Buon San Valentino: l’amore al cinema

Oggi si festeggia l’amore. In questa puntata della rubrica, vi consigliamo sei titoli per San Valentino, tra dramma, musical, viaggi onirici e vendette inaspettate.
Se mi lasci di cancello di Michel Gondry
Incontri ravvicinati con AIACE

In questa puntata della rubrica, vi consigliamo sei film da vedere il giorno di San Valentino, tra dramma, musical, viaggi onirici e vendette inaspettate.

“Se mi lasci di cancello” (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) di Michel Gondry, disponibile su MUBI

USA, drammatico, 2004

«La signorina Kruczynski non era felice e desiderava voltare pagina. Noi offriamo questa possibilità».

Se esistesse una procedura medica in grado di obliterare il dolore per la fine di un amore, molti di noi, probabilmente, sceglierebbero di seguire le orme dei protagonisti di questa meravigliosa pellicola sulle fragilità sentimentali. Se mi lasci ti cancello – titolo infelice imposto dalla distribuzione italiana all’originale, e ben più evocativo, Eternal Sunshine of the Spotless Mind – è l’analisi frammentaria e non lineare della turbolenta relazione sentimentale tra Joel Barish (Jim Carrey) e Clementine Kruczynski (Kate Winslet).

Lei, vulcanica e impulsiva; lui, introverso e riflessivo. Due caratteri antitetici uniti da un legame tanto profondo quanto precario, eroso quotidianamente da dubbi e divergenze che scavano un solco incolmabile. Una deriva emotiva che spinge entrambi alla decisione radicale: eliminare dalla propria mente ogni traccia del partner grazie alla tecnologia rivoluzionaria della clinica Lacuna Inc. Tra segmenti del presente e ricordi del passato, assistiamo allo sgretolamento di un rapporto reso con incredibile raffinatezza poetica dalla penna di Charlie Kaufman (già autore dei visionari Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee). In sinergia con l’estetica eclettica del regista Michel Gondry, Kaufman confeziona un autentico gioiello del cinema, giustamente premiato con l’Oscar alla miglior sceneggiatura originale nel 2005.

Saremmo davvero disposti a sacrificare ogni ricordo della relazione più significativa della nostra vita, bello o brutto che sia? È realmente possibile sradicare dalla coscienza i momenti che hanno plasmato la nostra esistenza? Amare significa essere vulnerabili, consegnare all’altro il potere di ferirci, accettando il rischio del dolore come condizione necessaria per una connessione reale e trasformativa. È a questa consapevolezza che, infine, arrivano Joel e Clementine: la comprensione che dimenticare non è la soluzione.

Si ama perché non si può farne a meno; si ama a dispetto di tutto, anche quando ne si intravede la fine. L’amore è una forza talmente dirompente che può infrangere persino le barriere della rimozione forzata. Con un perfetto equilibrio tra incanto e disincanto, il film di Gondry ci sussurra che, a prescindere dall’esito, sentire significa, innanzitutto, vivere.

SECONDO AMORE di Douglas Sirk, disponibile presso la Biblioteca Regionale di Aosta

USA, melodramma, 1955

Secondo amore di Douglas Sirk
Secondo amore di Douglas Sirk

In una piccola cittadina statunitense degli anni Cinquanta il pettegolezzo fomenta le ostilità contro una ricca vedova (Jane Wyman) che si è innamorata del suo giardiniere (Rock Hudson), molto più giovane di lei. Il più imitato dei melodrammi di Sirk dai registi cinefili (recuperate La paura mangia l’anima di R. W. Fassbinder e Lontano dal paradiso di Todd Haynes, che riadattano lo schema narrativo e i colori in chiave razziale) è l’essenza del melodramma come emersione di un qualcosa – l’amore – radicato nel e ostacolato dal contesto che gli amanti devono abitare. Se Almodóvar è l’elevazione parossistica di questo schema di segreti e svelamenti, Sirk ne è uno dei massimi autori. Perché se dal conflitto tra personaggi e ambiente (o spazio/tempo, passato/presente, ecc.) si origina la narrazione, dal conflitto stilistico tra classico e moderno prende vita una modalità – il mélo – che è contemporaneamente dentro e fuori dal canone. Non si tratta semplicemente di ribadire che weepies come questo o Lo specchio della vita “sono molto più di storie d’amore travagliate”; se tali opere hanno conosciuto una profonda rivalutazione è perché – un po’ come il noir – agiscono sulla soglia tra due poli, espongono alla luce del sole le increspature formali e sociali di un’epoca e di un paese.

