Valtournenche divisa su tutto: “Clima di guerra”

Domenico Chatillard si dimette da assessore, criticando maggioranza e opposizione: «Stiamo degenerando, questo paese ha bisogno di armonia». Ad un anno dalle elezioni, gli schieramenti in Consiglio sono divisi su ogni questione.
Roberto Avetrani
Politica

C’è un assessore dimissionario, l’ex sindaco Domenico Chatillard, che rimanda al mittente le «strumentalizzazioni della minoranza» sulle sue assenze in Consiglio e spiega il suo passo indietro, dettato da una grave malattia, ma non risparmia critiche a tutto l’emiciclo. Un altro assessore, quello allo Sport e Cultura Massimo Chatrian, è assente per un infortunio sul lavoro, ma fa sapere tramite giornali di non approvare il clima di guerra nel Consiglio del paese ai piedi del Cervino: «Basta farsi un giro per Valtournenche per capire che le persone non sono proprio contente».

Il paese, quasi un anno fa, ha vissuto una campagna elettorale lacerante, che ha visto dividersi la sezione locale dell’Union Valdôtaine, tra chi aveva scelto come sindaco Giorgio Pession, ora capogruppo di una delle due minoranze, e chi invece ha preferito l’attuale primo cittadino Deborah Camaschella. Lo "scisma" era salito fino ai vertici del Mouvement, con Aurelio Marguerettaz a fare campagna per il primo e Augusto Rollandin a schierarsi per la seconda.

Ieri si è tenuto il secondo atto di un assemblea consiliare, che si era aperta due settimane fa, caratterizzata da molte polemiche. I temi su cui si sono infiammati gli animi sono stati tanti, da questioni importanti come la riorganizzazione della macchina amministrativa o il contributo dagli avanzi di amministrazione da dare alla Regione per scuole e anziani, fino all’estrazione di sette giovani a cui regalare una borsa per un viaggio studio, che ha causato l’uscita dall’aula del capogruppo di una delle due minoranze, Roberto Avetrani, in disaccordo sul metodo.

Camaschella, assieme al sindaco di Courmayeur Fabrizia Derriard, ha scelto di non partecipare più alle riunioni del Celva, per via della scelta della Regione di prendere gli avanzi di amministrazione dei Comuni, 1 milione e 600 mila euro per Valtournenche, per finanziare le microcomunità degli anziani. «È un motivo nobile – ha spiegato Camaschella in aula – ma il metodo ha penalizzato comuni virtuosi come il nostro». Pession ha insistito sul fatto che c’era il margine per respingere la decisione regionale: «Hanno votato a favore 47 sindaci e presidenti, con l’astensione di 23 e il no di altri 4 – spiega – se si sceglieva di partecipare si poteva cercare di convincere altri a opporsi».

Anche Chatillard, che dell’Assemblea dei sindaci è stato presidente, non è d’accordo con la scelta del sindaco: «Andare alle riunioni del Celva è importante – afferma – e mi dispiace Deborah per questa tua scelta». L’assessore dimissionario ha poi chiesto unità alle forze in Consiglio, «basta sputtanamenti, cerchiamo di lavorare insieme per il bene del paese», per poi lasciare l’aula in polemica con la minoranza che ha risollevato la questione della riorganizzazione della macchina amministrativa: «Ho parlato per niente, stiamo prendendo in giro la gente».

Le due minoranze contestano duramente metodi ed efficacia dell’operazione svolta sui dipendenti comunali. Tra le moltissime obiezioni si denuncia un aumento dei costi, dovuto a due nuove assunzioni, e si contesta la scelta di scegliere Cristina Camaschella, sorella del sindaco, come coordinatrice tra l’area tecnica e la Giunta: «È un ruolo che è già svolto dal segretario comunale», sostiene Pession. Avetrani ha invece denunciato un certo disagio tra i lavoratori: «Non è un caso se in sei hanno già chiesto di essere trasferiti».

«Gli uffici sono il motore per muoversi verso gli obiettivi che ci si è posti – ha replicato Camaschella – quindi non riorganizziamo per problemi con il personale, ma per raggiungere questi obiettivi». Il sindaco ha rivendicato la scelta di aver creato un’area finanziaria unica ed è infine intervenuta sulla sorella: «Tra cinque anni mi chiederete scusa: mia sorella è dipendente del Comune da 20 anni e non prende un euro in più dalle nuove disposizioni».

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