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Presidio contro ddl Bongiorno Foto di Daniele Canuto
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Presidio contro ddl Bongiorno Foto di Daniele Canuto
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Presidio contro ddl Bongiorno Foto di Daniele Canuto
“Senza consenso è stupro!” è lo slogan che anima le 100 piazze italiane che nella giornata di oggi, 15 febbraio 2026, si sono riunite per manifestare contro la proposta della senatrice della Lega Giulia Bongiorno.
Sono circa 50 le persone che anche ad Aosta hanno deciso di dichiarare il loro no con un presidio in Piazza Porta Praetoria alle 16.30 di oggi pomeriggio. Tra le varie associazioni e i gruppi presenti: Centro Donne contro la Violenza, CGIL, D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, ANPI, Tocca a Noi.
Perché la data del 15 febbraio?
“Oggi ricorrono i 30 anni dall’approvazione della legge 66/1996 (15.02.1996), che inserisce la violenza sessuale tra i crimini contro la persona”, dichiara Anna Ventriglia, presidente del Centro Donne contro la Violenza di Aosta, ricordando come in quell’occasione il cambiamento sia stato possibile grazie alla lotta di un gruppo di donne.

“Si torna indietro?”
“Non possiamo fare passi indietro”, afferma Anna Ventriglia. “La Convenzione di Istanbul parla della violenza sessuale e del consenso, che deve essere libero e attuale. Il 25 novembre 2025 c’è stato un accordo bipartisan che riprendeva la Convenzione e affermava un consenso libero e attuale”.
“Consenso o dissenso?”
“Ora, con la proposta di modifica dell’articolo 609-bis del Codice penale, si tornerebbe indietro: la parola consenso sarebbe stata sostituita da dissenso e volontà contraria”, spiega ancora Ventriglia. “In questo modo, le donne vittime dovrebbero dimostrare cosa hanno fatto per affermare il proprio dissenso. Non si considera l’incapacità o l’impossibilità di agire per paura, asimmetria di potere o di esperienza, o condizioni di vulnerabilità. Nella pratica, le donne che non reagiscono si “congelano”: è il fenomeno del freezing. Con questa proposta di modifica, non reagire sarebbe come essere consenzienti. In tribunale ci verrà chiesto se abbiamo urlato abbastanza, se abbiamo dimostrato il nostro dissenso”.

“E se poi mi licenzia?”
A prendere la parola per CGIL sono Anna, una giovanissima futura donna, e sua mamma Cristina Marchiaro, che ricordano come la violenza vada combattuta anche nei luoghi di lavoro e che la lotta sia di tutte e di tutti. “Chiediamo un confronto vero – dichiara – e risorse e un impegno strutturale e continuo, perché la battaglia contro la violenza si vince con la giustizia sociale, con la cultura e con i diritti. E noi, finché ci sarà anche una sola donna che ha paura di tornare a casa, finché ci sarà anche una sola lavoratrice costretta al silenzio, non smetteremo di lottare”.

“Il silenzio non è consenso!”
Erika Guichardaz, per ANPI, ricorda l’importanza della memoria e della lotta per i diritti. Invita a scendere in piazza per la manifestazione del 28 febbraio a Roma: “Facciamo alzare la nostra voce per dimostrare quello che diceva Alice, una giovane donna che rappresenta il nostro futuro. Facciamolo perché anche lei possa godere dei diritti che alcune di noi hanno potuto conquistare e perché non si torni indietro su passi come questo”.
“La paura non è consenso!”
“Siamo in piazza perché il nostro Paese non può permettersi ambiguità quando si parla di corpi, autodeterminazione, sicurezza e dignità”, afferma Valentina Evaspasiano a nome dell’associazione Tocca a Noi. “Il consenso è la differenza tra scegliere e subire. È il punto in cui una società decide se la libertà di una persona vale davvero o se può essere interpretata e messa in discussione”.
A sostenere il consenso come libero e attuale anche Lorella Verrastro, portavoce di Donne Democratiche Valle d’Aosta: “Siamo qui per portare avanti questa causa. Vogliamo più diritti, vogliamo che questa legge non passi scritta in questo modo”.

E gli uomini?
“La lotta deve essere di tutte e di tutti”, sostengono Mauro Tamborin e Igor De Belli per CGIL. “Bisogna che noi uomini iniziamo a interrogarci di più e a non sentirci assolti a priori solo perché pensiamo di non aver avuto atteggiamenti aggressivi o violenti. Dobbiamo cominciare a creare un cambiamento culturale a partire da noi”, continua Igor De Belli. “Siamo corresponsabili e dobbiamo essere partecipi, a fianco delle donne, per una riconquista dei diritti e per un’umanità più sana”.
Il presidio si conclude con un momento di rumore collettivo al grido corale: “Senza consenso è stupro!”, con l’invito a continuare a lottare per i propri diritti.
di Marta Renda





















Una risposta
La bimba si chiama Alice!!