“La guida deve conoscere il territorio”: la Valle d’Aosta boccia il concorso nazionale

12.190 candidati in tutta Italia, soltanto 230 idonei. Il flop del concorso nazionale per guide turistiche commentato da Elisabetta Converso del Collegio dei Referenti della Federazione Guide Turistiche Valle d’Aosta.
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Turismo

La Valle d’Aosta è senza nuove guide turistiche abilitate da quasi un decennio, e l’ultimo concorso, il primo a livello nazionale, non sembra aver invertito la tendenza. In base alle informazioni in possesso del Collegio dei Referenti della Federazione Guide Turistiche Valle d’Aosta un candidato valdostano si è presentato il 18 novembre scorso alla prova e non l’ha superata. Non è l’unico. La stessa sorte è toccata a 12.190 candidati in tutta Italia. Il quiz preselettivo ha visto infatti soltanto 230 idonei.

A Torino, sede d’esame per i candidati valdostani, è stato promosso appena il 3,6% dei partecipanti, pari a 68 persone: nonostante ciò, è risultata la sede con il maggior numero di promossi.

La prova prevedeva 80 domande a risposta multipla su un vastissimo programma. “Fra le possibili domande relative alla Valle d’Aosta, ve n’erano due: una sul Lago Blu di Cervinia e l’altra sul sito di Champrotard” racconta Elisabetta Converso del Collegio dei Referenti della Federazione Guide Turistiche Valle d’Aosta, sottolineando come “il difetto stia nel manico, cioè nella legge nazionale. Il problema  – spiega Converso – è pensare che possa esistere un professionista con competenze così vaste da coprire tutto il territorio italiano. È un’impostazione che non regge: è inimmaginabile che chi desidera operare in un determinato ambito debba preparare un esame enciclopedico per poter condurre gruppi in luoghi molto diversi tra loro. Noi difendiamo l’idea che la guida turistica sia una figura specializzata sul territorio, non “di tutta Italia”. La qualità passa dalla conoscenza profonda del contesto, vissuto ogni giorno”.

In Valle d’Aosta l’ultimo concorso regionale risale a circa dieci anni fa. Prima, infatti, le guide venivano selezionate a livello provinciale o regionale e formate in modo specifico sul patrimonio culturale e artistico del territorio. Il patentino “a vita” consentiva di esercitare esclusivamente nell’area di abilitazione.

Nel 2023 la svolta: la riforma nazionale con il passaggio da una competenza territoriale a una nazionale.
“Questo concorso non si è rivelato davvero attrattivo per chi desidera operare in modo specifico sul territorio – prosegue Converso – perché era fortemente nozionistico. Visto l’elevato numero di domande, una selezione drastica era inevitabile, ma resta un’impostazione che considero una follia”.

La federazione valdostana conta una sessantina di soci. “Esistono molti abilitati che non esercitano, ma la Regione non ci ha mai fornito numeri ufficiali”, sottolinea Converso.

Eppure il bisogno di guide turistiche è evidente, soprattutto alla luce della crescita del turismo, anche internazionale. “Il territorio ha bisogno di professionisti preparati, consapevoli delle dinamiche locali e delle prospettive del mercato globale”. Guide capaci, inoltre, di parlare più lingue. “L’inglese resta un requisito imprescindibile, ma oggi la guida deve possedere una preparazione più ampia: l’offerta turistica non si limita alla divulgazione culturale, ma include anche aspetti commerciali, organizzativi e relazionali. Chi riesce a stare sul mercato è spesso chi mette in campo competenze più complete”.

Come accade in altre professioni del turismo, ad esempio quella dei maestri di sci, anche la guida turistica spesso affianca questa attività ad altri lavori. “Esiste un problema di percezione della professione. Nell’immaginario collettivo appare molto attraente, ma è un lavoro impegnativo. È una professione onorevole, ma non garantisce automaticamente redditi elevati.”

Il collegio regionale ha seguito l’intero iter della legge nazionale, dialogando anche con il governo regionale. “Abbiamo assistito a tutto il percorso e oggi ne subiamo le conseguenze: decisioni spesso calate dall’alto, accelerate anche dal contesto dei fondi PNRR. Per questo continuiamo a ribadire che la strada giusta è la valorizzazione della specializzazione territoriale”.

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