Regressione nei disturbi del neurosviluppo: uno studio tra Genova e Aosta punta sulla riparazione del Dna

La ricerca, pubblicata sulla rivista Genetics in Medicine, indica che difetti nei meccanismi di riparazione del DNA possono portare a un progressivo accumulo di varianti genetiche, contribuendo alla regressione delle capacità cognitive e funzionali
Aosta genomi centre
Sanità

Perché alcune persone con disturbi del neurosviluppo perdono nel tempo abilità acquisite nei primi anni di vita – come la lettura o la comunicazione orale – mostrando una regressione invece di un miglioramento, nonostante percorsi riabilitativi e formativi continui?

Una possibile risposta arriva da uno studio condotto dall’Unità Operativa Complessa di Genetica Medica dell’IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova e dal Center for Clinical and Computational Genomics (C3G) dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Aosta.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Genetics in Medicine, indica che difetti nei meccanismi di riparazione del DNA possono portare a un progressivo accumulo di varianti genetiche, contribuendo alla regressione delle capacità cognitive e funzionali.

“Il nostro lavoro suggerisce che la regressione dello sviluppo osservata in una parte dei pazienti con disturbi del neurosviluppo possa essere favorita dalla combinazione di alterazioni in più geni coinvolti nella riparazione del DNA”, spiega la dott.ssa Maria Cerminara, prima co-autrice dello studio e ricercatrice della Genetica Medica del Gaslini. “Queste varianti compromettono la stabilità del genoma, favorendo l’accumulo di mutazioni somatiche ed espansioni di sequenze ripetute, fenomeni che potrebbero contribuire direttamente alla regressione neuroevolutiva.”

Il team si è concentrato in particolare su sei pazienti portatori di varianti genetiche in grado di alterare i processi di correzione dei danni al DNA. In questi casi, le mutazioni presenti fin dalla nascita possono facilitare l’insorgenza progressiva di nuove alterazioni nocive, portando nel tempo alla perdita di abilità precedentemente acquisite.

L’attenzione dei ricercatori si è concentrata soprattutto sul gene FAN1, noto per il suo ruolo nei meccanismi di riparazione del DNA e già associato ad altre patologie neurologiche.

“Grazie a tecniche avanzate di sequenziamento del DNA e all’uso di algoritmi bioinformatici innovativi, siamo riusciti a quantificare con precisione l’accumulo di varianti genetiche nei pazienti con regressione cognitiva”, spiega il dott. Giovanni Spirito, primo co-autore e ricercatore dell’IIT di Aosta. “In uno dei casi con varianti nel gene FAN1, l’instabilità genomica era così marcata da suggerire un processo attivo e progressivo durante lo sviluppo. Una scoperta che cambia il modo in cui interpretiamo l’origine di queste condizioni.”

Secondo la prof.ssa Aldamaria Puliti, coordinatrice del progetto e professoressa di Genetica Medica del Gaslini e del DiNOGMI dell’Università di Genova, “i risultati indicano che l’instabilità del genoma non è un fenomeno marginale, ma potrebbe rappresentare un elemento chiave per comprendere le forme più severe e regressive dei disturbi del neurosviluppo. Questa nuova prospettiva apre scenari inediti sia per la diagnosi sia per lo sviluppo di terapie personalizzate”.

Lo studio si inserisce pienamente nel contesto della medicina di precisione, che considera ogni paziente portatore di un profilo genetico unico. Comprendere a livello molecolare i meccanismi alla base dei disturbi del neurosviluppo può favorire diagnosi più accurate e interventi mirati, grazie a una stretta collaborazione tra clinici e ricercatori.

“Questi risultati inaugurano una linea di ricerca innovativa per comprendere le basi molecolari dei disturbi del neurosviluppo”, conclude il prof. Stefano Gustincich, coordinatore dello studio e direttore del C3G dell’IIT di Aosta. “Il lavoro dimostra ancora una volta quanto siano fondamentali le collaborazioni multidisciplinari nell’affrontare condizioni così complesse.”

La ricerca è stata condotta in collaborazione con l’Ospedale Fatebenefratelli di Milano e l’Ospedale Beauregard di Aosta ed è stata sostenuta da fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, del Ministero dell’Università e della Ricerca, del Ministero della Salute e da fondi europei.

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