Il viaggio di Gaia Spinella a Wuhan tra sport e cultura

Gaia Spinella ha partecipato alla "Wuhan Marathon élite University Race", una manifestazione sportiva nella città di Wuhan nell'ambito di un progetto universitario.
gaia spinella
Sport

La fine del 2019 ha segnato l’inizio di un periodo che ha cambiato la vita di tutti. A dicembre di quell’anno sono arrivati i primi pazienti affetti da un’infezione respiratoria anomala, seguiti dai lockdown, dalle mascherine, dal green pass e dalle restrizioni che hanno rappresentato uno spartiacque tra il prima e il dopo. Prima di quel periodo, pochi conoscevano il nome della città da cui tutto sembra essere partito: Wuhan. Un nome che ancora oggi viene inevitabilmente associato alla pandemia di Coronavirus.
Gaia Spinella, giovane studentessa di Saint-Vincent, iscritta al corso di chimica e tecnologie chimiche presso l’Università degli Studi di Torino, ha partecipato alla Maratona di Wuhan in Cina il 23 marzo 2025 insieme ad altri tre studenti: Michele Aimo, Andrea Bortolato e Isabella Caposieno. Il gruppo, accompagnato dal coach Riccardo Frati, ha rappresentato l’Università di Asti nella “Wuhan Marathon élite University Race, una manifestazione sportiva che coinvolge giovani provenienti da diverse università ed è considerata una competizione di rilievo in ambito scolastico. Due degli studenti hanno affrontato la maratona completa, mentre gli altri due hanno gareggiato nella mezza maratona.

Quando Gaia ha deciso di partecipare, non sapeva esattamente cosa aspettarsi. Ha sempre avuto la passione per la corsa e l’atletica, ma questa volta la sfida andava oltre il semplice traguardo dei 42,195 km. Era un viaggio in un altro continente, in una città dalla triste nomea, ma che si sarebbe rivelata un mondo nuovo, immenso e sorprendente.
Dopo aver aderito al bando dell’Università, si è ritrovata a preparare la valigia per un viaggio che prevedeva un doppio traguardo: la maratona e la laurea. La partenza per la Cina era infatti prevista pochi giorni prima della discussione della sua tesi di laurea.
“Conoscevo Wuhan solo per la pandemia e me l’aspettavo molto diversa, più piccola,” racconta Gaia. “Invece mi sono trovata davanti a una metropoli sconfinata, con palazzi altissimi e un’urbanistica quasi ripetitiva, che sembrava non finire mai.” La città, infatti, con oltre 11 milioni di abitanti, si è rivelata un luogo pieno di vita, con una forte attenzione per lo sport e per il benessere fisico.

Il primo impatto con la cultura cinese è stato affascinante e strano allo stesso tempo. “Essere occidentali a Wuhan significa essere osservati, fotografati, fermati anche solo per un saluto o per un selfie. Durante la corsa, la gente mi incitava, filmava, e ogni ‘batti cinque’ scatenava l’entusiasmo della folla. Erano molto incuriositi dalla nostra presenza perché, non essendo una città come Pechino, non è molto cosmopolita”.

Nonostante una preparazione limitata, dovuta agli impegni con la tesi e al lavoro come maestra di sci, Gaia ha affrontato la maratona con determinazione. “Per fortuna, ho sempre avuto una base di allenamento solida grazie all’atletica e allo sci. Non era la mia prima maratona, ma sapevo che sarebbe stata speciale, rispetto a quella corsa a Barcellona.” Il percorso della gara si è rivelato sorprendente: “A differenza di altre maratone, non c’erano tratti da percorrere avanti e indietro, ogni chilometro era una nuova scoperta e la folla, onnipresente, ha reso tutto ancora più emozionante.”
“La nostra delegazione italiana era ospitata in un hotel insieme agli atleti élite, e così ho avuto modo di condividere pasti e momenti con i top runner keniani e professionisti internazionali.” Il vero impatto con lo sport cinese è avvenuto quando ha visitato l’Università di Wuhan. “Ci siamo trovati davanti a un campus incredibile, con quattro piste di atletica, campi da basket, pallavolo, un campo da golf e strutture per la canoa e il canottaggio. Ci hanno trattati come dei VIP, facendoci ispezionare il percorso in pulmino e permettendoci di partire in prima fila accanto ai professionisti.”

 

Dopo la maratona, il tempo per visitare la città è stato poco, ma sufficiente per scoprire alcuni aspetti curiosi della vita a Wuhan. “La città è piena di macchine elettriche e persone che si spostano in bicicletta. Infatti, c’è un anello ciclabile di 15,5 km intorno al lago, sempre affollato di runner. C’è molta attenzione per lo sport e l’alimentazione, e la tendenza a preferire cibo fresco. Nei supermercati, ad esempio, il pesce è vivo: puoi scegliere e pescare direttamente quello che vuoi prima di acquistarlo.”
La barriera linguistica è stata uno degli ostacoli più difficili: “Pochissime persone parlano inglese, anche prendere un taxi è stata un’avventura. Abbiamo comunicato a gesti utilizzando Google Traduttore.”
Nonostante le difficoltà, Gaia è tornata da Wuhan con un bagaglio di emozioni e ricordi unici. “Non so se questa esperienza potrà aprire nuove collaborazioni universitarie, ma di sicuro ha aperto la mia mente. Ho visto un altro mondo, ho corso una maratona in un paese così lontano dal nostro e ho potuto vivere qualcosa che non dimenticherò mai.”

Con la medaglia della Maratona di Wuhan al collo e una laurea In chimica nella tasca, conseguita il giorno dopo il suo rientro dalla Cina, Gaia guarda ora al futuro con la consapevolezza che le migliori esperienze nascono quando si decide di partire, senza sapere esattamente cosa aspettarsi.

 

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