"Il futuro delle Regioni a Statuto speciale alla luce della riforma costituzionale" è stato il tema ieri di un seminario organizzato dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali, in collaborazione con l’Istituto di Studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie "Massimo Severo Giannini".
L’iniziativa intendeva presentare il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sulle problematiche concernenti l’attuazione degli Statuti delle Regioni ad autonomia speciale, con particolare riferimento al ruolo delle Commissioni paritetiche previste dagli statuti medesimi.
All’appuntamento erano presenti i Presidenti della Regione autonoma Valle d’Aosta, Augusto Rollandin, e del Consiglio Valle, Marco Viérin oltre ad una delegazione della prima Commissione consiliare "Istituzioni e autonomia", composta dal Presidente Joël Farcoz e dai Consiglieri Pierluigi Marquis e Laurent Viérin, oltre che l’assessore alle Attività produttive e politiche del lavoro, Raimondo Donzel.
"Negli oltre settanta anni di storia repubblicana, la Valle d’Aosta ha sempre declinato la sua “specialità” come la ricerca di soluzioni adeguate alle proprie particolarità, nell’ambito degli strumenti e degli spazi offerti dall’ordinamento – sottolinea in una nota il Presidente della Regione, Augusto Rollandin –. Le norme di attuazione sono un momento irrinunciabile per la nostra autonomia, anche per l’adeguamento del nostro ordinamento finanziario e dei rapporti con lo Stato in tale ambito. Purtroppo, però, non sono mancate le criticità, con il preoccupante risultato che progetti di decreti legislativi licenziati dalla Commissione paritetica, e sui quali il Consiglio regionale ha espresso il proprio parere favorevole, non giungono al Consiglio dei Ministri per la loro definitiva approvazione, a causa di resistenze prodotte dagli uffici ministeriali o peggio ancora che le norme – come quella relativa al trasferimento in materia di catasto dei terreni e di catasto edilizio urbano – rimangono inapplicate".
Il Presidente ha espresso poi soddisfazione sul "progetto di riforma costituzionale che conferma il riconoscimento delle specialità e si esprima nel senso che le Regioni a Statuto speciale e le Province autonome non dovranno necessariamente uniformarsi al nuovo Titolo V. "Un passo avanti è, poi, certamente stato compiuto con la previsione del principio dell’intesa – prosegue Rollandin – per la revisione degli Statuti, riconoscimento del “metodo pattizio”, che andrebbe sempre applicato nei rapporti tra lo Stato e le Autonomie speciali. L’individuazione di linee procedurali omogenee per lo sviluppo dei rapporti tra Stato e Regioni ad autonomia speciale può essere utile, ma il risultato non deve condurre a un’omologazione delle soluzioni concrete rispetto alle differenze che esistono in ogni “specialità”.
Sempre sulla riforma costituzionale, il Presidente del Consiglio regionale, Marco Viérin ha evidenziato la necessità che "si mantenga il termine “revisione” e non più “adeguamento” perché apre una sfida e ci dà la responsabilità di lavorare per “migliorare” e non “restringere” l’autonomia. Io credo che si dovrà riflettere sull’introduzione di una qualche possibilità di consultazione popolare in materia di modifica degli Statuti. Sembra evidente che l’ultima parola dovranno averla i cittadini dei territori interessati, come d’altronde si è previsto per l’attuale riforma costituzionale in atto".