Così, dall’amore impossibile tra due membri di classi e età incompatibili si configura l’idea di un cinema che fa dialogare intrattenimento (la lacrima, direbbe Linda Williams) e autoriflessività. Da qui il rifiuto continuo della donna di vedersi nelle cianfrusaglie di una società che stordisce con i suoi sogni preconfezionati, ma gerarchizza i rapporti umani: la protagonista è continuamente inquadrata in oggetti-schermi che ne riflettono il volto, vanitas come le toilette di bellezza, lucidi pianoforti e, soprattutto, un piccolo televisore, allegoria della solitudine. Nel momento in cui lei si contempla “in quanto immagine” riflessa sulla TV, prende coscienza di essere isolata, prigioniera di gabbie materiali e sociali, rifiutando di riconoscersi in quel soggetto (uno stadio dello specchio ribaltato?). E il film non può che chiudersi su una finestra che incornicia un meraviglioso e fintissimo paesaggio idilliaco, non contaminato dalla civitas. Ma, per quanto illusorio, almeno in questo schermo c’è spazio per due.

MOULIN ROUGE di Baz Luhrmann, disponibile su Disney +

Musical drammatico, 2001

Verità, Bellezza, Libertà, Amore! Questi sono i valori Bohemienne in cui credono gli artisti del Moulin Rouge e rappresentano il cuore di tutto il film. Moulin Rouge! è un film ambientato a Parigi, alla fine dell’Ottocento. La storia parla di Christian (Evan McGregor), un giovane scrittore che arriva in città pieno di sogni, e di Satine (Nicole Kidman), la star del locale Moulin Rouge, famosa per la sua bellezza e il suo talento. I due si incontrano quasi per caso e si innamorano subito, ma il loro amore è difficile fin dall’inizio. Satine infatti non è davvero libera: deve pensare al successo del locale e alle persone potenti che decidono per lei, mentre Christian crede solo nell’amore e nei sentimenti veri.

L’atmosfera del film è molto intensa e particolare, piena di musica, balli e colori forti, che rendono tutto spettacolare e quasi irreale. Allo stesso tempo, però, si sente sempre una nota di tristezza. Un contrasto che rende il film emozionante e fa entrare lo spettatore nella storia. Il messaggio del film è che l’amore va oltre tutto: oltre il denaro, le regole e le aspettative degli altri. Anche quando fa soffrire, l’amore rimane la cosa più importante, perché dà senso alla vita e rende le persone davvero vive. Amare davvero qualcuno è un rischio, ma che vale la pena correre.

UN LUNGO VIAGGIO NELLA NOTTE di Bi Gan, disponibile su MUBI

Cina, romantico/mistero, 2018

Nel 2015, il cinema orientale ha regalato al mondo un gioiello prezioso dal titolo “Kaili Blues”. Il regista della pellicola Bi Gan sfruttò la sua città natale, Kaili, per immergere lo spettatore in un viaggio onirico e psicologico dalle tinte felliniane. Il successo ottenuto dalla pellicola gli ha poi dato la possibilità di continuare ad approfondire il concetto di memoria e di scorrere del tempo nel 2018 grazie a “Un lungo viaggio nella notte”. Il film narra la storia di Luo Hongwu che, dopo 12 anni torna a Kaili in cerca di una donna con cui ebbe una relazione poiché mai in grado di dimenticarla. Bi gan sfrutta nuovamente la città di Kaili per raccontare un viaggio, non nel senso classico e tipico del “road movie”, quanto più di un’esperienza prettamente mentale. La pellicola può essere divisa in due parti. Durante la prima parte, lo spettatore viene travolto dai ricordi del protagonista che si mescolano, e si confondono, col presente. Bi gan rimane volutamente ambiguo per dare allo spettatore una sensazione di spaesamento simile a quando non ci si ricorda bene cosa è avvenuto nel passato. La regia di Bi Gan è volutamente elegante, lineare e statica, riuscendo a riprodurre la sensazione esatta di un’immagine mentale.

