Sorrentino torna al cinema con “La Grazia”, riflessione sul potere e le mancanze di un uomo solo

Dopo l’anteprima a Venezia, “La Grazia” di Paolo Sorrentino è arrivato al cinema. In questa puntata della rubrica, Carlotta De Gattis ci guida alla scoperta di questo nuovo capitolo nella carriera del regista napoletano.
Toni Servillo ne La Grazia di Sorrentino foto di Andrea Pirrello
Incontri ravvicinati con AIACE

“La Grazia”, ultimo film di Paolo Sorrentino presentato all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è arrivato nelle sale. Sorrentino torna a raccontarci di un personaggio della politica italiana, Mariano De Santis (Toni Servillo), in un film biografico. Anche qui, non ci troviamo di fronte a un’opera che illustra le complesse dinamiche della politica, ma di una storia romanzata che vuole comprendere i sentimenti più privati degli uomini, in questo caso il rapporto privato del presidente con la figlia.

Un approccio presente anche in altri due film con interprete Servillo: “Il divo”, storia del primo ministro Giulio Andreotti narrata attraverso i suoi diari, e “Loro”, dittico del 2018 in cui Sorrentino non intendeva solo narrare gli anni della crisi berlusconiana, ma andare più in profondità, illustrando aspetti più intimi come la capacità del protagonista di camuffare con una comicità di facciata una profonda fragilità identitaria e il fallimento del matrimonio con Veronica Lario (Elena Sofia Ricci).

Loro Sorrentino
“Loro” di Paolo Sorrentino

Sorrentino ci aveva lasciati con “Parthenope” (2024), con protagonista omonima una ragazza napoletana (Celeste Dalla Porta) dall’irresistibile fascino, sua fortuna e condanna allo stesso tempo, raffigurata come un essere mitologico. Un nome che riprende quello della famosa sirena che, datasi la morte dopo aver fallito nel tentativo di conquistare Ulisse, venne ritrovata nei pressi di Napoli e diede vita alla città.  Nel film, Sorrentino descrive la sua Napoli attraverso una donna che, come la città, si presenta colma di contraddizioni, sempre in bilico tra sacro e profano. Il capoluogo campano è nuovamente protagonista in “È stata la mano di Dio”, la sua opera più autobiografica in cui, oltre a inserire elementi del folklore napoletano come la figura del “munaciello”, il regista si apre completamente e rivive ancora una volta la morte dei genitori avvenuta a Roccaraso a causa di una perdita di monossido di carbonio.

Esperienza che ha influenzato a tal punto la sua vita da divenire sempre arte, in film che raffigurano personaggi privati delle figure genitoriali o incapaci di rivestirla. In questo, i protagonisti dei suoi film rappresentano, almeno parzialmente, dei suoi alter ego. Sono uomini incapaci di crescere e che, mai realmente diventati adulti, guardano al passato con malinconia. Un altro esempio è Cheyenne (Sean Penn) di “This Must Be the Place” che, ormai cinquantenne, continua a truccarsi e a vestirsi come in adolescenza. Personaggi soli che cercano un posto nel mondo e spesso si nascondono dietro maschere per non mostrare le loro reali insicurezze. Sebbene il cinema di Sorrentino possa essere considerato barocco e atto alla ricerca costante della bellezza, rimane in ogni caso una fonte di riflessione, ricolma di sentimento.

La grazia

“La Grazia” si apre con una scena che funge da presentazione indiretta del protagonista. Il film si origina sul testo dell’’articolo 87 della costituzione italiana, che illustra i doveri del Presidente della Repubblica. Toni Servillo, attore feticcio di Sorrentino dal 2001 con “L’uomo in più”, interpreta Mariano De Santis, presidente fittizio ispirato a Cossiga, Scalfaro e Mattarella, che ci appare, come di consueto nei protagonisti sorrentiniani, malinconico. La sua vita è infatti regolata dal ricordo della moglie defunta che lui percepisce come un essere evanescente e divino. È un Presidente ormai stanco del suo mandato, che avverte le mura del Quirinale come una prigione. Mariano appare “oppresso dalle responsabilità”, come lo definisce la sua amica Coco Valori: è sempre esitante nel prendere decisioni, per paura di compiere una scelta sbagliata. Sembra quasi prosciugato dalla vita; il risultato è una profonda rigidità che, non a caso, gli vale il soprannome di “cemento armato”. Questa rigidità è ulteriormente sottolineata dalla sua continua ricerca della Verità nelle cose, un aspetto a cui, secondo il suo corazziere, attribuisce un’importanza eccessiva.

Il film è costruito su una costante contrapposizione tra verità e immaginazione. I due piani finiscono spesso per confondersi nelle scene che rappresentano i momenti di straniamento del protagonista: accade, per esempio, quando De Santis entra in una sorta di trance in cui realtà e sogno si confondono, quando guarda il presidente portoghese entrare al Quirinale o osserva l’ingegner Giordano che fluttua nello spazio trasmettendogli un senso di leggerezza. Momenti uniti e sottolineati dalla stessa canzone,“Surf Rider” (Il est vilaine). Un altro brano ricorrente nel film è “Le bimbe piangono” di Marracash, appartenente a un genere musicale che si distacca sia dalle abitudini musicali del Presidente sia dalle consuetudinarie colonne sonore sorrentiniane. È un brano che De Santis scopre e inizia ad amare grazie alla figlia Dorotea (Anna Ferzetti), che, anch’essa giurista, lo ha accompagnato lungo tutto il suo mandato. Tra i due, almeno inizialmente, pare esista solo un legame professionale, per cui entrambi ammettono di non conoscere l’altro.

Tuttavia, una profonda tenerezza si evince dalla fiducia che De Santis ripone in sua figlia, non a caso è proprio a lei che affida i casi di grazia di cui tendenzialmente deve occuparsi da Presidente. È da qui che deriva il titolo “La Grazia”, la cui concessione passerà dall’essere considerata un peso all’essere concepita come un atto di fede. De Santis infatti arriverà a definirla la “bellezza del dubbio”: sarà proprio questo, insieme all’insistente domanda della figlia “Di chi sono i nostri giorni?” che lo spinge a firmare la legge sull’eutanasia, a definire la sua maturazione, liberandolo dall’indecisione e permettendogli di provare a fluttuare leggero come un astronauta.

 

2 risposte

  1. Secondo me è stato sponsorizzato da industrie del tabacco, nel film fumavan quasi tutti e di continuo, con primi e primissimi piani lunghissimi del Presidente mentre fuma.

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