Patrimonio culturale accessibile a tutti? “Necessario, i valdostani sempre più vecchi”

Se n’è parlato durante il convegno dedicato al turismo accessibile che si è svolto ieri, venerdì 11 maggio, in Univda e giunto alla decima edizione
I relatori del convegno turismo accessibile
Società

Pensare ed agire perché il patrimonio culturale della Valle d’Aosta sia accessibile e permetta a tutti di vedere e godere delle bellezze artistiche, architettoniche e paesaggistiche del territorio. Attorno a questo tema si sono concentrate le riflessioni dell’incontro di studi “Il turismo accessibile di montagna ed il patrimonio culturale” organizzato ieri, venerdì 11 maggio, presso l’Aula Magna dell’Università della Valle d’Aosta. L’appuntamento, organizzato dalla Fondazione Courmayeur Mont Blanc, dal CSV Onlus, dal Consorzio delle Cooperative sociali Trait d’Union e dalla Cooperativa C’Era l’Acca, è arrivato al decimo anniversario.

In apertura il Presidente del Comitato scientifico della Fondazione Courmayeur Mont Blanc Lodovico Passerin d’Entrèves ha ricordato l’importanza del tema dell’accessibilità per ripensare il turismo in maniera fortemente inclusiva. Claudio Latino, Presidente del CSV, ha invece spiegato come “rendere accessibile il patrimonio non è solo un vantaggio economico, ma anche nuovo modello di società accogliente, che abbatte tutte le barriere, anche quelle culturali”. Latino ha puntato poi sull’aspetto pienamente turistico: “In Europa sono stimati 50milioni di cittadini con disabilità, di questi il 72% è propenso a viaggiare, pari a 36 milioni, ma solo 6 milioni lo fanno. È necessaria una sorta di alleanza tra istituzioni, operatori economici e mondo del volontariato per cogliere questa opportunità culturale. In Valle d’Aosta non siamo all’‘anno zero’, ma dobbiamo andare avanti e un convegno come questo fa permettere di far crescere le buone prassi”.

E una buona ragione per investire l’ha offerta anche il giornalista del Corriere della Sera Simone Fanti che ha spostato l’attenzione dal concetto di disabilità a quello di persona.  “È l’ambiente che rende disabili, che rappresenta il nostro limite – ha detto Fanti –  Per questo dobbiamo pensare e progettare un ambiente che questi limiti li abbatta e non fare delle cose ad hoc per i disabili come i bagni, le rampe o rendere accessibili i palazzi, ma fare davvero le cose per tutti”.  Per esemplificare la sua idea, tira in ballo i numeri della Valle d’Aosta: “L’età media in questa regione – spiega – è passata dai 40,5 anni del 2002 agli oltre 45,6 del 2017, e l’indice di invecchiamento è passato da 148 a 171. Nel 2017 l’indice di vecchiaia ci dice che ci sono 171 anziani per ogni 100 ragazzi sotto i 14 anni. Questo dimostra che progettare per tutti significa anche farlo per noi, perché stiamo diventando anziani, e dobbiamo progettare il nostro futuro”.

Il convegno è proseguito con una sessione dedicata alle esperienze ed ai progetti.

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