“La Valle è rimasto l’unico paese occidentale con un Socialismo reale”

La neonata Associazione di cultura e azione politica 'Corvée' si presenta al pubblico con una serata di stretta attualità. In una sala dell'Hôtel des États gremita Lévêque, Giordano e Tamone hanno dibattuto sul tema “Spendere meno, spendere meglio".
La serata organizzata dall'Associazione Corvée "Spendere meno, spendere meglio"
Politica

Buona la prima, come si suol dire. La neonata Associazione di cultura e azione politica Corvée si presenta al pubblico, da subito, con la livrea, delle grandi occasioni ed alla sua prima uscita, il dibattito all’Hôtel des États di Aosta dal titolo ‘Spendere meno, spendere meglio’ fa subito il pienone. Molti infatti i partecipanti, sia consiglieri (ed ex) regionali e comunali che attivisti politici e curiosi.

E lo fa con un tema di conclamata attualità, rivolgendo soprattutto la sua attenzione alle risorse pubbliche, riempiendo in ogni ordine di posto la sala comunale e presentandosi: “Siamo un gruppo di ‘irriducibili’ – ha spiegato Iris Morandi in apertura di dibattito – con un nome scelto perché beni comuni come la politica, la cultura e l’arte sono a servizio della comunità, gratuiti, e per il bene del cittadino, esattamente come le tradizionali corvées”.

Partecipano al dibattito Massimo Lévêque, docente di Scienza delle Finanze all’Università della Valle d’Aosta e Presidente Finaosta; Bruno Giordano ex Sindaco di Aosta ed ex Presidente del Cpel; e Massimo Tamone Sindaco di Etroubles fino a maggio scorso. A mediare gli interventi ci ha pensato invece l’editorialista della redazione aostana de La Stampa Enrico Martinet.

Spendere meno e spendere meglio, quindi, non solo come semplice analisi del periodo economico/finanziario regionale e nazionale, ma anche come spunto di dibattito alla ricerca di soluzioni nei confronti della finanza pubblica, vero rovello dell’attualità politico/amministrativa.
Ed è proprio dalla ‘ricerca di soluzioni’ che nasce questa prima serata imbastita da Corvée: “Le nuove tecnologie aiutano – esordisce Massimo Lévêque – e forniscono possibilità straordinarie e possibilità di produrre come la ‘telemedicina’ e la ‘sharing economy’ che ha tanti aspetti negativi ma anche risorse. Nuove modalità che stanno cambiando completamente le abitudini e producendo una ‘social innovation’, un nuovo modo di essere tessuto sociale per dare risposte più efficienti alla società. Se il pubblico non si rende conto per tempo che stanno emergendo queste innovazioni e non spende lì le risorse non obbligate rischierà di adottare misure sempre fuori dal tempo”.

Il rischio, neanche molto tra le righe, è che la Valle d’Aosta non stia al passo con i tempi che corrono: “Per venire fuori da questo periodo di difficoltà – ha aggiunto Bruno Giordano – bisogna mettere in piedi soluzioni e proporre delle priorità che sarebbe poi il compito della politica che deve sempre correre davanti alla società e non a traino, altrimenti è veramente solo un costo e nient’altro”. E dove deve guardare la politica? Ad una struttura ibrida pubblico/privata: “Bisogna riorganizzare il comparto pubblico valdostano – prosegue Giordano – riformando sistema di welfare e andando verso un sistema misto dove il ‘pubblico’ controlla ed il privato gestisce i servizi. Bisogna continuare su quella direzione. La Valle è rimasta effettivamente l’unico ‘paese’ occidentale con un ‘Socialismo reale’. Il ‘pubblico’ dovrebbe controllare, non gestire. Non ci sono altre alternative, sennò abbaiamo alla Luna”. Anche perché, sempre secondo Giordano: “Questa Regione ha dato benessere a tutti ma senza creare sviluppo. O il Pil cresce e tornano a crescere le risorse, anche perché abbiamo il riparto dei 10/10, o dobbiamo sperare in un ‘governo amico’ che ci restituisca i soldi delle accise, magari in dieci anni a 50 milioni l’anno, ma contando anche gli interessi”.

Crescita sulla quale insiste anche Lévêque: “La Regione ha bisogno di un tessuto economico sano per dare servizi ai cittadini, perché ormai il reticolo fra le persone e le imprese non è svincolato, e si deve ripartire un sistema in cui ciascuno rivede il proprio ruolo. Il futuro si gioca investendo sulla qualità della vita delle persone, sulla salute e su ammortizzatori sociali efficaci con tanto di strumenti di controllo contro gli sprechi per contrastare i ‘furbetti’ vari”.

Un po’ ‘fuori dal coro’ invece Massimo Tamone: “La riforma degli Enti Locali doveva essere qualcosa di completamente diverso rispetto al passato, mentre ha solamente complicato le cose e aumentato la burocrazia, andando verso una specie di ‘implosione gestionale’. Non deve essere più un tabù parlare di ‘fusione dei comuni’ o i riorganizzazione degli stessi perché oggi la gestione amministrativa è rimasta la stessa, nonostante le convenzioni tra comuni, e lavora ancora attraverso strutture vecchie e superate. È chiaro, ad esempio, che tre comuni associati, con un bilancio unico diventano di più facile gestione, anche per i servizi. Per me ‘riforma’ significa riformare veramente, con un cambio netto rispetto al passato”.

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