La Valle d’Aosta ferma il calo demografico: popolazione stabile, anche se sempre più anziana

Secondo i dati provvisori Istat 2025, la Valle d’Aosta registra una popolazione stabile dopo anni di calo. La tenuta demografica è sostenuta dal saldo migratorio positivo, che conferma l’attrattività della regione, mentre continua l’invecchiamento della popolazione, in linea con il quadro nazionale.
Turisti in centro - foto d'archivio
Società

Per la prima volta dopo oltre un decennio di calo continuo, la popolazione della Valle d’Aosta smette di diminuire e si stabilizza. Un dato che si inserisce in un quadro fatto sia di lievi segnali di ripresa sia di criticità strutturali, in linea con l’andamento demografico nazionale.

I numeri rilasciati da Istat, che descrivono la demografia valdostana al 1° gennaio 2026, “sono comunque provvisori“, specifica Dario Ceccarelli, capo dell’Osservatorio economico e sociale della Regione, “perché l’Istat per fornire dei dati anticipati fa operazioni di stima statistica. In ogni caso i numeri finali non dovrebbero cambiare significativamente”. 

Popolazione valdostana stabile, dopo anni di calo

La popolazione valdostana, così come quella complessiva italiana, è abbastanza stabile rispetto all’anno precedente. Se nella Penisola si registra un aumento al Nord e un calo nel Mezzogiorno, in Valle d’Aosta non si può parlare di una vera e propria crescita, essendo passata da 122 532 unità al 1° gennaio 2025, a 122 554 al 1° gennaio 2026. “Il dato sulla popolazione stabile sarebbe già positivo”, riflette Ceccarelli, “perché abbiamo avuto per una decina di anni una decrescita costante della popolazione, quindi sarebbe il primo anno di arresto della caduta“.

Anche le nascite in Valle d’Aosta avrebbero interrotto la decrescita, al contrario della tendenza negativa registrata a livello nazionale. In Italia, infatti, il numero medio di figli per donna scende a 1,14 e i nati residenti sono 335mila nel 2025, con una diminuzione di 15mila unità rispetto al 2024. In Valle d’Aosta, invece, spiega Ceccarelli, “si registra una crescita molto contenuta, da valutare comunque con cautela, rispetto a una precedente lunga caduta che ci aveva portato a un minimo di 700 nascite l’anno”. Nel 2025, il numero medio di figli per donna in Valle d’Aosta è di 1,12: “Siamo ancora a livelli bassi, come d’altronde si registra anche a livello nazionale. Comunque c’è un minimo di ripresa, anche se essendo numeri piccoli potrebbe trattarsi di un dato casuale”. 

Saldo migratorio positivo e Valle d’Aosta tra le Regioni più attrattive

Anche in Valle d’Aosta il saldo migratorio con l’estero resta positivo e tale da compensare il deficit dovuto alla dinamica naturale. Se in Italia si registrano quasi 190mila stranieri residenti in più e altrettanti italiani in meno, anche in Valle d’Aosta si registra una lieve crescita degli immigrati. “Sono arrivate più persone di quelle uscite, cosa che ha determinato un aumento del saldo migratorio. Siccome da quarant’anni abbiamo saldi naturali perlopiù negativi, la crescita della popolazione è compensata dal saldo migratorio positivo, con spostamenti di popolazione dall’estero e da altre Regioni”. 

Su questo punto, la Valle d’Aosta si rivela tra le Regioni più attrattive d’Italia in termini relativi, per trasferimenti di residenza tra Comuni. A livello nazionale, sono le Regioni del Nord a essere favorite: oltre alla Valle d’Aosta (+2,4 per mille), anche l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, la Liguria e il Piemonte. I trasferimenti di residenza tra comuni riguardano a livello nazionale soprattutto la mobilità dei cittadini stranieri, mentre gli spostamenti degli italiani registrano un incremento più contenuto. Una simile situazione si può ipotizzare anche per la Valle d’Aosta. “Se si guarda il dato sull’immigrazione di stranieri dall’estero, anche in Valle d’Aosta è in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, come avviene a livello nazionale. Spesso però gli stranieri arrivano da altre Regioni, siccome il nostro territorio non è una porta d’accesso naturale per l’immigrazione, come lo sono ad esempio le Regioni affacciate sul mare”. 

In ogni caso, il trasferimento in Valle d’Aosta potrebbe essere legato anche alle misure messe in campo dalla Regione per essere più attrattiva e compensare il declino demografico. “Spesso si sente parlare di carenza di alcune professionalità in Valle d’Aosta, quindi è importante evidenziare il miglioramento dell’attrattività regionale, fondamentale per avere nuove risorse dall’esterno”, afferma Ceccarelli. L’attrattività può essere legata a molteplici fattori, “dalle opportunità lavorative, alla possibilità di lavoro da remoto, fino all’elevata qualità della vita”. 

Aumentano le famiglie unipersonali e diminuiscono gli espatri verso l’estero

È ugualmente allineato al dato nazionale il numero delle famiglie unipersonali, la forma più diffusa in Italia, dove un terzo delle famiglie è costituito da una sola persona (il 37,1%), mentre vent’anni fa questa tipologia rappresentava appena un quarto del totale. “Anche in Valle d’Aosta, le famiglie unipersonali rappresentano più di un terzo delle famiglie complessive”, spiega Ceccarelli, che rivela l’allineamento al dato nazionale anche degli espatri verso l’estero. Anche in Valle d’Aosta questi ultimi sono diminuiti, come si registra nell’intero Paese, dove gli espatri verso l’estero hanno raggiunto il valore minimo dell’ultimo decennio, con una diminuzione del 23,7% rispetto al 2024. 

Indice di anzianità valdostano tra i più elevati

Anche la popolazione valdostana, infine, è sempre più anziana, secondo un trend ormai consolidato nella demografia italiana. Nel panorama europeo, l’Italia è uno dei Paesi con la più elevata speranza di vita, aumentata ulteriormente nel 2025, fino a raggiungere 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. In Valle d’Aosta la media, simile a quella italiana, è di 82,5 per gli uomini e 85 per le donne.

Gruppi di anziani, persone anziane, anziani

A favorire questi traguardi concorre naturalmente l’andamento dei decessi che, superata la vicenda pandemica, hanno riacquisito il loro naturale standard storico. In Valle D’Aosta, “nel 2025 sono stati circa 1350, rispetto ai 1400 dell’anno precedente, riattestandosi sui valori standard della nostra Regione, fatto salvo il periodo del covid dove si erano raggiunti i 1800 decessi”. Il divario di genere per la vita media, ridotto a 4 anni in Italia rispetto all’anno precedente, conferma comunque la probabilità di una vita più lunga per le donne rispetto agli uomini. 

Infine, se l’Italia è il Paese più anziano della Ue27, la Valle d’Aosta supera su questo punto la media nazionale, registrando uno degli indici di anzianità più elevati. “Certo, se si tratta di un invecchiamento in salute, allora il dato è positivo”, conclude Ceccarelli. “È vero però che lo sbilanciamento tra anziani e giovani e la riduzione delle coorti giovanili rispetto a quelle anziane rappresentano un problema, che non nasce oggi ma che impatterà sempre di più sulla tenuta demografica del Paese”. 

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