Classe 1957, ex operaio forestale, Graziola ha negli anni almeno all’apparenza messo d’accordo tutti, creando a Morgex un feudo da lista unica sempre solido, nonostante una sezione UV presente e attiva, ma ora che il Re abdica non si capisce se la Regina sia pronta a difendere la scacchiera. Elena Luboz, Vice di Graziola, sembra essere l’unica forma di continuità possibile nella misura spiegata dallo stesso Graziola: “Con Elena non abbiamo ancora affrontato questo argomento in maniera chiara e definita, ovviamente il percorso e l’indirizzo che avevamo intrapreso ci sembrano ancora oggi validi e condivisi, rimane da capire se siano perseguibili e con quale squadra. Tante sono le cose che abbiamo iniziato e sarebbe un peccato non vederle terminate sotto lo stesso segno”. Una Luboz che si dice essere corteggiata anche dalla sezione UV, la quale però non si sbilancia nonostante i tanti incontri che proseguono a porte chiuse e che cerca di organizzarsi. Grande assente, per il momento, alla scacchiera della Tour de L’Archet, la Lega, che, nonostante abbia alcuni nomi spendibili, come Daniele Scalfi, che sembrerebbe essere papabile per la creazione di una lista, non ne ha forse abbastanza per chiuderla, come sottolinea il sindaco (quasi) uscente: “Non so se la Lega si stia organizzando, né come. Credo comunque che, anche se la Lega alle politiche abbia dato prova di grande forza e presa sulla popolazione dell’alta Valle d’Aosta, manchi di storia e di classe dirigente, motivi che non le consentono di avere una capillarità così forte da imporsi in diversi comuni. Inoltre penso che, se per le grandi elezioni nazionali si voti anche facendo scelte di etica e ideologia, nel comune si guardi ancora alla persona e alla pura amministrazione”. Graziola in ogni caso smentisce anche un nuovo tandem con la Luboz che vedrebbe i ruoli capovolti e lui come Vice: “In Valdigne l’unico che sta fermo sono io – scherza ridendo -, anche se la legge elettorale nuova mi permettesse di rimanere come Vice non lo farei, quindi smentisco e mi congedo con una frase di Frida Khalo che mi piace e che mi sembra significativa: Spero di non tornare mai più”.

A mollo nelle calde acque termali, protetti dall’orrido, tutto tace. Riccardo Bieller e Alessandra Uva ancora non sciolgono le riserve, trincerandosi entrambi dietro a un vago “non abbiamo ancora parlato di nulla”. Pré-Saint-Didier sembrerebbe al momento l’unico comune della Valdigne al sicuro da grosse scosse o ribaltoni, ma c’è comunque un po’ di amarezza per il primo cittadino che è preoccupato soprattutto per come la situazione regionale potrebbe influenzare l’affluenza alle urne: “Le scelte che con Alessandra (la Vice Sindaca Uva n.d.r.), abbiamo fatto, per quanto mi riguarda sono state vincenti; noi non ci stiamo ancora muovendo, la mia unica paura è che la gente decida di non votare perché è stufa; il periodo politico regionale non ci aiuta particolarmente”. La valanga verde Lega che, alle politiche 2018 ha proiettato la Valle d’Aosta verso un futuro che sarà sicuramente diverso, aveva incassato un 22.51% nella cittadina termale, ma non sembra per il momento la priorità di Bieller che ribadisce solo la sua preoccupazione nei confronti di un abbandono da parte della cittadinanza della voglia di partecipare al voto. A Pré-Saint-Didier l’inossidabile Bieller non sembra, per il momento, avere altri aspiranti allo scranno più alto.

Uno dei comuni dove la fascia da primo cittadino sembra essere più battagliata è La Thuile: in odor di Coppa del mondo di sci, il paese del Piccolo San Bernardo ha già 2 candidati sicuri e, visto l’esito delle comunali 2015, dove soli 5 voti hanno deciso la composizione del governo, nulla sembra scritto. Mathieu Ferraris è pronto a chiedere nuovamente ai suoi concittadini la fiducia accordatagli nella precedente tornata, conscio di avere già un avversario sicuro: Christian Manfredi, eletto nel 2015 con 91 voti nelle fila della lista civica guidata da Carlo Orlandi. Ferraris non si scompone, abbastanza certo delle decisioni prese finora e del percorso fatto con la sua squadra: “Ci sarà certamente l’alternativa, sono anni che so di avere un candidato sindaco che lavora, noi stiamo facendo le nostre valutazioni per capire come lavorare ancora al meglio per il nostro paese. Stiamo facendo incontri per capire e per sondare il terreno con chi vorrà lavorare insieme a noi. Abbiamo cercato la via dell’apertura, avviando contatti per una lista unica che desse continuità al paese, ma con dei nuovi innesti, purtroppo la nostra proposta è caduta nel vuoto per mancanza di volontà dall’altra parte e quindi lavoreremo per una lista nel segno della continuità con quanto fatto fino ad adesso”. Il candidato ombra non smentisce, anzi, rincara la dose e afferma che la sua candidatura era palese già 2 anni fa: “Per una questione di responsabilità e rispetto, 2 anni fa ho detto pubblicamente che mi sarei candidato a Sindaco di La Thuile. La mia è una scelta maturata nel tempo e non decisa all’ ultimo momento. Non è un sogno o desiderio personale, ma la volontà di dare un contributo diretto alla collettività. E sottolineo che la mia lista sarà una lista civica vera”. C’è maretta lungo l’antica via delle Gallie, ma la strada è tutta in salita.

Tace la Lega anche a La Thuile, il paese della Valdigne dove ha raggiunto il 16,71% alle politiche 2018, ma dove la cordata autonomista Lanièce-Favre era riuscita ad arrivare a oltre il 30%. Una Lega taciturna per il momento, ma senza dubbio già in moto da tempo per organizzarsi e radunare le truppe, anche se in difficoltà per numeri e capillarità. In nessun paese della comunità montana ai confini con la Francia il partito di Salvini ha esplicitato la sua presenza, segnale che forse significa semplicemente che cercherà di posizionare alcune persone di fiducia in liste affini o semplicemente di minoranza per costruire poco a poco quel sistema di classe dirigente che ancora le manca e quella struttura che nei comuni è indispensabile. L’inizio di una valanga verde ai piedi del Monte Bianco forse è rimandata o potrebbe essere solo molto timida.

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