Si è conclusa giovedì 12 febbraio, al Teatro Cinema Giacosa, la terza edizione del Cactus Industry Forum. L’evento, inserito nel programma di VDA Orienta, ha portato sul palco quattro giovani creator e divulgatori cinematografici, che hanno raccontato al pubblico i loro percorsi e la loro esperienza nel mondo del cinema.
Presenti sul palco Gianni D’Arienzo (giannidari), Enrico Gamba (151eg), Enrica Ilari (Cinem.atika) e, in collegamento da remoto, Serena Marletta (seremarli). Quattro creator con percorsi diversi, accomunati dalla stessa passione.

Il workshop, moderato dalla giornalista Fabiola Megna, ha approfondito diversi aspetti dell’essere oggi content creator in ambito cinematografico. Il dialogo tra cinema e comunicazione digitale è stato uno dei punti centrali: raccontare non solo i film, ma anche l’intero universo di professionisti e processi che si celano dietro l’obiettivo.
Le esperienze degli ospiti hanno mostrato come non esista un’unica strada per arrivare a questo mestiere. Gianni D’Arienzo proviene da studi in Cinema e Arti Digitali, con specializzazione in sceneggiatura. Enrico Gamba opera su YouTube dal 2011, tra analisi critica e divulgazione storica. Enrica Ilari, dopo il DAMS e il Centro Sperimentale, ha dato vita a un progetto autonomo di approfondimento cinematografico. Serena Marletta, laureata in Cinema, scrittura ed editoria, dal 2023 racconta horror e thriller sui social.

Durante il confronto, Gianni D’Arienzo ha sottolineato come il linguaggio del cinema sia capace di “far arrivare concetti complessi in maniera semplice”. In questo scenario, il divulgatore accompagna il pubblico oltre la superficie del film, mostrando ciò che accade dietro le quinte: dalle scelte registiche ai meccanismi narrativi. Come spiega Enrico Gamba, “c’è una spiegazione per ogni cosa, ed è questo che rende il cinema affascinante: ti fa apprezzare un film non solo per la storia, ma per come è fatto e per il lavoro che c’è dietro”.

Il cinema è stato descritto come una forma d’arte aperta a tutti, oggi più che mai grazie alla diffusione delle piattaforme digitali, che ne facilitano la fruizione. Proprio in un contesto così ricco di proposte, emerge la necessità di uno sguardo consapevole. Il cinema, hanno ricordato gli ospiti, può diventare una lente attraverso cui osservare il mondo contemporaneo, offrendo strumenti per interpretarlo e comprenderlo. Non solo intrattenimento, ma anche spazio di riflessione: “Il cinema deve aiutarci ad affinare lo spirito critico: un film deve far riflettere, lasciare qualcosa e continuare a farti pensare anche dopo”, osserva Enrica Ilari.

Accanto alla dimensione culturale, è emersa la complessità del lavoro del content creator: una professione che richiede competenze trasversali, dalla gestione dei social alla scrittura dei contenuti, dalla realizzazione e conduzione di live alla capacità di ideare format originali.
Sul piano tecnico è necessario saper gestire riprese, montaggio video, luci e ambientazione, costruendo un linguaggio visivo coerente con la propria identità. A questo si aggiunge un aggiornamento costante, indispensabile per stare al passo con piattaforme e algoritmi in continua evoluzione.
Proprio il rapporto con gli algoritmi è stato uno dei temi più discussi anche durante le domande del pubblico. Se da un lato rappresentano uno strumento fondamentale per la diffusione dei contenuti, dall’altro possono risultare limitanti, rendendo necessario trovare strategie per dare visibilità a proposte meno mainstream. “Bisogna scendere a compromessi e trovare un modo per far coincidere il proprio contenuto con il trend o l’algoritmo: spesso non è facile”, racconta Serena Marletta, parlando del proprio lavoro. Tra i suggerimenti emersi, l’importanza di esplorare percorsi alternativi e andare oltre ciò che viene proposto automaticamente.

Non meno rilevante è il rapporto diretto con il pubblico. Commenti, critiche e hater fanno parte del lavoro quotidiano. Gestirli richiede lucidità e capacità di distinguere tra confronto costruttivo e provocazione sterile.
Tra i temi affrontati anche l’importanza di sviluppare uno stile personale. In un ambiente competitivo e in costante cambiamento, la spontaneità è stata indicata come elemento chiave: proporre ciò che si ama davvero, accettare la sfida dell’algoritmo senza snaturarsi, sperimentare nuovi linguaggi e uscire dalla propria zona di comfort. Un equilibrio non sempre semplice, che implica anche la capacità di scendere a compromessi senza perdere coerenza.

Il content creator emerge così come una figura ibrida, difficile da incasellare in un’unica definizione: autore, montatore, social media manager, divulgatore. Un insieme di ruoli che convivono in un’unica persona e che rendono questo lavoro articolato e in continua trasformazione. Avere già competenze in ambiti diversi può rappresentare un vantaggio, ma resta fondamentale la capacità di apprendere e adattarsi nel tempo.
Infine, non è mancata una riflessione sul futuro di questo ambito. Nonostante la crescita del numero di creator, lo spazio per nuovi contenuti esiste ancora, a patto di saper trovare una propria voce. Pazienza, costanza e consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità sono stati indicati come elementi indispensabili per intraprendere questo percorso. Una strada impegnativa, ma percorribile per chi sente di avere qualcosa da raccontare e desidera esprimere la propria creatività attraverso il cinema.
di Zoe Usai
