È possibile ripensare radicalmente il modello economico attuale, figlio di altri tempi e di un’altra cultura del consumo, e che è sfociato nella crisi globale che sta minando le certezze ed i sistemi economici del mondo intero? Una possibilità di uscirne indenni in realtà sembra esserci, ed è stata presentata questa mattina presso l’aula magna dell’Università della Valle d’Aosta all’interno del Convegno “Dall’economia sociale e solidale siamo tutti coinvolti”, promosso dalla Fondazione comunitaria della Valle d’Aosta, dove più che una presa d’atto della difficile congiuntura economica si è cercato di fare il punto e, soprattutto, di proporre una via di fuga credibile.
“Il tema è di grande attualità – spiega nell’introduzione il professor Fabrizio Cassella, Rettore dell’UniVdA – e prevede di costruire una terza via tra liberismo e collettivismo, contenuta oltretutto già nel Trattato di Lisbona, che coniughi la libertà di mercato e la crescita sociale, senza che si rinunci all’inclusione”.
Una convivenza che si trasforma in una soluzione vincente e nella quale l’amministrazione pubblica dovrebbe ricoprire un ruolo di coordinamento di politiche funzionali perché la ricchezza di mercato sia al servizio dell’inclusione sociale ma, avverte Cassella, “in maniera approfondita, senza atteggiamenti paternalistici o populistici che da sempre sono l’anticamera dei totalitarismi”.
Un progetto di economia sociale solidale che non sia meramente propagandistico ma che rappresenti davvero una nuova via è stato approfondito dall’intervento “L’economia sociale prima e dopo la crisi: evoluzione e prospettive” di Carlo Borzaga, docente di Politica Economica all’Università degli Studi di Trento: “Di economia sociale si parla sempre poco – spiega Borzaga – ma l’impegno si sta rafforzando anche in paesi come l’Inghilterra, che non hanno una grande storia in merito. In Italia invece abbiamo una tradizione consolidata ma siamo molto indietro”.
Anzitutto la crisi: “La dinamicità delle cooperative sociali era già alta prima della crisi e resiste meglio di altre imprese perché stimola l’offerta. Le dinamiche economiche e sociali chiedono di ripensare il modo di fare impresa e il suo significato, troppo legato al profitto, per andare verso direzioni più coerenti. Nelle cooperative a essere flessibile è il patrimonio, mentre nelle Spa è il prodotto. In parole povere non interessa il cliente ma il proprietario”.
Cooperative sociali che hanno un ruolo ben definito nel futuro: “C’è stata poca riflessione sull’origine di questa crisi – spiega Borzaga – che non è superabile con le classiche strategie economiche. I consumi sono difficilmente rilanciabili e non solo per l’impoverimento, ma perché si è capito, dopo anni di sprechi e consumismo folle, che il benessere non si lega ai consumi. Si vive bene anche senza consumare così tanto”.
Ripensare totalmente il modello economico quindi, e ridistribuire le risorse per uscire dalla crisi, ponendo l’attenzione su tre veri e propri ‘punti di fuga’: “Anzitutto – conclude Borzaga – bisogna far fruttare meglio le risorse locali, garantendo occupazione e valore aggiunto e non solo profitti. In seguito guardare ad un’economia che riduca gli sprechi, recuperando così reddito per le famiglie ed infine servizi pubblici misti a domanda privata perché il benessere deriva dai servizi e non dai beni. Dalla combinazione di questi elementi ne esce vincente la cooperazione sociale, che ha cambiato il modo di concepire i servizi per produrre efficienza e potenziando l’offerta”.



