In Valle un’unica linea ferroviaria, ma due comitati di pendolari in conflitto tra loro

La riprova è arrivata ieri sera, durante l’Assemblea convocata dal Comitato “Pendolari stanchi” che ora si costituirà formalmente in Associazione. Le richieste sono opposte a quelle portate avanti dallo storico comitato di pendolari dell'Aosta-Torino.
Società

La Valle d’Aosta ha un grande problema di disagi e inefficienze della tratta Aosta-Torino ma ben due comitati di pendolari che chiedono e sostengono soluzioni diverse per migliorare la mobilità di chi è costretto a spostarsi per lavoro.

La riprova è arrivata ieri sera, durante l’Assemblea convocata dal Comitato “Pendolari stanchi” a cui hanno partecipato 90 persone circa, e che ora si costituirà formalmente in Associazione. “Già una cinquantina hanno dato la loro adesione: tra venti giorni contiamo di convocare una nuova assemblea per eleggere i rappresentanti” ha spiegato Fabio Protasoni, portavoce del Comitato.

Le richieste nella neo associazione, sembra fatto apposta, sono diametralmente opposte a quelle che lo storico comitato di pendolari “Pré-Saint-Didier – Aosta- Torino”, guidato da Francesca Melagrana, ha sostenuto, sempre ieri, ma in una riunione pomeridiana, dinanzi all’Assessore ai Trasporti Aurelio Marguerettaz.

Rottura di carico solo a Chivasso, valutazione del numero dei convogli che viaggiano sulla linea per ridurne la congestione e tavolo di conciliazione tra Trenitalia e le associazioni dei consumatori sono le istanze presentate dalla Melagrana a Marguerettaz insieme alla Federconsumatori.

Da parte loro i pendolari stanchi sono convinti che la rottura di carico solo a Chivasso sia negativa. “Il 64% degli intervistati che hanno risposto a un nostro questionario dichiara che la rottura di carico così come è organizzata va bene, a Ivrea il cambio treno è più semplice, mentre a Chivasso la situazione è molto più complicata”. Gli stessi pendolari sono anche perplessi dinanzi alla scelta della regione di acquistare i treni bimodali e spingono sull’elettrificazione della linea. Da ieri sera, poi, hanno allargato lo spettro di interesse e di attenzione anche alle autostrade “perché anche chi si sposta con un mezzo privato deve fare i conti tutti i giorni con un’autostrada che è la più cara d’Italia e che, come il treno, limita fortemente la mobilità delle persone”.

Più pragmatico invece l’atteggiamento di Francesca Melagrana: “noi siamo a favore di tutti i miglioramenti sulla linea, ma sappiamo che sono cose che arriveranno in futuro, tra diversi anni, mentre oggi noi accumuliamo ritardi per raggiungere il nostro posto di lavoro”. Sul cambio treno a Ivrea è convinta: “è una follia inconcepibile, ci sarà una rivolta sul treno da domani: tantissimi pendolari a Ivrea perdono la coincidenza e non hanno alternative per tornare a casa oppure si fanno il viaggio fino a Torino in piedi perché il convogli a Ivrea sono stracarichi”.

Su un’unica cosa i due comitati sembrano trovare un accordo: la situazione è insostenibile ed è necessario che Trenitalia da una parte e l’Amministrazione regionale per quanto nelle sue possibilità trovino delle soluzioni.
 

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