Votantoine: Alpe, Sinistra e radicali e le primarie della tensione

Carlo Curtaz vince le "primarie boomerang" e guida, in bicicletta, una coalizione compatta, che può fare poca strada senza il PD e il resto della sinistra.
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Volti tirati negli incontri elettorali: le primarie-lampo hanno portato ad organizzare tre serate di fila, dal giovedì al sabato, in cui la società civile è in gran parte rimasta a casa, o ha contribuito ad allungare il brodo di sere – o nottate – insostenibili e al limite del sadomaso. I tre candidati, nell'ordine della scheda elettorale Mario Vietti, Carlo Curtaz e Paolo Momigliano Levi si sono dimostrati più "compagni di viaggio" che "avversari", come ha tenuto a spiegare Vietti.

Se un elettore dell'area "allargata del centro-sinistra" avesse partecipato agli incontri organizzati da Alpe, Federazione della Sinistra e associazione Loris Fortuna, oltre ad annoiarsi per l'ennesimo dibattito su Resistenza, 25 aprile e "svolta a destra dell'UV", tra citazioni di grandi pensatori del passato e filosofi, non avrebbe capito per quale motivo uscire di casa e andare a votare domenica 11 aprile, e soprattutto per chi: le questioni amministrative sono passate in secondo piano, e i tre candidati si sono rimbalzati la palla più per parlare degli aspetti comuni della coalizione che per i progetti individuali. Per fortuna le serate sono andate quasi deserte, e 826 aostani hanno votato facendosi le idee altrove.

Ha vinto Curtaz, il candidato in rampichino che, spiega, si comprerà una citybike "perché un sindaco non può girare in mountain bike per la città, ma deve dare il buon esempio ai cittadini, spostandosi in bicicletta o con i mezzi pubblici". L'esponente di ALPE, già consigliere regionale verde, farà "opera di persuasione sul PD, perché la politica dei Democratici l'hanno capita solo loro" e per cercare di battere i candidati del "patto di ferro Rollandin-Milanesio, che condizionerà il futuro della città, chiunque essi saranno".

Mario Vietti, secondo nei voti ma a metà strada rispetto a Curtaz, ha detto di essere convinto di "poter fare il sindaco almeno come Grimod" e ha parlato di "primarie che possono essere un boomerang, ma che sono una scelta politica chiara". E nelle ore successive al voto, il resto del panorama politico avrà vita facile a minimizzare i risultati.

"Prometto di non indossare cravatte a pois e, nonostante l'impegno costante, ammetto di non essere riuscito a far scrivere nulla sulla mia fedina penale": Momigliano si è fermato a 120 preferenze, buttandola sull'ironia anti-berlusconiana e cercando di "uscire dalla torre d'avorio dove spesso ci rifugiamo noi intellettuali".

Ha vinto un candidato non aostano, che spiega: "La politica di Aosta riguarda tutta la plaine, da Saint-Pierre a Quart. Serve una visione nuova dei rapporti con la Regione". Ha vinto il candidato più giovane, pur con oltre 50 anni sul groppone: per una volta i "longevi" – definizione di Renato Faval – si faranno da parte.

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