A Cuba manca tutto: cibo, carburante, prodotti per l’igiene, alimenti per bambini, latte e farmaci. Gli scaffali dei negozi sono vuoti e quel poco che si trova finisce spesso nel mercato nero, dove i prezzi diventano proibitivi per chi non ha parenti all’estero in grado di inviare dollari o euro. Il peso cubano, la moneta locale, ha ormai perso gran parte del suo valore.
La capitale dell’isola, L’Avana, resta spesso al buio per i continui blackout causati da una rete elettrica vecchia e fragile. Una crisi energetica che affonda le radici nell’embargo e nell’isolamento internazionale imposto al governo cubano, e che oggi si traduce in una quotidianità sempre più dura da sostenere.
“Sono venuti meno i servizi essenziali, l’assistenza agli anziani così come la raccolta dei rifiuti”. A raccontare la situazione è Odalys Benitez, cubana, in Valle d’Aosta dal 1996. Oggi guarda con crescente preoccupazione al Paese in cui è nata. A L’Avana vivono ancora la madre, 94 anni, la sorella Raquel e la nipote Adamaris. “Sono tornata alcuni mesi fa e mi sono resa conto di come la crisi entri ogni giorno nella vita delle famiglie, costrette a fare i conti con privazioni continue”. “A pagare il prezzo più alto – racconta – sono soprattutto i più fragili: bambini, anziani e chi ha bisogno di cure e medicinali”.
Per chi, come lei, vive lontano ma ha ancora a Cuba i propri affetti più cari, l’impotenza si somma alla preoccupazione. Benitez è tra le fondatrici di Uniendo Raices, associazione nata nel 2001 per riunire donne latinoamericane desiderose di condividere con la comunità valdostana le loro tradizioni. Negli anni, però, l’associazione è diventata anche un luogo di inclusione, sostegno e aiuto concreto per molte donne immigrate.
Di fronte all’emergenza cubana, Odalys ha mobilitato l’associazione, che ha risposto subito. Insieme alla presidente Miguelina Baldera ha organizzato un pranzo cubano per raccogliere fondi destinati all’acquisto di beni di prima necessità da inviare alla popolazione. “Ci è sembrato un modo efficace e veloce per far conoscere la nostra cucina, stare insieme e raccogliere risorse preziose per aiutare”. La data da segnare in calendario è domenica 12 aprile.

Per fare in modo che gli aiuti arrivino davvero a destinazione, Odalys ha deciso di seguire in prima persona ogni passaggio. “Il governo spesso vende le donazioni: io non voglio che accada. Per questo ho attivato persone di fiducia che vivono lì e che conoscono bene le situazioni e i bisogni delle famiglie”.
Il sistema messo in piedi è semplice ma diretto. È la stessa Benitez ad acquistare, attraverso una piattaforma spagnola, i prodotti necessari. La merce viene poi spedita direttamente a Cuba, a casa di referenti fidati, all’Avana o in altre città dove esistono contatti diretti. Da lì vengono preparati i pacchi e organizzata la distribuzione. “Le persone individuate chiamano le famiglie per la consegna e tutto viene documentato con foto e video, così chi dona può vedere concretamente dove arriva il suo aiuto”.
Così facendo la solidarietà della comunità valdostana si trasforma in un aiuto concreto, un ponte da Aosta verso chi oggi a Cuba prova a resistere.



