Vincitori e vinti delle elezioni comunali. Per i partiti è tempo di bilanci

A parole tutti - o quasi tutti - si dicono soddisfatti, ma facendo quattro conti, diverse forze politiche dovrebbero fare qualche riflessione sulle elezioni comunali di domenica scorsa.
Elezioni 2010 - Sala stampa
Politica

A urne chiuse, è il momento dei bilanci. A parole tutti – o quasi tutti – si dicono soddisfatti, ma facendo quattro conti, diverse forze politiche dovrebbero fare qualche riflessione sulle elezioni comunali di domenica scorsa.

Ad iniziare dall'Union Valdotaine che, nonostante rimanga il primo partito del capoluogo, rispetto al 2005 perde per strada un migliaio di voti. Una flessione che si aggrava se si conta che nel comune di Aosta alle regionali del 2008 il ‘mouvement' aveva totalizzato 6.641 voti e una quota del 33,73%, mentre in questa tornata elettorale i voti sono stati 4096 pari al 23,68%. Sta al presidente Ego Perron, ora, capire se è stata colpa della bella giornata di domenica o la svolta a destra ad aver provocato questa emorragia.

E non c'è da ridere nemmeno in casa Alpe dove tutti contavano di arrivare al ballottaggio. Se cinque anni fa Aosta Viva aveva ottenuto 3.306 consensi, il 16,52% del totale, e i Verdi per la città 1.371 (6,85%) oggi il partito guidato da Carlo Perrin, che riunisce sotto lo stesso tetto anche Renouveau, si ferma a 3.295 voti (19,05%). Va detto che fra "Autonomie, liberté, participation, écologie", le parole che compongono l'acronimo Alpe, è proprio la componente ecologista a prevalere. Degli ex Verdi sono entrati in consiglio comunale Carlo Curtaz, Dina Squarzino, Gianpaolo Fedi, Loris Sartore, mentre per gli ex di Vallée d'Aoste Vive ci sono Iris Morandi e Mario Vietti. A Carlo Perrin tocca ora tenere strette le redini della sua formazione politica se non vuole arrivare a una frantumazione a urne chiuse.

E' molto mobile anche l'elettorato del Popolo della Libertà che nel 2005 si presentava da solo sotto l'insegna di Forza Italia. Cinque anni fa la lista di Ettore Viérin raccoglieva 1.361 voti (6,8%) a cui bisogna aggiungere le 419 preferenze di Alleanza nazionale. Dunque, i conti potrebbero tornare visto che domenica il PdL ha preso 1.716 voti, anche se va tenuto presente che alle regionali del 2008 il partito di Berlusconi aveva portato a casa 2.863 preferenze. Il coordinatore Giorgio Bongiorno dovrà decidere se ha fatto un buon affare ad abbracciare gli autonomisti.

Anche Fédération autonomiste vive una certa flessione: i voti sono stati 1.717 nel 2005, 1283 nel 2008, 1337 nel 2010. Leonardo La Torre, secondo i ben informati, starebbe valutando un abbraccio con Giorgio Bongiorno e una federazione con il Popolo della Libertà.

Qualcosina perde anche il Partito democratico. Alle comunali del 2005, se sommiamo Democratici di sinistra e margherita, arriviamo a 2691 voti, alle regionali del 2008 a 2.633 e nel 2010 a 2.113. La speranza di Raimondo Donzel, che dichiarava di rappresentare il secondo partito della città e ora guida il quarto, era di arrivare al ballottaggio. Il compagno segretario deve decidere se dimettersi o meno come qualcuno ha iniziato a suggerirgli (qui cito testualmente Umberto Fossà, ex segretario per la concertazione dell'ex assessore Ferraris, intervenuto sul gruppo di Facebook di Aosta che vogliamo: "dimettiti! sei un orbo che vuole governare un osservatorio, te lo dissi dopo le regionali, te lo ripeto ora, dimettiti!").

Chi può gioire davvero è la Stella Alpina. Qui i numeri parlano chiaro: 2.011 voti nel 2005, 2.672 nel 2008 e 3.222 nel 2010 la portano ad occupare la posizione a cui aspirava il PD: quella di secondo partito della città. E adesso Rudi Marguerettaz potrà decidere se fare di Mauro Baccega, forte delle sue 1.248 preferenze personali, il "papa re" del capoluogo regionale.

 

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