Asili nido: l’Assessorato regionale contesta i dati diffusi da Cittadinanzattiva

Oltre 5 milioni 400 mila euro messi in campo per i servizi alla primissima infanzia con 1054 posti tra asili nido, garderie, tate famigliari e spazi gioco. Gianni Nuti, direttore delle politiche sociali "Obiettivi di Lisbona ampiamente raggiunti".
Asilo nido Hone
Società

“Nonostante il calo demografico, la Valle d’Aosta può vantare un indice di dotazione di servizi per la prima infanzia, rispetto ai nuovi nati, più elevato d’Italia con standard qualitativi altissimi e una distribuzione capillare sul territorio”. Non ci sta l’Assessorato regionale che coordina il sistema valdostano dei servizi alla prima infanzia, gestito poi dagli enti locali, a passare per la regione con la spesa mensile a carico delle famiglie più elevata d’Italia e con liste lunghe d’attesa per l’inserimento dei bambini come denunciato, nei giorni scorsi, da un’indagine di Cittadinanza attiva.

A settembre del 2011, secondo i dati diffusi dalla Direzione Politiche sociali dell’Assessorato Sanità, Salute e Politiche sociali, sono attivi in Valle 31 asili nido, di cui 2 aziendali e 3 privati capaci di offrire complessivamente 699 posti (675 di questi sono finanziati dalla Regione). Agli asili nido si affiancano altre tipologie di servizi dedicati all’assistenza dei minori ovvero 17 garderies d’enfance, 36 tate familiari e 6 spazi gioco.

Il totale complessivo dei posti disponibili nei servizi regionali per minori dai 3 mesi ai 3 anni è, ad oggi, pari a 1054, di cui 980 in servizi autorizzati e finanziati dalla Regione e 74 in servizi autorizzati ma non finanziati dalla Regione. “Sono numeri che ci consentono di dire che l’Obiettivo Lisbona, tradotto nel 2007 dalla Giunta regionale in 1033 posti disponibili, risulta ampiamente raggiunto” spiega Gianni Nuti, a capo della Direzione Politiche sociali. "Ogni ente titolare di un servizio socio-educativo per la prima infanzia (0-3 anni) stabilisce i propri criteri di accesso, e di conseguenza stende la propria graduatoria, tuttavia non è detto che il criterio di accesso sia sempre l’indicatore IRSEE, e non è sicuramente l’unico criterio adottato" specifica ancora Nuti

La spesa per gli asili nido
Sul fronte spesa la Regione spende annualmente quasi 4 milioni e 300 mila euro per gli asili nido attraverso contributi ai comuni e alle comunità montane nelle spese di gestione di asili nido a cui bisogna aggiungere, per avere la spesa complessiva, un milione di euro per il rimborso del voucher per il servizio di tata familiare e quasi 75 mila euro per il contributo all’asilo nido aziendale dell’Usl.

Totale: quasi 5 milioni e 400 mila euro messi in campo dalla Regione per il sistema dei servizi alla primissima infanzia a cui si aggiungono i circa 3 milioni messi in campo dai comuni. Tra le righe anche una bella notizia: “non prevediamo, per il 2012, né tagli, né aumenti delle rette di contribuzione mensile da parte delle famiglie” dichiara ancora Nuti.

Le quote a carico delle famiglie sono stabilite dai singoli enti che gestiscono gli asili nido e si calcolano in base all’Irsee, l’indice regionale della situazione economica. Dal 2010 le rette mensili a carico delle famiglie verranno progressivamente uniformate: per mandare il proprio figlio all’asilo nido una famiglia spende minimo 155 euro al mese (per chi ha un IRSEE di 5.000 euro) e massimo di 620 euro (IRSEE pari o superiore a 30.000 euro).
 

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