Hanno condiviso i loro pensieri, le attese, le speranze, ma anche le loro paure ed emozioni davanti ad una platea attenta e curiosa, composta da giovani ed adulti. I giovani palestinesi e israeliani, ospiti del progetto "Voci di pace" ieri sera, martedì 27 marzo hanno animato, con le loro storie, la serata "Voci di pace in tempi di guerra" raccontando le esperienze vissute in questi dieci giorni di incontri e di dialogo in Valle d’Aosta.
Per 10 giorni, dal 19 al 29 marzo, ospitati presso la Cure di Chevrot, a Gressan, hanno vissuto insieme e, con l’aiuto di uno psicoterapeuta, si sono confrontati, per superare i traumi psicologici, i sentimenti di odio e il desiderio di vendetta che si generano nelle situazioni di conflitto.
L’iniziativa, proposta per il secondo anno consecutivo è promossa dal Mir, il Movimento Italiano per la riconciliazione, e dall’Ipsia, l’Istituto pace Sviluppo e Innovazione delle Acli. Ha raccolto il sostegno della Presidenza del Consiglio regionale, dell’Assessorato Istruzione e cultura, della presidenza del Consiglio comunale e il patrocinio dell’Università della Valle d’Aosta.
Il percorso ha coinvolto anche alcuni studenti delle scuole superiori della Valle d’Aosta, il liceo Maria Adelaide di Aosta e il liceo scientifico Binel di Saint-Vincent che hanno condiviso con i giovani israeliani e palestinesi momenti ludici e ricreativi e attività di riflessione e di conoscenza del conflitto che infiamma la Terra santa. Due anche i momenti di incontro più istituzionale con la visita e la presentazione della loro esperienza dinanzi al Consiglio regionale e all’Assemblea comunale della città di Aosta.
"Al termine di questa esperienza porto con me tante idee sulla pace e la voglia di impegnarmi. Sono tante le cose che ho imparato dai ragazzi israeliani e da quelli della Valle d’Aosta che vorrò tenere con me tornando a casa" ha sottolineato Rasha, giovane ragazza palestinese di Betlemme. La sua coetanea, Karin, israeliana del villaggio di Névé Shalom, letteralmente "Oasi di pace", parla invece delle capacità che ha acquisito durante le attività del progetto “Ora riesco ad esprimere di più e meglio quello che penso e quello che sento e anche un po’ più di speranza rispetto alla possibilità di farcela per il futuro”.
“Il valore aggiunto di un progetto come "Voci di pace" – ha spiegato Mustafa Qossaqsi lo psicoterapeuta che li ha seguiti – "è quello di di riumanizzare questi ragazzi l’uno agli occhi dell’altri e non lasciarli intrappolati in un ruolo di rappresentanti astratti di un’idea di nemico. Conoscersi ed umanizzarsi non vuol dire naturalmente negare le ragioni del conflitto anzi è un modo per approcciare il conflitto in maniera più schietta, più vera".

