Ennesima chiusura nel centro città: abbassa la serranda lo storico barbiere di Piazza Chanoux

Marino Meneghetti, classe 1944, chiude la sua attività e va in pensione: “Non ho rimpianti. Ho fatto il barbiere per tutta la vita e ho amato questo lavoro, ma ora sono stanco”.
Marino Meneghetti al lavoro su un cliente
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Marino Meneghetti ha l’occhio clinico di chi questo lavoro lo fa da una vita e mentre parla i suoi occhi azzurri non riescono a non guardare capelli, basette e tutto quello che lui, a suo modo, farebbe in maniera diversa.

Lo storico barbiere aostano chiude. La sua bottega, all’incrocio di via Porta Praetoria, via Ribitel e Piazza Chanoux, sembra la stessa da quando Marino, nel 1975 è arrivato nella zona più centrale della città: “Era marzo del 1975, la viglia di San Giuseppe. Prima di venire qui ero dipendente, lo sono stato per molti anni in via Croce di Città, subito dopo aver finito di fare il militare”.

A 13 anni la prima esperienza come apprendista ad Aosta, poi il militare e il ricordo di qualche taglio fatto ai compagni in caserma, il lavoro alle dipendenze e nel 1975 l’arrivo nel salotto buono del capoluogo regionale, dove “il passaggio di persone è incredibile”. Prima che Marino prendesse il negozio c’era già un barbiere “e nel retro viveva un’intera famiglia di 6 persone. Questa attività era già stata insignita dal comune con delle medaglie d’oro al lavoro”, segno di una coincidenza strana e fortunata.

Il negozio più che un semplice barbiere è stato per tutti questi decenni un crocevia di amicizie, storie e risate, un luogo dove discutere e conversare, complice anche lo storico Bar Villettaz, vicino d’eccezione di Marino.

Accanto a Marino, appoggiato allo schienale di una delle due poltroncine, il cavallino degli anni ’30, sedile pensato per i bambini, su cui generazioni di piccoli futuri barbuti venivano fatti sedere aspettando il turno del padre o per un taglio rapido, ma Marino ci tiene a precisare: “Avevo iniziato a fare qualche taglio sul cavallo, poi però i bambini erano troppo distratti, si muovevano in maniera scattante e io in mente ho sempre avuto una cosa: la sicurezza. Se non posso lavorare in sicurezza le forbici in mano nemmeno le prendo, ma ti assicuro che se avessi avuto una moneta per ogni foto di bimbo in sella a quest’ora avrei una fortuna”.

Innumerevoli i valdostani che si sono accomodati in 61 anni di attività sulle poltrone di Marino, ma altrettanti i turisti che, passando, buttavano un occhio e decidevano di farsi la barba, poiché il fascino delle città vere e autentiche passa anche dalle botteghe che resistono alla frenesia dei giorni e del tempo e dalla sapienza dei gesti degli artigiani come Marino, custodi di lavori che non sono più così frequenti: “Ormai di barbe ne faccio poche davvero, anche se il mio lavoro non è mai diminuito! Io sono conosciuto da molti come il barbiere della Coumba Freida e non perché io abbia mai lavorato su, ma perché tutti quelli di quella vallata erano o sono miei clienti. Tantissima gente scendeva per venire a servirsi da me, già quando ero dipendente e poi mi ha seguito quando mi sono messo in proprio. I miei clienti storici venivano e vengono anche da Doues, Ollomont, Bosses e via dicendo”.

Uno stakanovista, un instancabile lavoratore in bottega dalle 7 alle 12.00 e dalle 13.30  anche fino alle 19.00, sempre mosso dall’amore per il suo lavoro, sicuro della sua scelta benché presa in giovane età: “No, non ci sono rimpianti nella mia vita. Sono felice di essere diventato barbiere e non avrei fatto nessun altro lavoro. Qui abbiamo sempre scherzato, riso e discusso oltre che lavorato, se no che senso avrebbe avuto svegliarsi e venire al lavoro ogni mattina? Nessuno”.

Il tempo fra le pareti e gli strumenti di lavoro di Marino sembra sospeso: le poltroncine di pelle segnate dal tempo, le spazzole, il divano per aspettare il proprio turno, tutto sembra parlare di un’altra epoca, diventando teneramente nostalgico e allo stesso tempo rendendo ancora più sublime il ricordo di questa attività, la cui chiusura segnerà la fine per molti di un rapporto di amicizia e fiducia più che quello tra un barbiere e un cliente.

Il futuro del negozio non lo conosce nemmeno Marino, ma una cosa è certa: il tempo della meritata pensione è arrivato e di sicuro non si torna indietro.

 

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