Politica di Silvia Savoye |

Ultima modifica: 30 Aprile 2010 0:00

Votantoine: L’Union che non parla francese, la sinistra divisa, la metropolitana e le t-shirt.

Aosta - I primi elementi di una campagna elettorale "folkloristica". Il continuo fiorire di proposte dai comizi e incontri pubblici.

Votantoine

Se siete timidi, non ponete mai la questione "Donzel sostiene che non lo abbiate cercato per un accordo al primo turno" a Carlo Curtaz e Iris Morandi: vi urleranno in coro "Coooosaaaa?!?", e tutti i presenti si gireranno per cercare di capire cosa sia successo di grave. "Ho provato a chiamare Donzel due o tre volte al giorno, ma non ha mai risposto – spiega Curtaz – e così abbiamo deciso di indirizzare una lettera aperta, a cui ha risposto in maniera scomposta. Il nostro elettorato ci chiedeva di andare uniti".
L'Union che non parla francese – ma l'ALPE sì – la sinistra divisa, la metropolitana e le t-shirt: elementi di una campagna elettorale folkloristica. Di seguito, il continuo fiorire di proposte nella prima settimana di comizi e incontri pubblici.

Giordano novello Martin Luther King
"Abbiamo un sogno", dice Bruno Giordano a tutti i candidati che lo sostengono, "e vogliamo realizzarlo con voi". "Partiamo per un lungo viaggio onirico che ha già basi solide", rilancia. Poi frena: "Ho parlato di sogno, ma non voglio far sognare gli aostani con chissà quale iniziativa: i progetti sono già tutti in cantiere".

Dosi cavalline di cemento keynesiano
ALPE si presenta in un locale nei pressi dell'Arco d'Augusto. Iris Morandi dribbla due avversari: "Siamo qui, in un bellissimo prato, a due passi da Sant'Orso e in un angolo eccezionale della città. Ma se usciamo di qui, è uno choc". Roberto Louvin fornisce un assist: "I nostri avversari vogliono rilanciare l'economia della città con una dose da cavallo di cantieri, che rischia di uccidere il paziente, ma non sono nemmeno in grado di portare a termine la ripavimentazione di una strada". Curtaz fa il goleador: "Quello tra UV e destra è un matrimonio d'amore probabile, d'interesse sicuro. 'Le mani sulla città' non è più soltanto un film di Francesco Rosi, c'è un vero e proprio comitato d'affari per spartirsi la torta delle grandi opere". E Louvin, per restare in tema calcistico, ringrazia "due colonnelli che hanno lasciato spazio a forze fresche", riferendosi ai non ricandidati Davide Bionaz e Titti Forcellati, "uno più tedesco e organizzato, l'altro più brasiliano e improvvisatore".

La contraerea autonomista
"Nessun comitato d'affari, non vogliamo adottare una politica keynesiana per andar giù di cemento", dice Giordano. Che poi però si lascia scappare un "Aosta ha bisogno di rivedere le gru che salgono". L'ex socialista si scatena: "Io non ho le medaglie di quarant'anni di politica di chi si spaccia per nuovo, non ho nessuno dietro e gradirei che i miei avversari si rivolgessero a me, non a improbabili manovratori". Poi si berlusconizza: "Dobbiamo parlare il linguaggio della verità contro i dispensatori d'odio e i partiti dei tanti no". Rilancia, nonostante abbia detto di voler superare le ideologie: "Ora c'è 'Sinistra per la città'. Quando chiedono il voto, non sono più comunisti, poi per cinque anni lo saranno di nuovo. Dalla parte opposta alla nostra, c'è la corazzata dell'ex armata sovietica". E si leva anche qualche sassolino dalle scarpe: "Quando parlo di partito del fare, è perché noi non andiamo a fotografare buchi nelle strade, a lavare i muri o a fare altre cose strane".

Everybody loves PD

Se Leonardo La Torre dice che "il programma del PD esprime tristezza e pessimismo: sarebbe bello avere competitori che rilancino e propongano, anziché disfare ciò che facciamo", l'ALPE spiega, per bocca di Curtaz, che "il PD insiste nell'attaccare la destra, ma sta in silenzio sull'UV che ha perso i propri ideali". Monteleone: non pervenuto.

T-shirt e t-shock
"La rivoluzione siamo noi" è il motto di Fédération Autonomiste: "L'ho fatto stampare su una t-shirt da dare al candidato sindaco Bruno Giordano. L'avrei fatta anche per Follien, ma non ho trovato la taglia", ironizza La Torre.

Progetti faro e fili
"Ho inteso il metrò come progetto faro della coalizione delle destre – dice Paolo Momigliano Levi, capolista di Sinistra per la città – paragonabile al ponte sullo Stretto per Berlusconi. Temo i tempi in cui gli amici di Torino e Milano ci prenderanno in giro per la metropolitana più corta del mondo, in una città di 35 mila abitanti". Giordano, tirato in causa, dice che "il progetto è un collegamento a fune, non un metrò: non siamo mica stupidi. Stenderemo anche la rete di fibre ottiche, così la città diventerà wireless". Che, nella babele di lingue della politica valdostana, sta per "senza fili".

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