Dalla pista alla “panchina”: Bartolomeo Pala e l’Italia che scrive la storia

Dalla gavetta alla guida della Nazionale. La storia di Bartolomeo Pala, 46 anni di Courmayeur, direttore tecnico e capo allenatore della Nazionale di Skicross.
Bartolomeo Pala
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Ci sono discipline che si imparano a conoscere davvero solo grazie alle Olimpiadi, ma che sanno regalare fin da subito emozioni pure e scariche di adrenalina. È il caso dello skicross: partenze a quattro, contatti, salti, sorpassi al limite. E certo, a renderlo improvvisamente familiare al grande pubblico sono state due medaglie pesantissime che hanno arricchito il bottino azzurro, nella penultima giornata di gare.

Una doppietta storica quella di Simone Deromedis e Federico Tomasoni, la prima olimpica per l’Italia in una disciplina giovane ma spettacolare, entrata nel programma dei Giochi nel 2010 a Vancouver e nata alla fine degli anni Novanta negli Stati Uniti.

Dietro questo trionfo c’è il lavoro silenzioso di Bartolomeo Pala, 46 anni di Courmayeur, direttore tecnico e capo allenatore della Nazionale. “Abbiamo fatto la storia della disciplina in Italia e alle Olimpiadi – racconta –. È stata una doppietta fantastica. I ragazzi sono stati super, hanno fatto quello che sapevano fare fin dalle prime hit”.

Un successo che è il frutto di un lavoro di squadra, anche se lo skicross resta uno sport individuale. “Ringrazio tutto il team che ha reso possibile tutto questo: dagli ski man ai preparatori, ai fisioterapisti. È un lavoro di gruppo, sempre. Senza di loro non si va da nessuna parte”.

Bartolomeo Pala
Bartolomeo Pala

Dalla gavetta alla guida della Nazionale

La storia di Pala parte però da lontano. Il suo background è nello sci alpino, fino alla squadra giovanile. “Negli anni Duemila ho fatto un po’ di skicross. Poi mi è stata fatta la proposta di allenare le squadre giovanili. Ho fatto tanta gavetta per arrivare prima al ruolo di secondo allenatore e quindi oggi a quello di direttore tecnico e capo allenatore”.

Originario della Valle d’Aosta, dove vive a Courmayeur, Pala conosce bene le difficoltà di far crescere una disciplina che in Italia è partita in ritardo. “Siamo arrivati un po’ tardi con lo skicross. Vent’anni fa c’era persino un circuito nazionale che oggi non c’è più. Qualcosa si è interrotto, non è stato sviluppato. Paradossalmente c’era più movimento allora rispetto ad oggi”.

Attualmente la base della squadra è a San Pellegrino, dove esiste una pista dedicata e dove vengono organizzati i raduni. “Lì hanno investito su di noi e ci hanno fatto crescere. Oggi, di fatto, solo il comitato Trentino investe davvero sullo skicross”.

Eppure, sottolinea il tecnico, si tratta di una disciplina fondamentale anche in ottica formativa: “Se praticata a livello giovanile è propedeutica per lo sviluppo dell’atleta a lungo termine. Per i movimenti che richiede, per la gestione delle curve, delle traiettorie, del contatto con altri tre atleti, dei salti. La base è lo sci alpino: bisogna essere sciatori di alto livello, saper tirare curve e scivolare. È una scuola straordinaria”.

Quella attuale è la terza partecipazione olimpica: dal 2018 il gruppo è cresciuto costantemente. A Pechino erano presenti tre atleti, qui sei (tre uomini e tre donne). Nel 2023 sono arrivate anche medaglie mondiali con Deromedis, tra cui un bronzo e il podio nel team event. Anche atlete come Jole Galli si stanno facendo valere, segnale di un movimento che sta maturando.

Ma non c’è tempo per adagiarsi. “Lunedì partiremo per la Serbia per la Coppa del Mondo. Deromedis è secondo in classifica: su sette gare ci giochiamo qualcosa di importante. Dovremo mettere ancora tanto in campo e concludere al meglio la stagione”.

Dentro l’argento di Tomasoni c’è anche una storia personale toccante. Oggi ha gareggiato con un casco su cui era disegnato un sole, in ricordo della fidanzata Matilde Lorenzi, la sciatrice scomparsa nell’ottobre 2024. “Quello che ha passato Federico è qualcosa di duro, difficile. Sicuramente il destino l’ha portato fin qua. Qualcuno l’ha aiutato, per chi ci crede”.

Le medaglie verranno festeggiate tra poche ore. “Siamo appena arrivati in camera, tempo di una doccia e poi andremo a festeggiare”. Ma al di là della celebrazione, per Pala resta una speranza: “Spero che questo oro avvicini ancora più giovani alla disciplina e che si decida di investire anche in Valle d’Aosta, dove faccio fatica a promuoverla”.

Bartolomeo Pala
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