In un grande evento sportivo la musica che esce dalla casse per qualcuno può essere un sottofondo, per altri un rumore, ma per molti è una spinta a divertirsi, a fare festa, ad incitare. Per chi la ascolta, la musica ha poco di razionale: è sensazione, è emozione, è una cosa fisica. Però dietro ogni canzone che sentiamo in un evento c’è un ragionamento e uno studio, e dietro quel ragionamento e quello studio c’è un deejay che non si limita a schiacciare dei bottoni o a mettere una playlist precompilata. A Lago di Tesero, in occasioni delle gare di sci di fondo e combinata nordica delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina, quel deejay è DJ Roy, nome d’arte del valdostano Rocco Foti.
Dai grandi eventi sportivi al…più grande evento sportivo
Roy di esperienza nei grandi eventi, soprattutto sportivi, ne ha da vendere: due edizioni dei mondiali di Winter Triathlon, Trofeo Binda di ciclismo femminile, campionati italiani di ciclismo, Enduro World Series, Gran Trail Courmayeur e UTMB, Granfondo Fausto Coppi, EdilecoRUN 24 (anche come speaker), l’intrattenimento per la Malossi ai grandi appuntamenti come i Miscela Day di Modena, Varano e Racalmuto ed Eicma, i capodanni di Aosta e Cervinia, e altre serate di intrattenimento. Ha iniziato nel 1998, all’età di 16 anni, e vanta collaborazioni e con DJ Matrix e serate in discoteche del nord Italia.
Le Olimpiadi per lui sono state il grande salto, quello che forse non avrebbe mai neanche osato sognare: “Quando ho iniziato a fare questo lavoro agli eventi sportivi, una quindicina di anni fa, ho sempre pensato che avrei voluto fare il dj al Giro d’Italia”, racconta DJ Roy. “Me lo hanno chiesto un paio di volte, ma purtroppo in quei giorni avevo sempre preso altri impegni di lavoro, forse perché non ci ho mai creduto abbastanza. E ora sono arrivate le Olimpiadi, qualcosa di più grande, anzi forse la cosa più grande a livello sportivo”.
Un team di lavoro internazionale affiatato
Il suo nome era stato consigliato alla produzione da tre speaker, a luglio gli era arrivata una mail per la manifestazione d’interesse e, dopo aver visionato il curriculum, il contratto. Rocco/Roy si è subito messo al lavoro: “Mi piace mettermi in gioco ma anche mettermi in discussione. Ho preso appunti dal primo minuto, per me è stato come fare un master all’università. Negli eventi sportivi vedi tanti modi di lavorare, conosci speaker da diverse zone d’Italia, nascono collaborazioni ed amicizie. Qui alle Olimpiadi mi sono ritrovato in un team di lavoro fantastico, organizzato, affiatato, che mi ha messo nelle condizioni migliori per lavorare. Per scherzare dico spesso che il dj è l’ultima ruota del carro, che può essere sostituito da Spotify, ma qui non mi sono mai sentito trattare come un estraneo o come un numero: sono sempre stato coinvolto, mi hanno sempre chiesto la mia opinione. È stato un dare e avere, uno scambio”.
Una squadra composta da una trentina di persone tra gli Announcer, gli EMCEE che devono intrattenere il pubblico, chi gestisce il mixer e volumi, chi il video, chi la regia, e poi cameramen, vice producer, assistenti, provenienti da ogni parte del mondo: svedesi, norvegesi, indiani, inglesi, austriaci, canadesi, rumeni, e ovviamente italiani. “Alle Olimpiadi invernali non c’è il canottaggio, ma è così che vedevo il team: tutti a remare in sintonia verso lo stesso obiettivo”.
L’importanza dello sguardo
Un lavoro certosino, che per il deejay (ma non solo) deve essere calibrato al secondo. DJ Roy aveva ricevuto dall’organizzazione una playlist con circa 3.000 brani. Lui, prima delle Olimpiadi, se le è studiate tutte, se le è organizzate in cartelle per avere la canzone o il jingle adatto ad ogni singolo momento delle competizioni, dal riscaldamento musicale alla victory ceremony, passando per gli annunci degli atleti, le partenze, i traguardi, ma anche i momenti sportivamente “morti”. “Per le Victory Ceremonies dovevo avere sempre due computer e far partire i brani in contemporanea su entrambi, perché se uno non avesse funzionato avevo un backup. Devi essere sempre pronto agli imprevisti. Per ogni evento facevamo due o tre giorni di prove, l’attenzione ai dettagli è incredibile”, continua Roy.
Ma il lavoro, come detto, non è solo schiacciare dei tasti o seguire una scaletta: “Avrei potuto mettere sempre le stesse cose, ma mi piaceva cambiare ogni giorno, migliorare. Credo che lo strumento principale di un deejay sia lo sguardo, la capacità di leggere le situazioni, di capire e sentire il pubblico: se un atleta cade devi mettere un certo tipo di musica per spronarlo, se c’è un testa a testa serve un brano per far esaltare tifosi e atleti”.
L’emozione per le medaglie di Federico Pellegrino
Tra lupi cecoslovacchi in pista e lo sprint in salita di Klaebo che ha stupito il mondo (“eravamo tutti increduli, abbiamo dovuto togliere lo sguardo dal video e guardare fuori dalla cabina per assicurarci che stesse succedendo veramente”), DJ Roy ha assistito anche alle due medaglie di Federico Pellegrino: “Riuscivo a vedere le sue espressioni, la sua concentrazione. Abbiamo fatto un tifo da stadio, è stato come vincere i Mondiali anche se non mi piace il calcio. Un’emozione grande. Paolo Mei commentava e io incitavo con la musica, è come se avessi fatto anche io la mia piccolissima parte”.








