Quando le piste sono vuote, gli impianti di risalita spenti e la montagna torna nel silenzio, c’è chi inizia a lavorare. È il mondo dei gattisti, professionisti fondamentali ma quasi invisibili, che preparano il terreno per le giornate di svago sugli sci, ma su cui anche si giocano medaglie, vittorie e carriere degli atleti. Tra loro c’è Victor Comin, giovane valdostano di 28 anni di Verrayes, che vive a Cervinia, nel comune di Valtournenche e ora si trova a Cortina d’Ampezzo, dove sta già lavorando da due settimane alla preparazione delle piste per le imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un traguardo importante, arrivato al termine di un percorso lungo e tutt’altro che semplice, fatto di notti insonni, viaggi continui e sacrifici personali.
Una passione nata da bambino
Il primo contatto con questo mondo risale all’infanzia. “Su questi mezzi sono salito per la prima volta quando avevo due o tre anni, ma posso dire che tutto è iniziato quando avevo circa dodici anni sulle piste di fondo di mio zio, a Champlong di Verrayes. È lì che è nata la passione”, dice. Da bambino lo seguiva, osservava il lavoro e respirava quell’ambiente fatto di neve, silenzio e fatica.
Negli anni continua a frequentare questo mondo fino ai 17–18 anni, quando inizia gradualmente a guidare i mezzi. L’ingresso vero e proprio come gattista non è stato immediato. “All’inizio non sono riuscito subito ad entrare, ma ho fatto diversi tentativi mentre nel frattempo lavoravo sulle piste di fondo come secondo lavoro”. Dal 2018 lavora stabilmente come gattista ed è oggi dipendente della Cervino S.p.A., realtà che sottolinea più volte di voler ringraziare per avergli dato fiducia e opportunità.

Le esperienze all’estero e una vita sempre in movimento
Dopo uno o due anni alla Cervino arriva la svolta quando, subito dopo il Covid, parte per l’Argentina, a Cerro Catedral. “Lì ho iniziato a fare stagioni complete, estate ed inverno, sempre sul gatto delle nevi. Lavoravo sia sulle piste sia negli snowpark”. Resterà in Argentina tre stagioni, in un contesto molto più complesso rispetto a quello europeo. “Li non c’è innevamento programmato, le piste sono più ripide e le condizioni molto più difficili. È un lavoro completamente diverso e per me è stata senza subbi una grandissima scuola”.
Negli anni successivi la sua vita diventa un continuo viaggiare. Lavora in Spagna, a Baqueira-Beret, nei Pirenei, in Andorra, allo Stelvio, in Turchia per la Coppa del Mondo, e anche in Sudamerica, in località come Cerro Catedral e La Parva in Cile, dove ha maturato ulteriore esperienza internazionale. “È una vita fatta di continui spostamenti. Finisco a Cervinia a maggio, poi magari resto fermo un mese e poi riparto. Sudamerica, Europa, di nuovo Italia. È pesante, ma è l’unico modo per crescere davvero, sia umanamente che professionalmente. Sinceramente mi sento di consigliare ai giovani che fanno questo lavoro di provare ad uscire e non rimanere sempre nella stessa località a lavorare altrimenti non ci può essere miglioramento in quello che si fa”.

L’incontro con ski cross e snowboard cross
Parallelamente cresce l’interesse per un settore sempre più specifico, quello delle specialità dello ski cross e dello snowboard cross. “Mi sono appassionato a questo mondo soprattutto grazie alla Coppa del Mondo di Cervinia. Mi ha colpito subito”.
Inizia così a costruire le prime piste di cross, a sperimentare, ad imparare. La prima Coppa del Mondo a cui partecipa nella costruzione delle strutture è proprio quella di Cervinia. Da lì nasce il contatto con Luca Pozzolini, allenatore della nazionale italiana, e la collaborazione nella preparazione delle piste di allenamento. “Da quel momento la mia vita è cambiata completamente. Oggi lavoro allo Stelvio con la nazionale, poi torno a Cervinia, seguo Coppe del Mondo e continuo a spostarmi”.
Il sogno olimpico e la pressione del livello più alto
Arrivare alle Olimpiadi è il coronamento di un sogno e grazie al suo lavoro entra in contatto contatti gli addetti FIS, che si occupano anche di selezionare i gattisti per i grandi eventi. La chiamata arriva, lui accetta subito: “Era per me un sogno”.

Oggi è impegnato a lavorare a Cortina alla costruzione delle strutture per snowboard cross e ski cross, in un contesto dove la pressione è altissima. “A questi livelli non c’è margine di errore. Basta un secondo per sbagliare e paghi tutto”.
Lo stress è una componente costante. “Siamo tutti molto stressati, anche perché le condizioni non sono mai semplici. Qui tutto dev’essere perfetto, preciso al millimetro”. I turni di lavoro lunghi. “Lavoriamo dalle 7 del mattino fino a mezzanotte, sette giorni su sette. Una pista turistica deve essere semplice, liscia, sicura, pensata per far divertire tutti, mentre una pista da gara è progettata per mettere alla prova gli atleti. Deve essere durissima, tecnica, con dossi, salti e difficoltà. Sono due mondi che non hanno niente a che vedere e deve essere preparata al meglio. Ci tengo molto e vivo le Olimpiadi di casa con impegno”.
Nel caso delle piste olimpiche di ski cross e snowboard cross la precisione è quasi maniacale. “Tutto deve essere in bolla, perfetto. Le dimensioni sono diverse dalle poste normali, sono enormi anche perché legate ad una componente di spettacolo televisivo”.
Un lavoro dietro le quinte, ma dentro la squadra
Nonostante lavori lontano dai riflettori, il legame con gli atleti c’è ed è forte. “La nazionale italiana per me è casa. Passiamo insieme tre o quattro mesi all’anno e conosco personalmente tutti gli atleti, anche quelli di altre squadre”.
La pressione emotiva è costante. “Paradossalmente sento più tensione quando vedo un atleta italiano in gara che nel mio lavoro. Noi possiamo mettere la firma sulle strutture, ma alla fine i protagonisti sono loro”.
I sacrifici personali e la vita privata
Dietro questo percorso ci sono anche sacrifici personali. “Con la mia fidanzata non è sempre semplice. Ormai ci siamo abituati, ma partire e stare via tanto pesa sempre un po’”.
Una vita fatta di assenze, di periodi lontani da casa, di scelte che non tutti sono disposti a fare. “Arrivare qui richiede tanti sacrifici. Devi mollare l’estate, viaggiare continuamente, rinunciare a tanto ma le soddisfazioni che ho ripagano il sacrificio”. Ed è proprio da questa esperienza, fatta di fatica ma anche di grandi opportunità, che nasce il suo messaggio ai più giovani. “Oggi mancano gattisti qui in Valle, giovani che vogliono fare questo mestiere. È un lavoro duro, spesso poco valorizzato dall’esterno e anche poco pagato rispetto all’estero se dobbiamo dirla tutta, ed è normale che i giovani non siano sempre motivati”.
Eppure l’invito è a provarci. “Se qualcuno se la sente, è giusto che provi. Viaggiare, fare esperienza fuori, imparare da altri professionisti è fondamentale. Solo così si cresce, e questo anche nell’ottica di migliorare le stazioni sciistiche valdostane”. Un lavoro, quello di Victor, che resta dietro le quinte, ma che alle Olimpiadi come ogni notte sulle piste, è un tassello essenziale per trasformare la neve e renderla un palcoscenico perfetto per atleti e pubblico.