Nella seconda parte del film, subentra la genialità del regista. Il protagonista si addormenta, e con lui anche la regia diventa un sogno grazie a un piano sequenza di 59 minuti che segue lo spettatore come una mosca. I sogni sono spesso il riflesso dell’inconscio e, questo, Bi Gan lo sa molto bene. Dettagli facilmente non notabili della prima parte diventano il fulcro della seconda, riuscendo a riflettere la psiche del protagonista in modo studiato e intelligente. Lou Hongwu è un uomo solo e tormentato dal ricordo di una donna che ha amato e che vuole ritrovare e spera in un riavvicinamento poiché confuso dal bisogno umano di affetto. Spesso e volentieri idealizziamo persone del passato solo per come ci trattavano e questo porta spesso ad avere ricordi manipolati: Hongwu ne è l’esatto esempio. Bi Gan non è un regista semplice; si prende tutto il tempo che vuole per immergere lo spettatore in viaggi onirici degni dei suoi idoli  Fellini e Tarkovskj, ma dal momento in cui si entra in simbiosi con la sua poetica e il suo modo di fare cinema, diventa inconfutabile pensare che il regista di Kaili Blues sia uno dei migliori autori a livello mondiale e “Un lungo viaggio nella notte” ne è una conferma.

QUESTIONE DI TEMPO di RIchard Curtis, disponibile su Now Tv e a noleggio

Gran Bretagna, 2013, commedia sentimentale

Questione di tempo è uno di quei film che ti sorprendono mentre credi di sapere già dove andranno a parare. Parte come una commedia romantica con un’idea high concept – i viaggi nel tempo come trucco narrativo – e finisce per essere un racconto delicato sulla quotidianità dell’amore, su quanto sia straordinario ciò che di solito consideriamo normale. Richard Curtis costruisce un romanticismo che non vive di grandi gesti o di colpi di scena, ma di routine condivise, errori ripetuti e piccoli aggiustamenti emotivi. Il cuore romantico del film non sta nella possibilità di cambiare il passato, ma nell’accettazione del presente. Tim e Mary non sono una coppia ideale: sono due persone imperfette che imparano a scegliersi ogni giorno, e proprio questa dimensione concreta rende il loro legame credibile e toccante. Curtis lavora sulla tenerezza senza scivolare nella melassa, alternando umorismo british e momenti di malinconia che arrivano quasi di sorpresa.

Il romanticismo qui è uno sguardo: è la decisione consapevole di vivere ogni momento come se fosse unico, anche quando sembra banale. E quando il film si allarga ai rapporti familiari, il discorso sull’amore diventa ancora più profondo, trasformando la storia sentimentale in una riflessione universale sul tempo che passa e su come scegliamo di abitarlo. Un film dolce, sincero, e disarmante nella sua semplicità emotiva.

WILD LOVE di Paul Autric, Quentin Camus, Léa Georges, Maryka Laudet, Zoé Sottiaux, Corentin Yvergniaux, disponibile su Vimeo e Youtube

Francia, 2019, commedia, cortometraggio animato (sconsigliato minori di 12 anni)

Alan e Beverly si stanno godendo un romantico week end in montagna ma, presi dal loro travolgente amore, non si rendono conto di aver accidentalmente causato la morte di un’innocente marmotta. Le sue compagne non intendono perdonare questo orrendo crimine e il loro amore nulla potrà contro un esercito di marmotte assetate di sangue e vendetta. Un dissacrante e spassoso cortometraggio animato frutto del lavoro di un gruppo di studenti dell’Ecole des Nouvelles Images di Avignon. Perfetto per tutti coloro che non sono in vena di smancerie a San Valentino (e che non si impressionano facilmente, le marmotte qui decisamente non perdonano).

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